«La casa per la famiglia del bosco gratis fino ai 18 anni dei ragazzi», l’annuncio dei proprietari

La vicenda di Palmoli. Armando Carusi e sua figlia Leonora hanno concesso l’abitazione dove ora vive Nathan: «Una fondazione pronta a pagare»
PALMOLI. Catherine Birmingham lo aveva detto nella sua ultima intervista: «In un momento così delicato, facciamo affidamento sul buon cuore degli italiani». A un giorno di distanza, si può dire che quella fiducia fosse ben riposta: le spese d’affitto per la casa dove attualmente risiede Nathan Trevallion sono state coperte fino a fine anno da un benefattore, la Fondazione “Pia Miramar Ets”, e, «se necessario», saranno pagate fino al raggiungimento della maggiore età dei tre bambini della famiglia (due gemelli di 6 anni e la maggiore di 8). A darne l’annuncio sono gli stessi proprietari della struttura, la “Casetta di nonna Gemma”, Armando Carusi e la figlia Leonora.
La famiglia ha aperto gratuitamente le porte del proprio b&b alla coppia nel momento più delicato della vicenda, ad appena qualche giorno di distanza dall’ordinanza del tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha deciso di allontanare i minori puntando il dito – tra le altre cose – sulle condizioni strutturali del loro piccolo casolare nel bosco, a due passi da lì. La formula utilizzata era quella del comodato d’uso, ma il contratto sarebbe dovuto scadere a marzo. Con l’ingresso in campo della Fondazione, i Trevallion ora potranno anche pensare di costruire il proprio futuro qui, se e quando i bambini torneranno a casa.
«È una bellissima iniziativa, siamo molto contenti», dice Leonora Carusi, «avranno a disposizione questa casa per tutto il tempo necessario. Il contratto sarà rinnovabile di anno in anno». Si tratta, insomma, di ampliare il ventaglio di opzioni a disposizione di Nathan e Catherine per il futuro. Tra queste, c’è anche quella di lasciare l’Italia per ricominciare da capo in un altro Paese d’Europa, sempre secondo le proprie regole.
«In quel caso, la Fondazione avrebbe comunque interesse sulla nostra struttura: ha in mente un progetto di sviluppo turistico per questa zona (di Dogliola, ndr)», spiega ancora Leonora, ormai affettivamente legata alla coppia anglo-australiana. «Loro hanno ceduto su ogni punto, spero davvero che la situazione si sblocchi il prima possibile. Se abbandonassero l’Italia? Spero che non lo facciano, ma se accadesse, onestamente, lo capirei. Specialmente se dovessero vivere qui con tutti gli occhi puntati addosso, dovendo rispettare sempre tutte le regole che vorrebbero imporre a questa famiglia. Io farei lo stesso».
Inizialmente i Carusi avevano offerto il b&b per permettere ai Trevallion di portare avanti i lavori di ristrutturazione richiesti dai giudici per il loro casolare e, al contempo, per mettere e a disposizione di Nathan e Catherine un alloggio che offrisse i servizi identificati come necessari dal tribunale: acqua corrente, utenze attive, riscaldamento autonomo, bagno legato alla rete idrica. Un bel gesto che ha avuto grande eco mediatica, ma che non è stato apprezzato da tutti. Come nel caso di Valentina Garrapetta, la consulente tecnica d’ufficio di Simona Ceccoli, la psichiatra nominata dal tribunale per valutare la capacità genitoriale della coppia e lo stato psicologico dei loro figli. La Garrapetta è finita al centro di uno scandalo mediatico a causa della pubblicazione di alcuni post sulla sua pagina Facebook – poi cancellati – esplicitamente contro la famiglia del bosco.
Uno di questi riporta la data del 30 novembre, il giorno esatto in cui la famiglia Carusi ha offerto la Casetta di nonna Gemma a Nathan. Il post, ricondiviso dalla pagina social satirica – e di sinistra – Abolizione del suffragio universale è eloquente. La psicologa, poi, ha accompagnato il contenuto con il commento «Sante parole». «La fiaba esotica della famiglia nel bosco è finita così: con un casolare gratis, immerso nel verde, offerto come se fosse un premio», si legge nel post, «sembrava quasi che l’Italia avesse trovato i suoi nuovi eroi nazionali. Poi arriva la parte surreale. La gara di solidarietà. Con gente che fatica a mettere la benzina in macchina, per questa coppia anglo-australiana spunta dal nulla un casolare gratis».
Il giudizio sprezzante sul gesto di generosità dei Carusi si fa ancora più caustico nella parte finale: «Vedere una famiglia benestante coccolata come se fosse vittima di persecuzione è stato un test perfetto del nostro “cuore d’oro”: quello che batte fortissimo purché la fiaba sia abbastanza pittoresca. A questo punto quasi quasi iniziamo anche noi: domani scaviamo una buca in un giardino condominiale, ci piantiamo una tenda canadese, caghiamo sotto le stelle e aspettiamo che qualcuno ci porti un bilocale vista mare».
Parole che pesano come un macigno sulla presunta imparzialità di Garrapetta, che si è difesa dalle accuse così: «Quei post sono stati pubblicati sul mio profilo personale e risalgono a prima che fossi nominata come consulente». Anche la Ceccoli ha ribadito la propria fiducia nei suoi confronti, ma i dubbi rimangono. Chi si farebbe giudicare da qualcuno che si è già espresso sulla propria situazione, prima di avere un incarico ufficiale? Addirittura sparando a zero su un gesto disinteressato compiuto da chi, in questa vicenda, non ha alcun ruolo? Resta da vedere se qualcuno adesso si scaglierà contro la Fondazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

