Verso il Corno Piccolo tra funi, scale e canalini

29 Giugno 2018

In montagna con le vie ferrate fra le vette e gli strapiombi

Il massiccio del Gran Sasso offre diverse possibilità di escursioni e tra queste anche affascinanti vie ferrate. Recentemente la Regione Abruzzo si è fatta promotrice e finanziatrice di una iniziativa volta alla manutenzione ordinaria e straordinaria della rete sentieristica del territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e anche delle vie ferrate, rendendole più moderne e sicure.
Saliamo al Corno Piccolo (2655m) per le vie ferrate. È una montagna generosa e per questo molto frequentata da scalatori e arrampicatori; offre anche due vie ferrate, Ventricini e Danesi, che considero le più belle dell’appennino e credo di non sbagliarmi. Per questa escursione prendetevi tutta la giornata, una bella giornata estiva: occorrono infatti circa 8 ore.
La Ferrata Ventricini si raggiunge dalla Madonnina dell’Ara Pietra (Prati di Tivo -Pietracamela) dove, all’arrivo della telecabina, prendendo il sentiero a destra si raggiunge la roccia bianca calcarea del Corno Piccolo. Si indossa l’imbragatura (obbligatoria assieme al kit per ferrate), il caschetto e comincia il divertimento puro, ovviamente se si ha abbastanza confidenza con arrampicata, “longe da ferrata” e passaggi vertiginosi. La via tra corde fisse, scale, canalini e visioni celestiali fa il giro del Corno Piccolo per arrivare alla seconda via ferrata, la Danesi, dopo aver superato l’inizio della cosiddetta via normale, non ferrata, che percorreremo al ritorno. L’attacco della ferrata è esattamente a precipizio sulla Val Maone di cui si scorge il sentiero che poi si innalza sulla sella dei Grilli e sul Maestoso Pizzo d’Intermesoli. Il panorama sul Corno Grande e le sue vette è una delle vedute migliori che mi sia capitato di contemplare.
Ma passiamo alla ferrata che, nella sua nuova versione, è una lunghissima scala verso l’azzurro del cielo. Con calma e attenzione ci si inerpica e si assapora la roccia: bella, ferma e rassicurante. L’uscita dall’ultima scala è su un balcone di roccia esposto, ma la fune di acciaio ci assicura e ci fa passare a picco su paesaggi straordinari. Con un ultimo sforzo tra le possenti rocce scorgiamo la vetta con la sua inconfondibile croce. Ancora un lungo passo vertiginoso, poi un’altra corda e finalmente si cammina su roccia ripida ma sicura: sembra che gli scarponi abbiano ventose sulla suola. All’arrivo il cuore scoppia di gioia e, una volta trovato il posto a sedere, si può stare in vetta per ore a far sconfinare lo sguardo su mondi lontani. Dal Corno Piccolo la visione d’insieme delle guglie e il ghiacciaio sofferente del Corno Grande è commovente. E l’abbraccio di vetta unisce i cuori.
Si scende per la via “normale” indicata da bolli bianco rossi: qualche passaggio è leggermente esposto, quindi adatto solo ad escursionisti molto esperti. Superato un caratteristico “buco” e qualche canalino, si torna sulla sella dei due Corni, si scende al rifugio Franchetti e si torna ai Prati di Tivo. Con la mente sgombra e l’animo più ricco.
“Gli alberi e le pietre ti insegneranno ciò che non si può imparare da maestri” (San Bernardo).
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