Wilcock, quell’eccentrico che piaceva a Flaiano

Un convegno dell’università d’Annunzio celebra lo scrittore di origine argentina nel centenario della nascita: dall’amicizia con Borges agli anni italiani
«Caro Flaiano, sono molto scontento della tua prolungata assenza da Roma dove senza di te mi trovo senza guida sebbene tu non mi abbia mai guidato ma ho tanta fiducia nella tua affettuosa indifferenza che a volte ti penso come la pecora pensa il cane pastore».
La pecora che scrive a Ennio Flaiano (il pastore che lo stimava) questa lettera, il 24 giugno 1959, è un suo amico, lo scrittore Juan Rodolfo Wilcock. È argentino, Wilcock ma vive da due anni in Italia, il Paese di cui adotterà la lingua. È uno scrittore di quelli eccentrici senza padrone ideologico, innamorati della letteratura e della sua capacità di lenire il dolore del vivere con il balsamo del paradosso e della varietà del genere umano. Wilcock, scomparso nel 1978, era nato nel 1919. Nel centenario della nascita ricorderà questo irregolare delle lettere un convegno internazionale organizzato dall’università d’Annunzio di Chieti-Pescara in programma il 5 e il 6 dicembre. L’incontro di studio, intitolato «Leggi parole di un tempo scomparso»: Juan Rodolfo Wilcock (1919-2019)», si svolgerà nell’Auditorium del Rettorato nel campus di Chieti Scalo.
LA VITA. Chi era Juan Rodolfo Wuilcock? Figlio di padre inglese e di madre argentina di origine italiana, studiò ingegneria civile all'università di Buenos Aires, la sua città natale. Il suo primo libro di poesia, Libro de poemas y canciones (1940) vinse il Premio Martín Fierro. Un anno dopo, conobbe gli scrittori Silvina Ocampo, Adolfo Bioy Casares e Jorge Luis Borges dei quali divenne amico. Nel 1951 con la Ocampo e Bioy Casares visitò l'Italia per la prima volta trasferendovisi poi nel 1957. Nel 1960 decise di lasciare Roma e si trasferì vicino a Velletri. Morì il 16 marzo 1978, il giorno del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, una coincidenza che avrebbe forse fornito a uno dei suoi stralunati personaggi materiale per qualche teoria bislacca.
LE OPERE. Scrittore inclassificabile della razza degli Swift e degli Sterne, Wilcosk distillò nelle sue opere una fascinazione immedicabile per le stranezze del genere umano: da Il caos del 1960, a Fatti inquietanti, del 196, Lo stereoscopio dei solitari e La sinagoga degli iconoclasti, del 1972, I due allegri indiani, del 1973, Frau Teleprocu, del 1976, Il libro dei mostri, del 1978, La sinagoga degli iconoclasti, Lo stereoscopio dei solitari e Il libro dei mostri, pubblicati da Adelphi (come molti altri) rispettivamente nel 2014, 2017 e 2019.
IL CONVEGNO. Il convegno della d’Annunzio è organizzato in due giornate.
Il 5 dicembre, dalle 9 alle 15, si alterneranno questi studiosi: Patricia Peterle (università Federal de Santa Catarina), Roberto Deidier (università Kore di Enna), Paolo Puppa (università Ca’ Foscari di Venezia), Andrea Santurbano (università di Santa Catarina di Florianopolis), Srecko Jurišić (università di Spalato), Fabio Pierangeli (università di Tor Vergata), Roberto Barbolini, Raffaele Manica (università di Tor Vergata), Giorgio Nisini (università Lumsa di Roma). Dalle 13.30: Paolo Giovannetti (Iulm di Milano), Giorgio Patrizi (università del Molise), Florencia Ferrante (università di Modena-Reggio), Kelvin Falcão Klein, (università di Rio de Janeiro), Luciana Pasquini (università d’Annunzio), Jeremías Bourbotte (universitàdi Santa Fe). Alle 19.15 sarà proiettata l’intervista televisiva “Un’ora con Juan Rodolfo Wilcock”. Il 6 dicembre si riprenderà alle 9.30. Ecco chi interverrà: Raffaele Manica (università di Tor Vergata, Paolo Giovannetti (Uilm di Milano), Marco Carmello (università Complutense di Madrid), Daniel Raffini (La Sapienza di Roma), Andrea Gialloreto (università d’Annunzio), Roberto Deidier (università Kore di Enna), Patricia Peterle (università di Santa Catarina), Francesca Bernardini Napoletano (La Sapienza di Roma), Stefano Tieri (università d’Annunzio). Alle 13.15, infine, è in programma il recital “Omaggio a JRW: Chacun a sa nuit” di e con Paolo Puppa.
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