L’Islam in Abruzzo al tempo del Ramadan

26 Febbraio 2026

Sono 55mila i musulmani residenti, 14 le moschee aperte nelle città. Il racconto con “31 minuti” stasera su Rete 8

​​​​PESCARA. In Abruzzo ci sono più di 55mila musulmani, soprattutto all’Aquila e a Teramo, che, dallo scorso 18 febbraio, stanno vivendo il loro Ramadan, il mese più importante per l’Islam, il mese sacro: dall’alba al tramonto, i fedeli non mangiano e non bevono e cercano di evitare comportamenti negativi come la rabbia, rafforzando invece pratiche come la preghiera, la lettura del Corano e la carità. Andrà avanti così fino al 20 marzo quando la festa dell’Eid-al-fitr spezzerà il digiuno. Si chiama “Islam, il tempo del digiuno”, un’altra puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle ore 22.30 (video e montaggio di Giuliano Vernaschi, regia di Danilo Cinquino e Antonio D’Ottavio).

L’Islam è la seconda religione al mondo per numero di fedeli: sono circa 2 miliardi e mezzo le persone che si riconoscono in questa fede. Una realtà globale, ma anche profondamente locale: quasi in tutte le città più grandi d’Abruzzo ci sono piccole moschee per pregare e ritrovarsi.

La presenza musulmana in Abruzzo è in continua crescita: un anno fa si stimavano oltre 33.000 persone, soprattutto all’Aquila e Teramo. Quest’anno, la stima non ufficiale parla di 55.000 persone. Solo nel capoluogo abruzzese ci sono più di 3.000 musulmani. All’Aquila sono presenti due luoghi di culto islamici: uno nella zona ovest della città, gestito da marocchini ed egiziani ed è frequentato principalmente dalla comunità africana; l’altro, nella zona est, è gestito dalla comunità macedone e albanese.

In Abruzzo ci sono almeno 14 moschee. Non si tratta di moschee vere e proprie, ma di luoghi di preghiera e di incontro, ricavati soprattutto in appartamenti e nei condomini e sono gestiti da associazioni: ce ne sono tre a Pescara, due all’Aquila, 5 nella Marsica (a Celano, Avezzano, Luco dei Marsi, Trasacco e Lecce nei Marsi), una a Teramo, una a Lanciano, una a Orsogna e una a Piane D’Archi.

La mappa delle moschee in Abruzzo segue anche la mappa del lavoro: i tanti cantieri della ricostruzione aperti all’Aquila e Teramo attirano lavoratori, soprattutto immigrati, e quindi in queste città si avverte sempre di più la necessità di spazi per la preghiera e l’aggregazione. E per capire quanto è radicato il Ramadan in Abruzzo, basta guardare anche un semplice post su Facebook realizzato dall’azienda Walter Tosto di Chieti, una delle industrie più importanti della nostra regione con uno sguardo rivolto alla scena internazionale: «A tutti i nostri soci amici che osservano il Ramadan, porgiamo i nostri più affettuosi auguri per un mese pieno di pace, riflessione e prosperità».

A Pescara ci sono tre moschee (via Pisa, via Caravaggio e l’ultima nata in via Palermo). Tra i fondatori della comunità islamica che s’incontra in via Caravaggio, al confine con Montesilvano, c’è Bekym Kurtishi, arrivato dalla Macedonia in Italia 34 anni fa seguendo le orme del padre. Adesso, Kurtishi è il titolare di un’impresa edile che si occupa di pittura, cartongessi e rivestimenti. Da 15 anni, la moschea al piano terra di un condominio vicino alla ferrovia, per tanti musulmani, è un luogo di ritrovo in cui si prega e si discute dell’Abruzzo e del mondo che cambiano, spesso una virata verso il peggio e verso l’odio. All’ingresso c’è scritta una frase: «Sarà detto loro: entratevi in pace e sicurezza».

Questa è la vostra seconda casa?

«In realtà questa dovrebbe essere la prima, perché è molto più importante avere pure un luogo per la preghiera: la preghiera è ciò che ti mantiene tranquillo e pulito, perché Dio ti insegna a rispettare e, giustamente, ti devono anche rispettare. Avere un luogo in cui dormire è importante, però poi arriva la moschea perché, qui, tu sei vicino a Dio, cioè fai le cose che Dio ci ha ordinato di fare».

Da quanto tempo è aperta questa moschea?

«Questa moschea l’abbiamo aperta nel 2011, però prima, a cavallo del 2009-2010, avevamo un altro luogo a Pescara, dove adesso c’è il mercato del pesce. Abbiamo pregato anche sul marciapiedi».

Questa moschea è aperta da 15 anni: in tutto questo tempo vi siete sentiti integrati con la comunità di Pescara e quella abruzzese?

«Assolutamente sì: non è soltanto la comunità che è integrata, siamo integrati noi perché siamo noi a creare la comunità. E se noi siamo integrati vuol dire che tutto il resto va benissimo».

Tra voi parlate dei problemi che avete nelle città: quali sono questi problemi?

«Questo luogo è una moschea, però noi meritiamo una moschea vera e propria. Ci sono tante altre chiese, non chiese cristiane del popolo italiano, magari fatte da altri popoli che sono venuti e sono riconosciuti anche se in minoranza. Noi musulmani, però, sembra che abbiamo meno diritti e questo veramente mi dispiace molto».

Quindi, vorreste un luogo dove edificare una moschea vera e propria?

«Assolutamente sì. Pescara è diventata una città turistica e chiunque viene dal mondo, tanti anche dai Paesi arabi, può visitare quel posto: la moschea è bellissima. Io vivo qui da 34 anni e da 34 anni pago le tasse e contribuisco a questo Paese: perché noi non dobbiamo avere un diritto di costruire una moschea?».

Qualcuno vi nega questo diritto?

«Speriamo di no. Abbiamo fatto delle richieste a Pescara per un terreno e costruire, però fino adesso non c’è stata una risposta, non con questa amministrazione: l’abbiamo fatto con l’amministrazione precedente. Abbiamo buoni rapporti con il Comune: ci sta dando una mano, c'è pure per i luoghi di preghiera quando viene fine Ramadan».

Questo è un momento di tensioni internazionali che si riverberano sulla tranquillità di una comunità: voi come vivete questo momento?

«Questo momento lo viviamo molto tristi perché, purtroppo, il mondo sta cambiando molto e non è cambiato nel bene ma nel male».

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