Un quadro di Leonardo in una banca svizzera

11 Febbraio 2015

La procura di Pesaro sequestra il dipinto “Ritratto di Isabella d’Este”. Sgarbi è scettico: è una crosta

PESARO. Era nel caveau di una banca privata in Svizzera, avvolta in una carta bianca, l'opera per decenni cercata dagli esperti d'arte: il ritratto a olio di Isabella d'Este, la testa cinta da una corona e in mano un ramo di palma a mo’ di scettro, attribuito a Leonardo da Vinci, di cui esisteva finora un disegno preparatorio esposto al Louvre. L'hanno trovato i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico e la Guardia di finanza di Pesaro, che ieri hanno sequestrato la tela insieme alla polizia svizzera. Dietro il rinvenimento del quadro si ipotizza un vero e proprio giro di opere d'arte verso la Svizzera, e da qui verso collezioni private disposte a spendere decine di milioni per acquistare dipinti esclusivi, come ha lasciato intendere, ieri mattina, in una conferenza stampa il procuratore di Pesaro Manfredi Palumbo accennando a particolari «agghiaccianti» di cui però non ha voluto dare conto.

Una settantina le persone indagate, tutte del Pesarese, tra cui due avvocati, uno di Fano, quello su cui avevano messo gli occhi gli investigatori dopo aver avuto una “dritta” secondo cui il legale aveva ricevuto il mandato a vendere il quadro per non meno di 95 milioni.

Siamo nell'agosto 2013. I carabinieri appurano che il quadro è stato esportato clandestinamente e che si trova nel caveau di una banca. La Procura fa una richiesta urgente di rogatoria internazionale cui l'autorità giudiziaria di Lugano dà immediata esecuzione. Ma quando arrivano, gli investigatori trovano il caveau vuoto: il quadro è stato prelevato dai proprietari e portato altrove. Ma in ottobre il Ritratto di Isabella rispunta in un servizio esclusivo del magazine del Corriere della Sera, Sette, che lo trova e pubblica una lettera del professor Carlo Pedretti, massimo esperto di Leonardo, ai proprietari: «Nell'ottobre del 1514 Isabella D'Este veniva alloggiata in Vaticano, ospite dello stesso papa e di Giuliano dè Medici, per cui è impensabile che non abbia voluto rivedere Leonardo (lo aveva ospitato quando Leonardo era fuggito da Milano in seguito all'invasione dei francesi nel 1499 e gli aveva strappato la promessa di un ritratto). Di qui l'origine di questo eccezionale dipinto nel quale non esito a riconoscere l'intervento di Leonardo particolarmente nella parte del volto».

Una volta rientrato in Italia il quadro sarà sottoposto a una serie di analisi. Ma il critico d'arte Vittorio Sgarbi non ha dubbi fin d'ora: un dipinto «da porta Portese inventato da Pedretti, una crosta, di qualità modestissima, opera di un peracottaro che l'ha dipinto almeno 50 anni dopo e che vale al massimo 2000 euro», mentre stava per essere venduto per 120 milioni.

Molto cauto lo storico e critico dell'arte Alessandro Vezzosi: «Non ho visto l'opera, ma in base alla documentazione che in parte circolava non ci sono elementi per un'attribuzione certa».

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