Calcio

Pescara: dal no di Baldini al mercato, il film della retrocessione

foto di Giampiero Lattanzio

9 Maggio 2026

Dopo la favola con la Ternana, l’addio del tecnico toscano è stato il primo segnale nefasto. Poi la lunga serie di errori, fino all’illusoria rimonta e al clamoroso ko di Padova

PESCARA. Diciamolo subito, per non creare equivoci: il Pescara non è retrocesso a Padova. E non per colpa del rigore calciato da Russo. O, meglio, non calciato da Insigne. Il ritorno in serie C undici mesi dopo la notte magica dell’Adriatico del 7 giugno 2025, con i miracoli di Plizzari che hanno respinto l’assalto della Ternana e trasformato in realtà la magia di Baldini, ha radici più lontane rispetto alla recente trasferta all’Euganeo. Si potrebbe riavvolgere il nastro proprio allo scorso mese di giugno.

Non era neanche passata la sbornia per la vittoria della finale play-off ai rigori, che già i primi segnali nefasti si manifestavano in casa biancazzurra. Il no di Baldini al rinnovo, così simile a quello di Zeman dopo la conquista della serie A nel 2012, ha destabilizzato l’ambiente e fatto emergere le prime perplessità. La società ha puntato su Vincenzo Vivarini, un ex, reduce dai successi di Catanzaro ma desideroso di riscattare l’annata precedente - a dir poco negativa - a Frosinone. Una scelta che si rivelerà azzardata, sia per il club che per il tecnico di Ari.

Il Pescara, tornato in B dopo quattro stagioni infernali in terza serie, ha iniziato la stagione senza andare in ritiro. Per un gruppo ancora ibrido e in costruzione, a metà tra quello promosso e quello da allestire per la categoria superiore, il peggio che si potesse fare. Intanto, tra un allenamento e l’altro sui campi di Silvi e Montesilvano, la rosa non ha preso forma (esempi? In attacco Vinciguerra, Okwonkwo e Tsadjout, in difesa Corbo e Gravillon...), avvicinandosi al debutto con tante, troppe falle nell’organico. L’era Vivarini si è chiusa alla 12ª giornata, il 9 novembre scorso, dopo lo 0-2 contro il Monza, con un penultimo posto in classifica con soli 8 punti. Mancavano cinque mesi alla fine della stagione, ma la retrocessione maturata ieri aveva già preso forma in quel momento.

La scelta per il post Vivarini, non ce ne voglia Gorgone, che ha fatto tutto il possibile da debuttante nella categoria, non ha aiutato: serviva già un mezzo miracolo sportivo e il compito andava affidato ad un tecnico navigato. Ma è arrivato un emergente, alla prima assoluta in B. Il suo impatto con la categoria lo ha confermato: Gorgone ci ha messo quattro partite (due pari e due sconfitte) di rodaggio per arrivare alla prima vittoria (contro la Reggiana, il 20 dicembre). Era la terzultima di andata. Un girone regalato alle concorrenti.

Il mercato di gennaio è un’altra sliding door della stagione. Ceduto il miglior giocatore in rosa, Dagasso (al Venezia, promosso in serie A), ecco grandi nomi: Brugman, Insigne, Altare e non solo. Peccato che nessuno di questi fosse pronto per calarsi immediatamente nella bagarre della lotta salvezza. La rincorsa inizia con il colpo di Avellino, poi un mese di marzo super: 14 punti in 7 partite. Tutto riaperto. Insigne trascina, la difesa regge. Ma è una bolla di sapone: contro la Samp, in casa, in uno stadio pieno, la possibile favola diventa film dell’orrore: ko nei 10’ finali, da 1-0 a 1-2. Una mazzata, da cui il Delfino non si riprenderà più. Zero vittorie nelle ultime cinque, con il pessimo spettacolo di Padova - tra rigore e gol di Pastina al 90’ - come scena madre di un disastro annunciato.

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