Una nuova vita per “I promessi sposi”

5 Settembre 2022

Negli Usa esce la traduzione dell'italianista Moore, mentre in Italia si gira una serie tv

NEW YORK. I Promessi Sposi si preparano a una nuova vita oltre l'Atlantico: sta per uscire negli Usa, il prossimo 13 settembre, la nuova traduzione americana dell'italianista Michael Moore che ha già fatto conoscere ai lettori americani i libri di Calvino, Moravia e Primo Levi, ma anche Erri De Luca, Sandro Veronesi e Nicola Gardini. Nuova vita anche per i personaggi: lo Sfregiato, uno dei bravi di Don Rodrigo, diventa nella rinnovata versione del romanzo di Alessandro Manzoni Scarface, come il gangster interpretato da Al Pacino nell'omonimo film di Brian de Palma, mentre Tira-dritto, un altro degli sgherri al soldo del signorotto lecchese che si oppone alle nozze tra Renzo e Lucia, prende il nomignolo di Straight shooter e l'Innominato, personaggio ispirato a Francesco Bernardino Visconti, si cela dietro il nome di The nameless one. «Una doppia prova d'amore», è la risposta che il traduttore dà a chi gli chiede chi gliel'abbia fatto fare, dieci anni fa, di imbarcarsi nell'impresa di traghettare The Bethrothed nel ventunesimo secolo: amore verso la lingua italiana che Moore ha studiato all'università (il suo PhD fu su Petrarca) e poi vivendo e lavorando in Italia, tra Milano e Como. Ma anche verso l'americano che, spiega, «non è vero che non abbia eloquenza». Moore per anni è stato interprete della Rappresentanza permanente italiana all'Onu e di diversi vip italiani del mondo della cultura di passaggio a New York ed è così attaccato a questo concetto che ha preteso dalla Modern Library di Random House che la sua versione dei Promessi Sposi, quando uscirà in Gran Bretagna, sia identica a quella pubblicata negli Usa.
Il romanzo in Italia si insegna a scuola, ma in America è semisconosciuto. La traduzione «sarà una pietra miliare per la letteratura», ha scritto Jumpha Lahiri nella prefazione al lavoro «da certosino» di Moore, che promette di dare a un classico della letteratura italiana il posto che merita accanto ad altri grandi romanzi internazionali dell'Ottocento. La pubblicazione di The bethrothed colma un vuoto importante: «Di Dante esce una traduzione all'anno», osserva Moore. «L'ultima di Manzoni risale a cinquant’anni fa». Come aggiornare dunque un testo dal periodare lungo e complesso, frutto a sua volta di una “autotraduzione” dell'autore fatta dopo aver «risciacquato i panni in Arno»? Armato di dizionari per cercare la prima volta che veniva usata ogni parola, Moore ha scelto di «scrivere nell'inglese standard della nostra era più democratica, senza però scivolare in usi troppo contemporanei» per rispettare lo spirito del testo: «A differenza di Walter Scott che usò per Ivanohoe un inglese arcaico, Manzoni voleva che la sua prosa fosse moderna».
In Italia intanto il romanzo di Renzo e Lucia tornerà in tv l'anno prossimo per la terza volta, dopo la versione del 1967 che fece epoca, di Sandro Bolchi, con Paola Pitagora e Nino Castelnuovo, e quella del 1987 di Salvatore Nocita, con Alberto Sordi indimenticabile Don Abbondio, Burt Lancaster, Franco Nero e Danny Quinn. Sarà una serie in otto puntate scritta dal Premio Strega Francesco Piccolo con Giulia Calenda e Ilaria Macchia, lo stesso gruppo autore per La Storia da Elsa Morante che sta realizzando Francesca Archibugi. Sul set nel 2023, spiega il produttore Roberto Sessa,«sarà una versione certamente filologica di Manzoni, ma allo stesso tempo molto moderna e saprà parlare anche alle nuove generazioni».
Anche per Moore (autore tra l’altro dei sottotitoli inglesi di film come Cristo si è fermato a Eboli di Rosi e Senso di Visconti) la storia si presta bene a un trattamento cinematografico. Magari con George Clooney? «Mi piacerebbe che almeno lo leggesse», auspica Moore a proposito dell'attore da due decenni una figura fissa nelle estati del Lago di Como.