San Giovanni Teatino

«Poteva uccidere, è premeditato»: resta ai domiciliari il 18enne che ha accoltellato un coetaneo

18 Aprile 2026

Il giudice convalida l’arresto: potrà uscire solo per frequentare le lezioni nella sua scuola. La testimonianza: «Mi ha detto che ha portato l’arma perché sapeva come sarebbe andata a finire»

SAN GIOVANNI TEATINO. «Ci diceva che si era portato il coltello dietro perché sapeva che sarebbe andata a finire così». È una delle frasi chiave che compaiono nell’ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Chieti, Maurizio Sacco, ha convalidato l’arresto del 18enne finito ai domiciliari per l’accoltellamento del coetaneo avvenuto martedì pomeriggio a San Giovanni Teatino, in località Sambuceto, al culmine di una lite per una cassa bluetooth sparita.

Agli amici avrebbe palesato quindi le sue intenzioni. Il gip ha evidenziato gravi indizi di colpevolezza qualificando i fatti come tentato omicidio, oltre al porto abusivo di arma da taglio. Decisive le dichiarazioni concordi dei testimoni, l’ammissione dello stesso indagato e le circostanze oggettive emerse subito dopo i fatti di via Mascagni, quando lo studente è stato bloccato dagli agenti della squadra volante, coordinati da Andrea D’Angelo, e quelli della mobile, diretti da Francesco D’Antonio. L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Marika Ponziani.

Tutto nasce da un litigio per il presunto furto della cassa, avvenuto la sera precedente. Il giorno dopo i ragazzi si incontrano sul posto per chiarire, ma il confronto degenera rapidamente. Il 19enne, poi finito in ospedale, avrebbe colpito per primo con uno schiaffo e un calcio all’addome. A quel punto l’amico reagisce: afferra il coetaneo al collo, lo tira verso di sé ed estrae il coltello, colpendolo più volte. I fendenti sono tre: due al fianco sinistro e uno dietro la schiena, all’altezza della spalla. Colpi che, sottolinea il giudice, raggiungono zone vitali e risultano idonei a provocare la morte. Le conseguenze sono infatti gravissime: il ragazzo ferito perde molto sangue e viene soccorso dagli agenti, che lo accompagnano fino all’ambulanza del 118 per il trasporto all’ospedale di Chieti, dove viene sottoposto a intervento chirurgico.

Importanti, ai fini della ricostruzione, anche il comportamento dell’aggressore, che si allontana e raggiunge il centro commerciale Porta di Pescara, dove si presenta visibilmente agitato, con una mano sporca di sangue. A un’addetta riferisce di aver fatto «una stronzata» e di aver ferito un amico. Poco dopo viene rintracciato dalla polizia: pure agli agenti ammette tutto, e indica il punto in cui ha gettato il coltello, poi recuperato e sequestrato. Si tratta di un’arma a lama fissa lunga circa 8,5 centimetri (con manico di altrettanta lunghezza). Per il gip, il comportamento dell’aggressore presenta un’elevata carica di aggressività e una chiara idoneità a cagionare la morte, anche alla luce della reiterazione dei colpi e delle parti del corpo attinte. Viene inoltre evidenziato il pericolo di reiterazione, legato alla mancanza di autocontrollo e al fatto che il giovane si fosse già munito dell’arma prima dell’incontro.

Il giudice ha però ritenuto adeguata la misura degli arresti domiciliari, considerando la giovane età e l’assenza di precedenti. Il 18enne, assistito dall’avvocato Vincenzo Brunetti, dovrà restare in casa, e potrà uscire esclusivamente per frequentare la scuola, con rientro immediato al termine delle lezioni. Quanto al 19enne ferito, dopo l’intervento chirurgico è stato dichiarato fuori pericolo. Ieri l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Determinanti potrebbero risultare i racconti di tre testimoni, che hanno riferito come il 18enne sia stata aggredito dal 19enne prima delle coltellate.

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