«È un periodo duro la risata è necessaria forte e liberatoria»

28 Marzo 2020

Il comico pescarese alle prese con campagne di raccolte fondi: ho coinvolto pure El Shaarawy

PESCARA. «Come il sapone è per il corpo, così la risata è per l’anima» recita un proverbio ebraico. E in questi tempi difficili e oscuri le armi di ognuno paiono proprio quella saponetta da usare mille volte al giorno per lavarsi le mani e le miriadi di battute che circolano su social e wozzap per lavare via il nero dai pensieri: ironia su noi stessi, il vicino, il marito, la moglie, il capo, persino il sindaco e il nonno, con situazioni genialmente virate dal drammatico al comico in cui ci si incontra sui prati virtuali della risata.
Poi c’è il romantico Lord Byron che diceva: «Ridi sempre quando puoi. È una medicina gratuita» ed ecco che ’Nduccio, con la sua comicità irresistibile che il maledetto coronavirus non appanna, diventa un farmacista e medico eccellente, dispensatore di leggerezza per la mente e il cuore oppressi e anche di dispositivi importanti e centellinati per i corpi a rischio, attraverso le raccolte solidali di fondi di cui col suo cabaret si fa promotore.
Germano D’Aureilio in arte ’Nduccio tiene duro e dalla sua casa a Pescara si dà da fare per tenere alto l’umore della sua gente d’Abruzzo con la sua lettura irriverente del tragico da cui sa far scaturire il riso. Aiutandosi efficacemente con dialetto e dialettismi di sicuro impatto. Risponde al telefono con una voce squillante che trasmette ottimismo.
’Nduccio, come va tra le mura domestiche?
Direi che me la cavo in una gran confusione. Ora mi sposto perché le mie figlie stanno per cominciare il solito show delle 18: cantano sul balcone. Io ne ho quattro di figlie, e le due non sposate che vivono con me hanno preso l’impegno quotidiano di uscire sul balcone per fare musica, prima l’Inno d’Italia, poi “Gloria”, oggi mi pare che tocchi a Toto Cutugno. La casa è piena di amplificatori che ho usato e uso io sul palco e così hanno bei decibel... Ma ho visto il quartiere, che di solito è sornione e schivo, partecipare. Ora si affacciano in tanti, è bello. Meno solitudine.
In questi lunghi giorni casalinghi siamo un po’ tutti tempestati da messaggi che vanno dall’ansiogeno all’irriverente: lei è un comico nato, perché secondo lei si cerca la risata in situazioni tragiche ?
La risata è da sempre un esorcismo contro la morte, in tutti i tempi, nasce dal profondo e funziona. Non il sorriso dolce, ci serve un esorcismo contro il male e la morte, quindi più violento e drammatico è il momento più c’è bisogno di liberarsi, ed ecco la risata liberatoria. E menomale che c’è questa voglia di ridere. Io ho elaborato qualcosa (ride) senti qua: mio nonno ha saputo dal parroco che il coronavirus è un castigo di-vino, si è chiuso in cantina dicendo: vado a scontare i miei peccati. Nonno, ma fino alla fine del mondo? No fino alla fine del vino.
Quali canali ha scelto in questo periodo per portare risate?
Io normalmente, insieme al cabarettista marchigiano Stefano Tisi facciamo su Rete8 il programma “Stasera va cuscì” e all’interno c’è la “Rassegna strampa” che ora facciamo da casa e si chiama “Rassegna strampa #ioresto a casa”, perché non possiamo registrare in studio: io colleziono tutti i mem, i video più divertenti sul coronavirus e ci gioco. L’ho fatto convinto di fare 2 o 3 puntatine di 15 minuti, siamo alla sesta finita di registrare ieri: un successo, in loop due o tre al giorno.
Cosa le riportano alla mente questi giorni?
Il mio problema è che in ogni dramma mi sono “divertito”. Non girano macchine e mi ricordo il periodo dell’austerity: insieme ad amici organizzammo l’apertura di una discoteca all’Hotel Regent, allora si chiamava Excelsior beach ed era tra i pochi luoghi raggiungibili con il bus e non potevamo andare a Silvi a ballare. Peccato che è durato poco.
Preoccupazioni?
Temo che la vita cambi per noi e i nostri figli, ma forse recupereremo qualcosa, stiamo imparando a recuperare il tempo, i pensieri, forse riusciremo a recuperare anche il rispetto per la natura e la vita intorno a noi. Dietro ogni problema c’è una grande opportunità, staremo a vedere diceva un mio amico ceco (ride). Vedi, non posso farci niente: non riesco a star serio.
Come occupa il tuo tempo in questi giorni di clausura?
Sono impegnatissimo, non pozz arza la cocc’ . Mi sto occupando di tanti amici con dirette facebook, anche per il compleanno di Modesto Della Porta ho partecipato a una video diretta su fb in cui ognuno racconta un suo brano, io le mie emozioni leggendolo per la prima volta. Poi ieri ho parlato con una dottoressa di Pescara Manuela Vignali che sta a Cannes e oggi con il mio ex tenore di Santiago del Cile che vive lì. Poi con New York. Parlo con amici in tutto il mondo, così ho pensato di dare una mano alla figlia di Giulio Borrelli insieme a una ricercatrice che sta in America, Serena Tucci, per sostenere l’ospedale di Atessa che deve diventare Covid hospital: sono testimonial della raccolta fondi, impegnato in dirette radio. È coinvolto anche il giocatore El Shaarawy che anzi ci ha detto: se raggiungete 50mila euro gli altri 50mila li metto io. E poi mangio.
Sa cucinare?
Per il cibo sono assistito da mia moglie che non fa altro che cucinare, io canto e vado via dalla cucina sennò mi mangio pure le seggiole.
Un messaggio ai fan?
Non uscite che ne usciamo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA