Vasto

Bimbo morto a 15 mesi dopo aver ingoiato la cocaina: la madre non si presenta dal pm

27 Febbraio 2026

Niente interrogatorio per la trentenne romena accusata di omicidio colposo e false dichiarazioni. L’avvocato: «Non è in condizioni psico-fisiche idonee: piange ed è devastata dalla gogna sui social»

VASTO. Non si è presentata in procura. Laura Ionela Mitran, la madre di 30 anni accusata di omicidio colposo e false dichiarazioni per la morte del figlioletto di 15 mesi, spirato lo scorso 10 agosto all’ospedale di Vasto dopo aver ingoiato in casa cocaina, ha disertato l’interrogatorio fissato per ieri mattina davanti al pubblico ministero Silvia Di Nunzio. «La mia cliente», spiega il difensore, l’avvocato Alessandro Cerella, «non è in condizioni psico-fisiche adeguate. Non si tratta di una strategia difensiva: parliamo di una ragazza distrutta e sotto choc per le gravi contestazioni che le vengono mosse; addebiti che, peraltro, è pronta a respingere non appena sarà nelle condizioni di farlo. Laura piange ed è devastata da una gogna sui social che la sta sfiancando».

È stato l’esito dell’autopsia, arrivato mesi dopo, a svelare la terribile verità: il piccolo aveva ingerito cocaina, in una quantità imprecisata, ma comunque sufficiente a causare effetti letali. L’esame medico-legale, affidato al consulente Pietro Falco, è stato chiesto dalla procura di Vasto per fugare ogni dubbio. Sul corpicino del bimbo non erano stati riscontrati né lividi né altri segni di violenza; escluso quindi un ennesimo episodio di morte in culla, si pensò a un caso di soffocamento conseguente all’ingestione di un corpo estraneo o di un biscotto. Il giorno dopo la tragedia gli inquirenti cercarono di ricostruire quanto avvenuto, nelle ore precedenti la corsa in ospedale, in quell’abitazione di Vasto dove la donna viveva con il figlioletto. La trentenne di origini romene – che è madre anche di un altro bimbo – non parlò mai della presenza di droga in casa. Un’omissione che, vista a posteriori, ha costituito senz’altro un ostacolo per le indagini.

Dai successivi accertamenti, in base alla ricostruzione del pubblico ministero, la madre ha lasciato la cocaina incustodita, peraltro in un luogo facilmente raggiungibile dal figlio. La donna non avrebbe vigilato adeguatamente, tant’è che il bimbo è riuscito ad arrivare alla droga e a ingerirla. A causare «per colpa» il decesso del piccolo, sostiene la procura, è stata dunque la trentenne. L’appartamento è ancora sotto sequestro.

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