Cori fascisti per Vannacci, il caso arriva in Parlamento

18 Luglio 2026

Avs presenta un’interrogazione in Senato: «Bisogna verificare se configurano un reato». Sotto accusa l’adunata dei militanti di Fn lo scorso martedì in piazza Sacro Cuore 

PESCARA. È il re Mida della polemica: tutto ciò che riguarda il generale Roberto Vannacci diventa un caso. E così anche l’adunata dei futuristi d’Abruzzo a Pescara arriva fino in Parlamento: Sinistra italiana ha annunciato che il senatore di Avs Giuseppe De Cristofaro presenterà un’interrogazione parlamentare sui «saluti romani e cori fascisti» andati in scena lo scorso martedì, in piazza Sacro Cuore, in occasione del comizio del generale Roberto Vannacci. Il Guardasigilli Carlo Nordio e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi risponderanno all’istanza.

A dare notizia dell’interrogazione è la segretaria del circolo di SI di Pescara, Giulia Mistichelli, che spiega: «L’apologia del fascismo è reato. Bisogna fare luce su quello che è successo lo scorso martedì, quando sono andati in scena saluti romani e slogan fascisti rivolti al palco, come documentano i filmati circolati sui social e ripresi dalla stampa. Con l’interrogazione parlamentare chiederemo di accertare i fatti di Pescara, chiederemo di sapere se sono stati attivati accertamenti e verifiche da parte delle autorità competenti, chiederemo di approfondire se questi fatti sono configurabili come reato». Cioè apologia di fascismo.

I fatti. Il martedì del generale a Pescara è stata il battesimo del fuoco per Futuro nazionale in Abruzzo. Prima tappa: la conferenza stampa in Comune, alle 15.30, per presentare i nuovi ingressi nel partito, i consiglieri campioni di preferenze Cristian Orta (ex FdI) e Valeria Toppetti (ex FI). Di mezzo ci sarebbe il corteo di manifestanti che lo aspetta, nonostante la morsa del caldo, all’ingresso dell’edificio, ma i futuristi lo aggirano passano da un’entrata secondaria. Ce lo ha consigliato la Questura, spiegheranno in seguito. I “pericolosi” contestatori sono circa un centinaio di persone, per lo più pensionati di Cgil e Anpi, riunite sotto l’egida del Comitato di liberazione del 25 aprile. Nessuna sigla di partito. Solo striscioni ironici contro l’ex parà e i volti delle vittime della traversata migratoria del Mediterraneo come risposta alla proposta vannacciana di remigrazione. Ma nulla di più. Per il resto, tutto fila liscio.

I problemi arrivano qualche ora dopo, alle 18.30. La temperatura comincia a calare, la tensione viaggia in senso opposto. Ad attendere l’europarlamentare in piazza Sacro Cuore per il comizio c’è un secondo gruppo di manifestanti. Più giovani e più agguerriti. Ragazzi e ragazze dei movimenti dell’estrema sinistra che affrontano vis-à-vis i tantissimi coetanei tra i 2mila futuristi arrivati per sostenere il generale. Li separano appena due metri e il cordone di sicurezza della Celere: se non ci fosse lo scontro verbale deflagrerebbe in qualcosa di più. Ma gli antisommossa funzionano ancora come deterrente, e allora a volare sono solo le parole.

Anche il generale ci mette il suo: come al solito, non le manda a dire, da «sembra di stare allo zoo» fino a «non hanno mai lavorato un giorno in vita loro». Per ogni sberleffo alle «zecche» contestatrici il suo pubblico risponde con un sussulto. Qualche baby vannacciano sventola anche una cintura – come a darsi appuntamento a dopo il comizio – altri alzano il braccio destro verso il palco.

L’estrema sinistra ringhia, mostra qualche manifesto di cattivo gusto (“Il mondo al contrario perché Vannacci è a testa in giù”) e si vede persino una bandiera dell’Unione sovietica. A quel punto il leader di Futuro nazionale non resite più: «Hanno le bandiere con la falce e il martello», commenta schernendo gli antagonisti, «ma non hanno mai tenuto in mano né una falce né un martello. E se qualcuno di loro ha i calli», è l’affondo del generale, «è per qualche altro motivo». Tripudio della folla. L’apice del comizio.

Da qui al reato di apologia di fascismo quanto dista? Non troppo, teme Sinistra italiana. «Il fascismo in questo Paese è fuorilegge dal 1948», attacca la segretaria pescarese Mistichelli, «la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista; la legge Scelba dal 1952 punisce l’apologia del fascismo; la legge Mancino dal 1993 sanziona gesti e manifestazioni riconducibili all’ideologia fascista quando idonei a costituire propaganda o incitamento all’odio con l’interrogazione parlamentare chiederemo di accertare i fatti di Pescara, chiederemo di sapere se sono stati attivati accertamenti e verifiche da parte delle autorità competenti, di approfondire se questi fatti sono configurabili come reato, di conoscere se e quali iniziative saranno attivate per prevenire e contrastare condotte riconducibili all’apologia del fascismo durante le manifestazioni pubbliche, incompatibili con i principi antifascisti sanciti dalla nostra Costituzione. Noi siamo stati in piazza con tutte le forze democratiche antifasciste di Pescara, ritenendo fondamentale difendere la Costituzione e la tenuta democratica da derive discriminatorie e xenofobe».

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