Viaggio tra i fiori e la selva della Divina Commedia

4 Marzo 2017

L’autrice pescarese nel saggio esplora lo spettacolare universo parallelo dantesco rapita dalla ricca vegetazione le cui numerose varietà fanno da sfondo all’opera

PESCARA. Per la prima volta, un occhio attento si è posato sui fiori e sulle piante che compaiono nella Divina Commedia. Non era mai accaduto prima che l’opera magnifica di Dante Alighieri, conosciuta in tutto il mondo, venisse riletta e proposta in questa chiave.

Lo ha fatto Carmelita D'Onofrio Flocco, autrice pescarese, per anni docente di inglese al liceo classico D'Annunzio, che nutre da sempre una grande passione per il giardinaggio. Il libro che ne è nato, “I fiori, le erbe e la selva nella Divina Commedia” (edito da Helicon, presentazione a alla Feltrinelli di Pescara il 5 aprile alle 17), è un connubio ben riuscito di testo e immagini, frutto di un'attenta ricerca fotografica. «Sono sempre stata un’amante della natura e dei fiori, che coltivo sul mio terrazzo, e i frequenti riferimenti al mondo vegetale che Dante fa nelle tre cantiche non potevano non attirare la mia attenzione: in modo particolare, in sette canti dell'Inferno, in dodici del Purgatorio e in nove del Paradiso», spiega l'autrice. È così che appare in tutta la sua forza la grande conoscenza che Dante aveva della flora, di cui con mirabile accuratezza si serve per raggiungere i cieli alti della poesia.

In alcuni passi, la vegetazione diventa protagonista, sempre a indicare un percorso, a disegnare un’immagine o creare un'allegoria. E se la maggior parte della critica dantesca evidenzia la profonda conoscenza del Poeta di tutto lo scibile del suo tempo: dalla metafisica alla morale, passando attraverso teologia, filosofia, astronomia e molto altro, andando infine a toccare tutto il conoscere del Medioevo, nessun critico ha finora focalizzato l’attenzione sulla sua competenza in ambito arboreo.

Di conseguenza, anche la ricca iconografia che accompagna le innumerevoli edizioni della Commedia non rappresenta quasi mai prati, fiori, alberi e selve presenti nell’opera, e che Dante descrive con dovizia di particolari. «Il libro è volutamente privo di commenti e note», aggiungeFlocco, «perché il mio intento non è condurre un’indagine erudita della Commedia, bensì cogliere nei versi del sommo poeta quei tratti che apportano un soffio di leggerezza all’opera, mettendo il lettore a proprio agio, togliendogli quella timidezza che talora accompagna coloro che, non essendo né critici né studiosi, si avvicinano ad essa». Per agevolare la comprensione del testo, ciascuno dei Canti interessati viene introdotto da una sintesi della trama, e ai versi che descrivono la vegetazione viene annessa la relativa parafrasi, sempre affiancata da illuminanti immagini che allettano lo sguardo.

«Molti di noi, la stragrande maggioranza, hanno conosciuto l'universo della Divina Commedia dantesca attraverso le maestose illustrazioni a china del grandioso pittore francese Gustave Doré, vissuto in pieno XVIII secolo», spiega il professor Francesco Petrino che si è occupato della prefazione del libro, «si tratta di disegni caratterizzati da sfumature di bianco e nero, la cui miscellanea monocolore ha fatto rivivere in ogni loro espressione i personaggi e le vicende del poema dantesco.

Ma a Carmelita Flocco è toccato di esplorare per la prima volta uno spettacolare universo parallelo, attratta e rapita dalla particolare e ricca vegetazione le cui numerose varietà fanno da sfondo all’opera letteraria del sommo poeta, così trasmettendoci la sua conoscenza anche nel contesto vegetal-floreale. Poiché non credo sia mai successo ad altro essere umano di esplorare a fondo il fascino aggiuntivo della ricca e variegata natura in cui è germogliata l'opera dantesca per farne oggetto di pubblicazione, sono convinto che l'autrice, con l'interessante lavoro svolto, ha spianato la strada a nuove possibili scoperte e a altre eventuali decodificazioni del poema, che solo un’intelligente e approfondita lettura interpretativa sarà ancora in grado di ampliare».

E così tra parole e immagini, nelle pagine di questo libro si aprono agli occhi del lettore boschi cupi, tronchi ricoperti d’edera, giunchi e bacche di gelso, fresche erbe e odorose rose, «il nome del bel fiore ch'io sempre invoco». Un viaggio nella poesia che profuma di natura.

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