Zero: «La stravaganza brilla ancora»

Il cantante si racconta a “Stories”: «Mi travestivo perché una pelle non mi bastava»
ROMA. È Renato Zero il protagonista del nuovo appuntamento di Stories, il ciclo di interviste dedicate al mondo dello spettacolo di Sky Tg24. L’artista si racconta al vicedirettore della testata Omar Schillaci in “Zero maschere, solo Renato”, in onda stasera alle 21 su Sky Tg24, anche su Sky Arte sabato 17 aprile alle 13.30 e disponibile on demand.
Per festeggiare con i suoi fan i suoi 70 anni, il cantante romano ha pubblicato il triplo album Zerosettanta, con ben 39 brani inediti e i cui tre volumi sono stati pubblicati a distanza di un mese l’uno dall’altro. Un traguardo che non ha cambiato il suo modo di guardare sempre avanti, al futuro: «Come regola di vita e professionale», spiega, «ho sempre cercato di utilizzare le nozioni che il passato mi ha elargito in funzione del fatto che il futuro deve essere una finestra aperta: tutto ciò che mi si parerà davanti deve avere il gusto della sorpresa e della meraviglia. Per raccontare e rendere partecipi gli altri io devo essere il primo a meravigliarmi, a sorprendermi». A spingerlo, agli inizi della carriera è stata una sorta di rivendicazione della propria presenza nel mondo: «Ognuno deve vantare la pretesa di voler diventare qualcuno, un po’ di ambizione è necessaria, aiuta la testa, l’idea, il rapporto con gli altri, trascina anche l’ultimo in una parità di idee e di energie». E sulla scelta di esibirsi con costumi folli, sottolinea: «Credo che una pelle non mi bastasse, allora ne ho indossate parecchie, poi tornerò alla pelle originale perché è una pelle che ha lavorato, è meno elastica di ieri, ma più robusta e consistente».
Una carriera nel segno dell’originalità, in cui l’artista crede ancora e che apprezza negli altri: «Da qualunque parte arrivi, il coraggio va premiato, io credo di essere stato premiato per il mio. Oggi la stravaganza brilla ancora, questi assoli, espressioni di entusiasmo brillano, e menomale, perché vuol dire che la gioventù è ancora sana, nella condizione di offrire il meglio di sé. Io premio il coraggio, perché il mio coraggio mi ha aiutato a riscattare quella parte di me che era dormiente, forse sarei finito sul lettino di un analista se non avessi incontrato un pianoforte. Le critiche a fondo perduto», dice ancora, «non mi interessano, anzi, mi disturbano. Io non critico mai, quando è possibile do il confronto, soprattutto ai giovani, far sentire loro che sono un alleato, non un detrattore. Credo che la carezza vinca sullo schiaffo». Spazio agli aspetti più personali: «Diventare padre, anche se in una forma un po’ tardiva, è successo, diventare nonno era proprio di là da venire, non avrei mai sospettato di voltarmi e capire che il nonno ero io. Devo dire che, se mio figlio avesse voluto mai ricompensarmi, se mai fosse stato necessario, lo ha fatto regalandomi due bimbe che sono due gioielli».

