Vasco: «Io a Sanremo giusto 40 anni fa: ultimo, ma beatissimo»

30 Gennaio 2022

Il rocker di Zocca cantò “Vado al massimo”: «Sbalordii tutti Ebbi piena libertà, poi tornai con “Vita spericolata”: una bomba» 

«Devo tutto alla musica che non fa distinzioni di sorta, non è il passare del tempo che conta, ma come lo usi. Intrigante è il viaggio che la musica ti permette tra fortissime emozioni, splendide illusioni e tremende delusioni. Sono 70 volte che la terra mi fa girare intorno al sole e ... la testa non mi gira ancora». Così – sintetico stralunato efficace come sempre – Vasco Rossi a proposito del suo 70° compleanno che sarà il 7 febbraio. Come compierli e non sentirli. 1982 – 2022: 40 anni dopo “Vado al massimo”, il Blasco è pienamente soddisfatto della sua lunga carriera e dei suoi prossimi primi 70 anni. 1982 -2022: quest'anno al Festival di Sanremo c’è Rkomi che omaggia Vasco con un medley delle sue canzoni eseguite con i Calibro 35, nella serata delle cover. Tutti curiosi di ascoltarlo, chissà quali canzoni avrà scelto.
E a proposito di anniversari e Festival, il 29 gennaio 1982, giusto 40 anni fa, Vasco Rossi era a Sanremo con Vado al massimo e lo ha ricordato ieri su Facebook: «Per quello che ho da fare...Vado al massimo...Vado a Sanremo: mi butto nella gara e...arrivo alla finale del sabato sera. Poi tra gli ultimi della classifica finale ma, si sa, “beati gli ultimi” e io ero beatissimo del mio successo, avevo fatto centro», ricorda spiegando anche il perché di quella avventura. «Ci andai perché Ravera in persona (il factotum del Festival allora) mi offriva la platea nazionale della tv garantendomi la libertà di fare quello che volevo. Geniale Ravera, aveva capito che la musica nell’aria stava cambiando e che io rappresentavo il nuovo. Per questo accettai l’invito e ci andai. Ci andai da solo, perché nessuno dei miei fidati collaboratori di allora, leggi Guido Elmi in primis, volle accompagnarmi, non ci credevano. Io, invece, sapevo bene quello che facevo. Avevo già scritto canzoni come Jenny, Albachiara, La noia, La nostra relazione, Colpa d’Alfredo, Siamo solo noi. I i miei primi 4 album rock erano fuori. Andavo bene con i concerti, ma mi conoscevano per lo più a livello regionale, in Emilia, un po’ in Lombardia e un po’ in Piemonte. La platea nazionale mi serviva, certo. Ma quello che volevo io soprattutto, era sbalordirli, provocarli, scuotere in loro un’emozione, dissacrare quel palco con ironia e provocazione: “Vado al massimo vado al massimo.. ....vado a gonfie vele..” (che non era per niente vero, in realtà). Ero certo che avrei colpito e, nel bene o nel male affondato, chi dalla platea del teatro a quella della tv, mi guardava (anche se pochi allora dichiaravano di guardare il Festival, in realtà tutti mi avevano visto..). Più che una sfida, quei 3 minuti di esibizione, lo spazio di una canzone, rappresentavano per me un’occasione unica per farmi notare da più gente possibile. Della gara, a me, non m’importava nulla e tantomeno di vestirmi “elegante”, io avevo il mio look da concerto, jeans e giacca in pelle. Ricordo che dietro le quinte mi guardavano tutti come se fossi un alieno quando per me gli alieni erano loro che si travestivano e si truccavano, a me interessava solo salire sul palco e nient'altro». Poi «Alla finale del sabato sera ci sono arrivato e questo a me bastava e avanzava. Ormai è storia che nella classifica finale ero in fondo ma fuori da lì cominciò davvero la mia straordinaria avventura live. Nell’aprile usciva il mio quinto album –Vado al massimo – con pezzi molto provocatori come Sono ancora in coma, Cosa ti fai, e brani del peso di Ogni volt» e Canzone e il calendario di date live si infittiva. L’anno dopo ci sono tornato a Sanremo, per riconoscenza nei confronti di Gianni Ravera che mi aveva dato carta bianca, e solo perché avevo la canzone giusta: Vita spericolata, una bomba, che avevo appena finito di scrivere».