Pasquale Marino: «Il Pescara deve crederci, l'Adriatico è un fattore importante»

L’allenatore, oltre 700 panchine in carriera, è un doppio ex della sfida: «La questione del rigore? Bisogna essere in campo per capire certe dinamiche»
PESCARA. Con il Pescara 26 panchine, con lo Spezia 10 in più. Pasquale Marino, allenatore siciliano con più di 700 presenze in carriera tra A, B e C, ha guidato il Delfino nella prima metà della stagione 2013/14. Scelto come tecnico per ripartire dalla B dopo la retrocessione dell’anno prima non riuscì mai a esprimere completamente la sua idea di calcio. Con i liguri invece, nel 2018, riuscì a chiudere la stagione al sesto posto raggiungendo i play off. Oggi osserva il calcio con occhi diversi e sulla partita che potrebbe portare ai play out o il Pescara o lo Spezia, dice la sua da doppio ex.
Mister, tra Pescara e Spezia chi arriva più in condizione per questi ultimi 90’?
«Il Pescara arriva alla partita dopo un ottimo girone di ritorno in cui sono riusciti a fare una rimonta incredibile. Poi certo, i risultati delle ultime partite hanno un po’ ridimensionato l’entusiasmo e spezzato le gambe ai giocatori. Però, se devo dire chi arriva meglio alla partita direi i biancazzurri. Lo Spezia ha vissuto momenti difficili, poche settimane fa hanno ricambiato l’allenatore e questo a volte può rivelarsi un fattore negativo».
La sconfitta di Padova come incide nella mentalità dei giocatori del Pescara che andranno in campo?
«Sicuramente è stata una mazzata. Sbagliare un rigore e poi subire una sconfitta all’ultimo minuto destabilizza la squadra. Vincere avrebbe portato i giocatori ad affrontare la sfida con lo Spezia con un morale diverso».
Tutti hanno visto quello che è successo: Insigne e i giocatori più esperti che si rifiutano di andare sul dischetto. Lei, da allenatore con più di 700 panchine, come avrebbe gestito la situazione?
«In verità non mi sento di poter esprimere giudizi. Bisogna essere in campo per capire realmente quello che è successo. Se c’è stato qualcuno che non si è sentito di calciare sicuramente avrà avuto i suoi motivi, poi purtroppo quando l’epilogo è quello del rigore sbagliato emergono tante situazioni. Ma sono questioni di campo e bisogna essere lì in quel momento per capire realmente cosa è accaduto. Non mi sento di poter dire che è stata colpa dell’allenatore o dei giocatori. Anzi, da ex tecnico, il consiglio è quello di non cercare un colpevole ma andare avanti per la propria strada e affrontare al meglio la partita che rimane».
La speranza di arrivare al play out per il Pescara, così come per lo Spezia, è legata inevitabilmente ai risultati di altri campi, tra tutti quello tra Catanzaro e Bari. C’è il rischio che chi non ha più obiettivi, come i calabresi, possa andare in campo più “rilassato”? O il livello di agonismo resta alto?
«Queste dinamiche sono armi a doppio a taglio. Quando c’è una posta in palio alta l’atteggiamento e l’attenzione sono diverse. Ma è anche vero che quando si gioca senza obiettivi particolari si va in campo senza pressione e con serenità, questo spesso porta a buon risultati».
Nella mente di un calciatore come influisce il fatto che per raggiungere i play out potrebbe non bastare vincere?
«Intanto bisogna pensare a vincere. È vero che il destino ormai dipende anche da altri ma l’obiettivo primario resta quello di fare i tre punti nella partita di domenica, poi si tireranno le somme sperando in un po’ di fortuna. Per quello che ha mostrato il Pescara sarebbe veramente una delusione perché ha fatto un girone di ritorno veramente esaltante e, soprattutto, mettendo in pratica un gran bel calcio».
I risultati positivi nel girone di ritorno sono arrivati grazie agli innesti di gennaio, su tutti Brugman e Insigne.
«Sono due fuoriclasse per la categoria e, nonostante non siano più due ragazzini, l’hanno ampiamente dimostrato. Non dimentichiamoci che quando sono arrivati tutti davano il Pescara per spacciato, ora invece è lì a giocarsi l’ultima carta».
Mister, ultima domanda: ci dice il suo pronostico?
«Vedo il Pescara leggermente favorito per il fattore Adriatico. Se devo dare una percentuale direi 60-40».
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