Palmoli

Famiglia nel bosco: servizi sociali, dai sindaci l’ok alla tutela con i soldi pubblici

Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli

25 Febbraio 2026

Voto unanime dei comuni coinvolti per incaricare l’avvocato di proteggere l’Ente a cui risponde Veruska D’Angelo, l’assistente protagonista di tutta la vicenda

PALMOLI. Un plebiscito per permettere agli assistenti sociali di difendere la propria immagine. C’è il voto unanime di tutti i sindaci interessati dietro la decisione di dare mandato all’avvocato Maria Benedetti di tutelare l’Ente capofila ambito distrettuale (Ecad), che gestisce i servizi sociali in 21 comuni dell’Alto Vastese, compreso quello di Palmoli. Ieri il Centro aveva rivelato come il legale, ingaggiato per offrire «consulenza e assistenza stragiudiziale per la tutela della funzione e dell’immagine di codesto Ente d’ambito» in relazione alla «vicenda della famiglia T.», fosse stato pagato con soldi pubblici; oggi è in grado di dire chi ha preso la decisione di assumere un professionista per difendere l’immagine dell’Ente a cui risponde anche Veruska D’Angelo, l’assistente sociale che ha svolto – e svolge – un ruolo chiave nell’intera vicenda Trevallion.

Alla conferenza dei sindaci dello scorso febbraio c’erano 12 sindaci su 21 invitati. Il nome più noto, e la cui presenza fa più rumore visto la visibilità che ha avuto nelle ultime settimane, è quello di Giuseppe Masciulli, il sindaco di Palmoli che nelle ultime settimane abbiamo visto su giornali, telegiornali e programmi televisivi, quasi sempre difendendo la famiglia del bosco e, a volte, addirittura alimentando dei dubbi sulla necessità di trattenere i tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham nella struttura protetta di Vasto, dove il tribunale per i minorenni dell’Aquila li ha collocati lo scorso 20 novembre, ormai più di tre mesi fa.

Al netto di tutto ciò, il verbale della riunione descrive un verdetto unanime che non permette sfumature. «Tutti i presenti concordano che l’Ente deve dare compiuta informazione sulla propria funzione e sulle modalità in cui la mette in atto», si legge, «considerata la rilevante e screditante attenzione mediatica che lo investe».

Il documento diventa poi, nella sostanza, un’apologia dell’Ecad. Il personale è «altamente qualificato», grazie alla «formazione continua» di tutta l’equipe multidisciplinare, che nel biennio 2023-2024 avrebbe seguito il programma “Pippi”. Il progetto, si legge sul sito del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che prende il nome dal personaggio televisivo Pippi Calzelunghe e che ha come obiettivo «innovare le pratiche di intervento nei confronti delle famiglie cosiddette negligenti, al fine di ridurre il rischio di maltrattamento e il conseguente allontanamento dei bambini dal nucleo familiare d'origine» tenendo in «ampia considerazione la prospettiva dei genitori e dei bambini stessi».

E meno male, verrebbe da dire ripercorrendo l’intera vicenda di questa famiglia, che assomiglia sempre più a un’odissea giudiziaria apparentemente senza fine. L’intero verbale sembra teso a inquadrare la scelta dell’Ente di separare i Trevallion quasi come fosse un unicum. Nei «pochi» altri casi in cui è stato deciso il collocamento dei minori in struttura, è sempre stato «fatto in esecuzione dell’Autorità giudiziaria e mai di iniziativa del servizio». Insomma, ai servizi sociali dell’Alto Vastese non piace sottrarre i figli e, se lo fanno, è perché glielo ordina un giudice.

Per rafforzare questa tesi vengono ricordati i numeri dell’Ecad negli ultimi due anni. Stando al documento, nel 2024 sono stati 59 i minori in carico, di cui 35 affidati dall’autorità giudiziaria, tra cui un minore collocato in struttura e per un periodo limitato di tempo; nel 2025, invece, sono stati 77 i minori in carico all’Ente di cui 16 affidati dal tribunale. Tra questi, due sarebbero stati collocati in casa famiglia nella prima parte dell’anno per rientrare in famiglia «dopo pochi mesi», mentre altri tre sarebbero entrati «nell’autunno». E poi? Non si aggiunge altro. Il riferimento, seppur implicito, è ai tre piccoli Trevallion.

Per loro non viene messo a verbale nessun «periodo limitato» o «per pochi mesi»: per questi bambini non esiste una data di scadenza. E intanto Benedetti passa all’azione difendendo l’operato dell’Ente: «Non ha mai assunto alcun atteggiamento autoritario o ostile verso i genitori né giudicante verso le loro convinzioni e scelte di vita», fa sapere in una nota, «tantomeno è indifferente alla condizione dei bambini. Al contrario è nel loro interesse che ha cercato a lungo un possibile terreno di mediazione che potesse assicurare il rispetto dei diritti fondamentali dei bambini alla casa, all’istruzione e alla socializzazione. Ancora oggi l’Ente continua ad auspicare l’alleanza con la famiglia». 

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