Pannella, targa in piazza Navona «Qui le sue battaglie per i diritti»

24 Settembre 2026

La cerimonia con il sindaco Gualtieri. Il primo cittadino: «Riconoscimento doveroso per una grande personalità che animò la democrazia»

ROMA

Piazza Navona è da sempre un teatro di corpi che sfidano il potere. Qui, nel cuore di Roma, l’imperatore Diocleziano ordinò il martirio di Sant’Agnese: la leggenda la vuole offerta nuda alla folla per non aver rinnegato Dio, illesa tra le fiamme del rogo e infine giustiziata con una spada alla gola. E qui, sul muro di Palazzo Braschi, a dieci anni dalla morte, una targa ricorda da ieri Marco Pannella. Il fondatore del Partito Radicale, il politico abruzzese più irregolare e decisivo della Repubblica, il ragazzino partito da Teramo a 14 anni per raggiungere la Capitale con la sua famiglia, del proprio fisico ha fatto un uso estremo. Santo non lo è stato mai, laico e affamato di vita fino all’ultimo. Niente dogmi, molta piazza. Pannella ha brandito i muscoli, la fame e la sete. Ha trasformato il suo corpo in un megafono per forzare le porte dei palazzi indifferenti. La lotta nonviolenta in religione. L’arma finale di un leader che, senza eserciti, per un’intera esistenza ha mandato al fronte anzitutto se stesso.

Il leader radicale Marco Pannella durante un comizio a piazza Navona, a Roma, per il referendum sull'aborto del 17 maggio 1981. ANSA

LA MANIFESTAZIONE

Sotto il sole di mezzogiorno, la storica compagna Mirella Parachini, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e l’ex primo cittadino Francesco Rutelli scoprono la targa dopo un percorso lungo e tortuoso, perché hanno dovuto subire anche l’affronto del rifiuto di un condominio in piazza Navona a ospitare l’insegna sulla facciata dell’edificio. Ma no, stavolta non c’è spazio per le polemiche, in questo luogo simbolo delle lotte di un leader che vi organizzò comizi improvvisati e manifestazioni destinate a rimanere nella storia d’Italia e non solo. Come il sit in del 12 maggio 1977 sul divorzio, nonostante il divieto imposto dall’allora ministro degli Interni, Francesco Cossiga, al termine del quale venne uccisa a poca distanza Giorgiana Masi. Oppure la manifestazione dell’ottobre 1979 per depenalizzare l’uso della cannabis, fino alla clamorosa azione di Pannella, vestito da Babbo Natale giallo, che nel 1995 iniziò a regalare piccole quantità di hashish ai passanti.

UN PEZZO D’ABRUZZO

Da ieri, in una delle piazze più belle e visitate del mondo, a due passi dalla fontana di Bernini e dalle opere volute da papa Innocenzo X per celebrare la grandezza del casato dei Pamphili, c’è anche un pezzo d’Abruzzo, e non sono per meri motivi di carta d’identità. Perché Marco, con la sua terra, ha sempre mantenuto legami profondi e continui, al punto da connotare il suo carattere e da autodefinirsi «mulo abruzzese». In Abruzzo cominciò a maturare, giovanissimo, un pensiero civile e a Pescara, d’estate, scoprì l’orrore della guerra e la discriminazione: «Avevo una compagna di giochi», ha raccontato Pannella dopo anni, «si chiamava Adria. Era il mio primo grande amore, avevo preso una cotta gigantesca per lei. Ci vedevamo tutti i pomeriggi a giocare. Ma un giorno, d’improvviso, non si vide più. Scomparsa. Era figlia di ebrei, e la sua famiglia era scappata a Tangeri. Allora ho capito cosa vuol dire perseguitare le minoranze».

IL SINDACO

«La targa è un riconoscimento doveroso per una grande personalità che ha animato la democrazia italiana e che ha portato un contributo determinante nell’avanzamento dei diritti civili, dei diritti della persona e della difesa dello stato di diritto», dice Gualtieri davanti a molte figure che hanno raccolto l’eredità del movimento Radicale, dal segretario di +Europa, Riccardo Magi, fino al deputato Benedetto Della Vedova. «Ha colpito la coincidenza temporale di questa targa con la scomparsa della Bonino che tutti noi abbiamo pianto pochi giorni fa», prosegue il sindaco, «ma io penso che quelle battaglie, quelle conquiste sono vive e, quindi, vivono pure dopo la scomparsa di Marco e di Emma».

GLI OSTACOLI

Anche per l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio, la targa commemorativa è «un passaggio dovuto, ma niente affatto semplice, perché abbiamo provato anche a trovare altre soluzioni. Questa cosa di scontrarci sempre con i condomini che non danno spazio non è un bel segnale. Era già successo con Pasolini e con Matteotti. Fortunatamente», spiega, «abbiamo poi lavorato su Palazzo Braschi che è di proprietà dell’amministrazione comunale, coinvolgendo la Sovrintendenza. Siamo felici che tutto si sia concluso al meglio nel luogo iconico delle battaglie radicali».

NUOVA INTITOLAZIONE

Smeriglio rilancia un prossimo riconoscimento nelle vicinanze del carcere di Rebibbia: «Entro due o tre mesi dedicheremo a Pannella un vero e proprio largo, per ricordare un’altra battaglia, quella delle condizioni delle carceri, che è ancora aperta oggi come vent’anni fa». Un’altra battaglia combattuta opponendo, come unica arma, solo se stesso.

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