Famiglia nel bosco, incontro segreto di tre ore con l’assistente sociale: Nathan tratta per riabbracciare i figli

La vicenda di Palmoli. Si tenta di ricucire dopo la cacciata di mamma Catherine e mesi di rapporti molto tesi. Il papà visita la casa del Comune: «Ne servirà una così quando i piccoli torneranno»
VASTO. Un incontro riservato, lontano dalle telecamere e durato quasi tre ore, per cercare una via d’uscita. Al tavolo si sono sedute l’assistente sociale Veruska D’Angelo e la garante regionale per l’infanzia Alessandra De Febis. Nathan Trevallion è stato convocato e ha accettato l’invito. Il padre dei bambini del bosco ha scelto la via del dialogo e della mediazione. L’obiettivo di questa mossa è uno solo: provare a riunire la sua famiglia, che dal 20 novembre scorso si ritrova divisa per effetto dell’ordinanza del tribunale per i minorenni dell'Aquila. L’ulteriore provvedimento di venerdì scorso ha mandato via mamma Catherine dalla struttura protetta di Vasto, dove invece restano i tre figli della coppia anglo-australiana.
Il vertice segreto per trovare una quadra si è tenuto a Monteodorisio, nella sede dell’Ecad, l’ente d’ambito dell’Alto Vastese da cui dipende anche il servizio sociale del Comune di Palmoli. Ieri mattina, in una stanza chiusa al pubblico, Nathan si è ritrovato faccia a faccia proprio con D’Angelo. È lei la professionista le cui relazioni sono finite alla base del provvedimento firmato dai giudici aquilani per togliere i minori ai due genitori.
I rapporti tra le parti, fino a questo momento, sono stati parecchio tesi. Si tratta infatti della stessa D’Angelo che, in totale sintonia con gli operatori e le educatrici della casa famiglia, ha definito Catherine nelle sue relazioni come una persona «oppositiva e riluttante a rispettare regole diverse dalle proprie». Ed è sempre la stessa assistente sociale che, venerdì scorso, ha preteso che la madre uscisse dalla struttura protetta nottetempo. Un allontanamento eseguito senza sconti, avvenuto tra le urla disperate dei figli e con uno dei bambini con la febbre alta. Un momento di rottura totale, culminato nel rifiuto dei servizi sociali di concedere anche solo una proroga di poche ore per ritardare l’esecuzione dell’espulsione. Ieri, però, non si è parlato degli scontri del passato e non si è lasciato spazio ad alcuna polemica. Nelle intenzioni, si sono poste le basi per un ricongiungimento effettivo. In quello stesso lasso di tempo, la garante nazionale per l’infanzia, Marina Terrigni, entrava nella struttura di Vasto per visitare i tre bambini del bosco e per rendersi conto delle loro condizioni di vita all'interno della comunità.
«Il malessere evidente dei bambini», ha spiegato lo psichiatra di parte Tonino Cantelmi, incaricato dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, «sta finalmente spingendo tutti a remare nella stessa direzione. Quello che è mancato in questa storia è un autentico progetto condiviso per fare un percorso virtuoso a favore della famiglia. Oggi sembra che questo stia avvenendo».
Sempre nella mattinata, Nathan ha visitato una nuova casa, un’abitazione messa a disposizione già da tempo dal Comune di Palmoli, dove l’intera famiglia potrebbe trasferirsi in un futuro prossimo insieme alla moglie Catherine. A rivelare questo dettaglio è stato Armando Carusi, il ristoratore che, negli ultimi mesi, ha deciso di offrire in comodato d’uso gratuito il proprio bed and breakfast alla famiglia. «Se mi restituiscono i figli», si è confidato Nathan proprio in quei minuti di sopralluogo, «mi servirà una casa così». Carusi ha aggiunto: «Devo dire che Nathan è rimasto molto contento. È una casa nuova, stupenda, isolata, vicina al bosco e a dieci minuti dal loro casolare. Il contratto stipulato con loro per il mio b&b, peraltro, scade a fine mese».
E mentre in Abruzzo si lavora per trovare una soluzione, il caso giudiziario dei bambini del bosco continua ad agitare il dibattito politico nazionale. Ieri sera, a Milano, è intervenuta in modo diretto la premier Giorgia Meloni. Se la riforma della giustizia non dovesse passare, ha scandito duramente la presidente del Consiglio, l’Italia continuerebbe a fare i conti con «figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno dice o fa nulla di fronte alla realtà di bambini mandati a rubare o a fare accattonaggio».

