Ventitre voci per raccontare Giannangeli

“Un gettone di memoria”, contributi di critici, amici e scrittori sull’opera del poeta sulmonese
SULMONA. Ottaviano Giannangeli (Raiano, 1923 – Sulmona, 2017) è una di quelle figure di cui molto si scrive dopo la scomparsa, quasi a richiamarlo in vita – il mitico poeta, critico, romanziere, studioso, musicologo, docente, instancabile animatore di iniziative culturali – tanto è stato presente nella cultura e vita abruzzesi fino a due anni fa.
Con la particolarità che a parlare di sè per il tempo in cui avrebbe lasciato l’ “isola terrestre” era stato lui stesso, nella grande antologica riassunzione di quasi tutta la sua poesia, edita due anni fa, dal commovente e autoironico titolo “Quando vivevo sulla terra” (Verdone Editore, Castelli, 2017).
E ora che sulla terra Giannangeli non è più, ecco pubblicato da Edizioni Menabò (Ortona 2019, pp-194, €12,00, sempre a cura di Andrea Giampietro) “Un gettone di memoria. 23 voci per Ottaviano Giannangeli”. Il titolo riprende quello della sua famosa raccolta di poesia “Un gettone di esistenza” e raccoglie appunto ventitré contributi da angolazioni quanto mai varie: da quelle, illuminanti sulla sua opera e basate su una diretta frequentazione personale, di studiosi – per fare alcuni nomi – quali Pietro Civitareale, Marco della Sciucca, Carlo de Matteis, Damiano Venanzio Fucinese, Pietro Gibellini, Gianni Oliva, Silvio Ramat, Giuseppe Rosato, Cosimo Savastano, Lucilla Sergiacomo; a quelle di Fausto Brindesi, Giuseppe Rosato e Giammario Sgattoni, i poeti e critici amici con i quali Ottaviano Giannangeli diede vita nel 1957 alla rivista letteraria Dimensioni, fervido luogo d’incontro di letteratura, critica, pensiero in senso lato libratosi dall’Abruzzo ad altezze nazionali, con l’ospitare le più prestigiose voci della cultura di oltre mezzo secolo fa.
Per chiudersi, poi, il volume, con testimonianze intime, ispirate dall’affetto e dall’ansia di dare un contributo, come quelle di Gabriella Abertini, Giovanni D’Alessandro, Marilena Giammarco, Marcello Marciani e Stefania Zitella, e dello stesso curatore Andrea Giampietro.
Un filo conduttore, per queste ventitre così varie voci di “Un gettone di memoria”? Eccolo – sempreché una sintesi sia lecita e non appaia riduttiva – : è stato un prisma, Ottaviano Giannangeli. Scintillava da angolazioni multiple con cangianti e inafferrabili policromie, trasmutanti l’una nell’altra, a seconda di come lo si guardasse.
Dalle luci fredde dello spettro critico, da studioso, alle luci calde, più rappresentative di lui, di quando apriva il cuore alla poesia, per dar voce alla sua terra, ai suoi affetti.
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