Referendum, l’intervista a Bruti Liberati: «Pm e giudici già separati. La giustizia non migliora»

L’ex procuratore è per il No: «Le correnti? Una ricchezza per il Csm»
PESCARA. Edmondo Bruti Liberati è uno dei pm più importanti degli ultimi anni. Oggi in pensione, la sua carriera segue il cursus honorum che sogna ogni pubblico ministero. Procuratore capo a Milano – forse la Procura più importante d’Italia – è stato anche presidente di Magistratura democratica e dell’Associazione nazionale magistrati. Insomma, conosce bene i temi sensibili del referendum e per questo è attualmente impegnato in un tour de force lungo la costa adriatica a sostegno del No al Referendum. A Pescara, ieri, l’ultima tappa: ha partecipato insieme a Giovanni Bachelet all’iniziativa organizzata dalla Cgil con il Comitato della società civile per il No.
Lo spirito che sembra guidare questa riforma è quella di mettere un “freno” agli errori della magistratura.
«Mi fa sorridere questa interpretazione. Sa perché molto spesso si parla di errori?».
È lei l’addetto ai lavori.
«Perché c’è un giudice di appello che modifica la sentenza di primo grado. C’è solo un modo per evitare che questo accada».
Cioè?
«Lasciare solo un grado di giudizio, cancellando qualsiasi ipotesi di appello. Come nei regimi dittatoriali».
Bruti Liberati, a che punto siamo della campagna referendaria? I toni sembrano essersi accesi.
«Un male che si è accentuato negli ultimi giorni. Mi dispiace che a questa situazione abbia partecipato il ministro della Giustizia».
Si riferisce alla frase sul Csm come organo “paramafioso”?
«È stato superato ogni limite. Penso che ognuno debba essere consapevole del proprio ruolo».
Intanto, gli ultimi sondaggi sembrano confermare la rimonta del No.
«Un dato significativo».
Di cosa?
«Significa che pian piano i cittadini si interessano più ai contenuti della riforma che allo schieramento politico di riferimento».
Lei dice? In tanti pensano il contrario.
«Credo che ci si stia accorgendo che questa è una riforma che non risolve nessun problema della giustizia. L’unica cosa che fa è mettere in discussione un principio fondamentale per tutti i cittadini: l’indipendenza della magistratura».
È quello che dicono tutti i contrari alla riforma.
«Beh, vogliono ridurre all’irrilevanza l’organo ideato dai costituenti per salvaguardare l’indipendenza del potere giudiziario».
Il Consiglio superiore della magistratura.
«L’articolo 104 della Costituzione garantisce l’indipendenza della magistratura da ogni altro potere. I costituenti, per assicurarsi che questo principio fosse effettivo, hanno pensato al Csm, composto per un terzo da politici eletti dai politici e per due terzi da magistrati eletti da magistrati. Ora lo vogliono dividere in due, uno per i ministeri e uno per i giudici: in pratica, lo annullano».
Addirittura.
«Gli tolgono una competenza importante come quella di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati e, soprattutto, introducono la composizione per sorteggio. Che il Csm sarà meno autorevole è certo».
Le conseguenze sarebbero così gravi?
«I cittadini vogliono giudici indipendenti e quindi liberi dall’economia, dalla politica, dai poteri forti. Il Csm è stato l’organo che fino a ora ha permesso che fosse così».
Non si può dire che il Csm sia un organo senza macchia.
«In questi anni ha mostrato i suoi pregi e i suoi difetti. Ma la sua funzione fino a oggi è stata fondamentale».
E sulla separazione delle carriere? È un tema che divide anche una parte del centrosinistra.
«Tralasciando i numeri, veramente esigui, del passaggio da pm a giudice, per fare la separazione delle carriere non c’era bisogno di una riforma costituzionale. O comunque, ora, è solo un aspetto minore».
I favorevoli dicono che la separazione serve l’imparzialità e la terzietà del giudizio.
«A che serve? Sono diversi i casi n cui il giudice preliminare respinge le richieste del pubblico ministero. E poi il giudice, quando decide, non guarda in faccia né il pubblico ministero né l’avvocato. Decide in coscienza, in base alle prove raccolte. Questa riforma non tocca il tema che interessa più agli imputati o alle vittime che cercano una giustizia: avere delle regole del processo che rendano il giudice imparziale».
È su questo punto che bisogna agire?
«Sono regole su cui si può intervenire, si modificano e si migliorano, ma non c’entra niente con la posizione del pm nell’organizzazione giudiziaria».
E le correnti? Il sorteggio del Csm è l’altro cavallo di battaglia dei favorevoli alla riforma.
«In tutti i corpi, magistratura compresa, ci sono posizioni diverse. È naturale ed è un bene che idee diverse sulla giustizia, sulle riforme utili convivano e si confrontino all’interno del Csm. I magistrati si associano nella Associazione Nazionale Magistrati e in differenti “correnti” all’interno di questa».
Per tanti questo è un male.
«Ci sono degli aspetti positivi e degli aspetti negativi, ma la differenza di opinioni è una ricchezza per il Csm. Non andrebbe bene se tutti la pensassero allo stesso modo, non crede?».
Una ricchezza? La denuncia di Palamara racconta di un sistema ben oleato di spartizione delle cariche basato sulle correnti.
«Ci sono state luci e ombre. Le correnti rappresentano delle idee diverse sulla giustizia. In alcuni casi può essere successo che abbiano seguito interessi generali e non particolari. Ma va detto anche che i magistrati, da soli, Nel Csm non decidono nulla, perché ci sono anche i componenti eletti dal Parlamento. Se ci sono state scelte sbagliate, anche loro hanno dato il loro apporto. E che vogliamo fare? Buttiamo a mare tutto questo?».
Non mi ha ancora detto se è d’accordo con il sorteggio.
«Non cambierà il fatto che i magistrati abbiano idee diverse tra loro. E poi non è mai vero che “uno vale uno” Ci sono magistrati più adatti al ruolo da svolgere nel Csm e altri che hanno attitudini diverse».
Chiudiamo l’intervista tornando su Nordio. Ha fatto discutere la sua richiesta al comitato del No di presentare la lista dei finanziatori.
«Per me è pura provocazione. Ci sono due comitati per il No e il limite di contribuzioni che hanno fissato è di 100 euro per cittadino. Quindi di che stiamo parlando?
Lei ha donato?
«Al momento sono impegnato in un giro di presentazioni tra Marche e Abruzzo. Il mio contributo sarà pagare benzina pedaggi?».
Ma non oltre i 100 euro.
«Verosimilmente pagherò di più. Mi autodenuncio sin da ora!».
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