Una vita pericolosa dall’esercito alla clandestinità
Gilberto Malvestuto è nato a Sulmona il 17 aprile 1921. Ultimo ufficiale in vita della Brigata Maiella. Ufficiale al Merito della Repubblica italiana e combattente per la libertà, Malvestuto è stato...
Gilberto Malvestuto è nato a Sulmona il 17 aprile 1921. Ultimo ufficiale in vita della Brigata Maiella. Ufficiale al Merito della Repubblica italiana e combattente per la libertà, Malvestuto è stato insignito di Croce di guerra al Valore Militare per la sua condotta nella Guerra di Liberazione, suggellata dall’ingresso trionfale nella città di Bologna all’alba del 21 aprile 1945, quattro giorni dopo il suo 24esimo compleanno, primo italiano tra i soldati degli eserciti Alleati.
Ha frequentato l’istituto magistrale a Sulmona insieme a Leda Cominis, la donna con la quale avrebbe poi condiviso la vita e gli ideali socialisti. L’8 settembre del ’43 è a Montepulciano Scalo, appena nominato sottotenente, per l’espletamento del servizio di prima nomina. Attorno al 12-13 settembre arriva l’autorizzazione ad abbandonare il presidio. Con altri ufficiali rimasti in zona e una licenza straordinaria “in attesa di disposizioni”, Malvestuto si mette in viaggio per rientrare in Abruzzo dove passa, alla macchia, i nove mesi successivi.
Quando nel giugno del 1944 la Banda Patrioti della Maiella valica il massiccio omonimo e dilaga nella vallata peligna mettendo fine all’occupazione nazi-fascista, Gilberto sceglie per la seconda volta la strada della ribellione con l’adesione alla Resistenza. La sua è di nuovo una scelta morale: a 23 anni avrebbe potuto tornare a vivere liberamente, avendo intanto sostenuto e vinto un concorso pubblico nazionale per la qualifica di alunno d’ordine di stazione. Eppure decide di combattere per la “liberazione dei fratelli del Nord”, aderendo all’appello lanciato da Ettore Troilo, a cui resterà legato, anche nel dopoguerra, in un rapporto di stretta collaborazione basato su una profonda stima reciproca.
Dalla fine di ottobre 1944 prende parte ai combattimenti sostenuti in Romagna e in Emilia per la liberazione di Monte Castellaccio, Brisighella, Monte Mauro, Monte della Volpe, Monte della Siepe. Alla testa della sezione Mitraglieri libererà Bologna intanto insorta contro le forze tedesche e fasciste il 21 aprile 1945. Tra le pagine più dolorose del suo Diario di guerra, la perdita di Oscar Fuà, studente diciassettenne di Sulmona, caduto a Brisighella e quella del Capitano Mario Tradardi, la mattina del 17 dicembre 1944 a monte Mauro, di cui Malvestuto vorrà portare il feretro a spalla.
Tra le pagine più luminose, la solidarietà della popolazione di Modigliana, che lo ospita con i Maiellini la notte di Natale del 1944 e quella dei Bolognesi, di cui ha sempre ricordato il festoso abbraccio al termine della lunga avanzata lungo la Via Emilia. La terza ribellione nei 100 anni di Gilberto Malvestuto è quella profusa nell’impegno e nella testimonianza civile, soprattutto in veste di Presidente e membro del Direttivo dell’Istituto Abruzzese per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea, e come autore del libro “Sulle ali della memoria per non dimenticare” che raccoglie le pagine del suo diario di guerra dal novembre 1944 al 1 febbraio 1945. (c.l.)
Ha frequentato l’istituto magistrale a Sulmona insieme a Leda Cominis, la donna con la quale avrebbe poi condiviso la vita e gli ideali socialisti. L’8 settembre del ’43 è a Montepulciano Scalo, appena nominato sottotenente, per l’espletamento del servizio di prima nomina. Attorno al 12-13 settembre arriva l’autorizzazione ad abbandonare il presidio. Con altri ufficiali rimasti in zona e una licenza straordinaria “in attesa di disposizioni”, Malvestuto si mette in viaggio per rientrare in Abruzzo dove passa, alla macchia, i nove mesi successivi.
Quando nel giugno del 1944 la Banda Patrioti della Maiella valica il massiccio omonimo e dilaga nella vallata peligna mettendo fine all’occupazione nazi-fascista, Gilberto sceglie per la seconda volta la strada della ribellione con l’adesione alla Resistenza. La sua è di nuovo una scelta morale: a 23 anni avrebbe potuto tornare a vivere liberamente, avendo intanto sostenuto e vinto un concorso pubblico nazionale per la qualifica di alunno d’ordine di stazione. Eppure decide di combattere per la “liberazione dei fratelli del Nord”, aderendo all’appello lanciato da Ettore Troilo, a cui resterà legato, anche nel dopoguerra, in un rapporto di stretta collaborazione basato su una profonda stima reciproca.
Dalla fine di ottobre 1944 prende parte ai combattimenti sostenuti in Romagna e in Emilia per la liberazione di Monte Castellaccio, Brisighella, Monte Mauro, Monte della Volpe, Monte della Siepe. Alla testa della sezione Mitraglieri libererà Bologna intanto insorta contro le forze tedesche e fasciste il 21 aprile 1945. Tra le pagine più dolorose del suo Diario di guerra, la perdita di Oscar Fuà, studente diciassettenne di Sulmona, caduto a Brisighella e quella del Capitano Mario Tradardi, la mattina del 17 dicembre 1944 a monte Mauro, di cui Malvestuto vorrà portare il feretro a spalla.
Tra le pagine più luminose, la solidarietà della popolazione di Modigliana, che lo ospita con i Maiellini la notte di Natale del 1944 e quella dei Bolognesi, di cui ha sempre ricordato il festoso abbraccio al termine della lunga avanzata lungo la Via Emilia. La terza ribellione nei 100 anni di Gilberto Malvestuto è quella profusa nell’impegno e nella testimonianza civile, soprattutto in veste di Presidente e membro del Direttivo dell’Istituto Abruzzese per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea, e come autore del libro “Sulle ali della memoria per non dimenticare” che raccoglie le pagine del suo diario di guerra dal novembre 1944 al 1 febbraio 1945. (c.l.)
