“Uno nessuno e centomila” a Orsogna con Lo Verso eroe pirandelliano

6 Marzo 2022

ORSOGNA. «La storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita partendo da un dettaglio, minimo, insignificante. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’e...

ORSOGNA. «La storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita partendo da un dettaglio, minimo, insignificante. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno. I dubbi di un’esistenza si dipanano intorno a un particolare fisico. Le maschere della quotidianità lasciano il posto alla ricerca del sé autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rende la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi, nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila per cercare l’uno, a volte, può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporare la vita». Efficacissime per rendere il senso antico e nuovo dello spettacolo “Uno nessuno centomila” le note di regia di Alessandra Pizzi, che cura anche l’adattamento teatrale del superbo romanzo di Luigi Pirandello che ha convinto a tornare sul palcoscenico Enrico Lo Verso dopo 12 anni di assenza.
Così, a 5 anni dal debutto, dopo oltre 300 repliche nei più importanti festival e teatri nazionali e internazionali e oltre 300.000 spettatori, la tournée dello spettacolo con cui l’attore palermitano rende omaggio a uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi torna in Abruzzo, sul palco del teatro “Camillo De Nardis” di Orsogna domani alle ore 21, prodotto da Ergo Sum Produzioni, in collaborazione con il Comune di Orsogna e il circuito Acs Abruzzo e Molise.
Premio Franco Enriquez 2017 e Premio Delia Cajelli per il teatro 2018, lo spettacolo, scritto in occasione del 150° anniversario della nascita del premio Nobel conquista l’attenzione del pubblico e della critica grazie a una riscrittura “minimal” ed essenziale che è riuscita a “ridare vita” ai personaggi del romanzo in forma nuova e attuale, tutti inseriti nel racconto delle vicende di un solo uomo, che è poi tutti.
Lo Verso in scena parla di maschere e di crisi dell’io con leggerezza e sarcasmo. Conturbante quanto istrionico l’attore attraversa i meandri della coscienza e restituisce al pubblico risposte, quelle semplici che fanno parte della nostra quotidianità, ma a cui spesso, presi dalle sovrastrutture sociali, non sappiamo guardare. In 70 minuti la fisicità dell’attore siciliano attraversa e riempie il palco, né manca l’omaggio a quella sicilianità a cui, Pirandello prima, Alessandra Pizzi poi, e Lo Verso stesso guardano con affetto e con quel giusto umorismo, come l’autore di Girgenti ci ha insegnato a fare. L’attore “veste” i panni di Vitangelo Moscarda, o di «quel Gengè» che il protagonista del romanzo è per sua moglie Dida, e rende omaggio a tutti i personaggi del racconto, ma soprattutto all’universalità del pensiero di Pirandello. Lo fa con una mimica e una parlata sensazionali, anima una scena minima ed essenziale che pare affollata dalle domande, dai dubbi, dal continuo, incessante bisogno di trovare risposte, tipico della scrittura di Pirandello. Nell’atto unico sale sul palco la forza dirompente dell’Io che cerca lo specchio non per trovare sicurezze nella propria immagine, ma per “romperlo” e dimostrare al mondo che non c’è forma oltre la verità. Il Moscarda di Lo Verso è un eroe senza tempo.