Avezzano verso le elezione, Di Pangrazio: «La città come unica tessera. Il voto? Mi darei nove»

Il sindaco uscente: «Inciucio Pd-Lega? In tanti vogliono noi. Sul “super staff” polemica inutile: guardino in casa loro»
AVEZZANO. Dirigente, docente, avvocato e sindaco: cosa la gratifica di più?
«Sicuramente l'impegno da sindaco: è un percorso quotidiano al fianco dei cittadini per risolvere problemi, migliorare i servizi e rendere la città più bella. C'è una stretta connessione con la mia trentennale esperienza da dirigente, che mi permette di dialogare con i tecnici e trovare soluzioni efficaci. Poi l'attività di docente mi entusiasma da oltre vent’anni: il contatto con i giovani mi permette di conoscerli a fondo e mi stimola costantemente».
Quando ha pensato la prima volta di fare il sindaco?
«Dopo il terremoto, mentre ero direttore alla Provincia e ricoprivo un incarico come direttore del personale al Comune dell’Aquila. C'era molto da fare per riorganizzare il personale e rilanciare il territorio. Furono i cittadini a chiedermi di candidarmi, li incontravo e mi dicevano “ecco il sindaco”. Dopo tanti anni dietro le quinte tra Comune e Provincia, ho sentito il desiderio di dedicarmi in prima persona alla mia città».
Sulla sua scrivania c'è la foto dei suoi figli, che posto occupano nella sua vita?
Ho un rapporto viscerale con Giulio e Stefano. Siamo cresciuti in simbiosi e oggi sono molto simili a me. Ricordo che Stefano, quando ero dirigente al Comune di Avezzano, veniva spesso a trovarmi; i dipendenti giocavano con lui chiedendogli cosa volesse fare da grande e lui rispondeva: “il ragioniere capo come papà”. Oggi lo fa».
E i suoi genitori?
«Sono stati tutto. Mi hanno trasmesso il rispetto per gli altri, la bontà e il valore del perdono, io non riesco a portare rancore. Si sono dedicati interamente a me e ai miei due fratelli con l’unica missione di tenerci uniti. Non passava domenica senza un pranzo insieme e ancora oggi noi fratelli manteniamo questo legame. Mio padre, “nonno Giulio”, era l’amico di tutti».
Il giorno più bello della sua carriera da sindaco?
«Il mio primo insediamento. Accanto a me, oltre ai figli, c’erano i miei genitori. Ricordo perfettamente la commozione negli occhi di mio padre: lui, che negli anni '70 era stato consigliere con la Dc, vedeva realizzarsi il sogno di un figlio sindaco».
E il più brutto?
«Il periodo della sospensione dalla carica a causa di manovre poco chiare, orchestrate da qualcuno. Sono rimasto fuori dall'amministrazione per un anno e mezzo: una profonda ingiustizia che mi ha fatto soffrire molto. Fortunatamente è stato poi accertato che i fatti non sussistevano, nonostante qualcuno avesse giocato sporco».
Quella che ha perso e rimpiange?
«Mario Sbardella. Non era solo un bravo giornalista e un comunicatore istituzionale, ma una persona capace di critica costruttiva e coinvolta a 360 gradi nel lavoro svolto».
Il progetto di cui va più fiero?
«Il piano per le scuole sicure. Rispetto ad altre città, noi abbiamo quasi completato la messa in sicurezza di ogni ordine e grado, raggiungendo i massimi livelli di resistenza sismica e sostenibilità».
C'è un errore che non rifarebbe?
«L'essermi fidato di alcune persone che, come ho avuto modo di appurare, lavoravano solo per interessi personali. Sono stato costretto ad allontanarle».
Quale è il suo posto del cuore di Avezzano?
«Il Monte Salviano, in particolare la passeggiata verso la Madonna di Pietraquaria. Abbiamo valorizzato quel percorso e abbiamo installato un grande cuore che sovrasta Avezzano, simbolo dell’amore che nutriamo per la nostra città».
Cosa fa quando vuole staccare la spina?
«D'estate amo le passeggiate in montagna, d'inverno vado spesso sulla costa per fare sport».
E la musica?
Ascolto principalmente musica classica o i grandi della musica italiana come Lucio Battisti, Anna Oxa e Renato Zero».
Si è mai sentito un leader?
Mi viene riconosciuto di essere un leader autorevole, ma mai autoritario. Non amo l'autoritarismo né la vanità legata ai ruoli, cerco di guidare con sensibilità e disponibilità».
Che voto darebbe alla sua amministrazione?
«Un sette alla precedente e un nove a questa, con la volontà di migliorare ancora».
È vero che non ha mai avuto tessere?
«Non ho mai avuto tessere di partito e nessuno può accusarmi di trasformismo. Considero la “tessera della città” la più importante. Non avere protezioni politiche è una grande responsabilità che richiede coraggio, ma la mia forza è il dialogo quotidiano con i cittadini».
Ideali?
«Ne ho tanti: solidarietà, rispetto delle regole, dell’ambiente e sicurezza sociale».
Quali sono i cantieri prioritari che chiuderete?
«Entro l'estate saranno pronti i due asili nido e la scuola di via Pertini. Poi il nuovo municipio, la ciclovia delle stelle, piazza Matteotti e il nuovo arredo di corso della Libertà».
Tutti entro fine anno?
«Alcuni anche prima».
C'è un'emergenza sicurezza in città?
«Non c’è una vera emergenza ma un tema sicurezza, come in tante città. La sicurezza va affrontata con serietà, non con proclami. È necessario monitorare gli irregolari e prevedere leggi immediate per il rimpatrio di chi compie violenze. Per quanto riguarda i giovani, bisogna abbassare i toni: la costante rappresentazione mediatica della violenza può innescare fenomeni di emulazione».
Oltre alle telecamere e a nuovi agenti cosa volete fare?
«Secondo i dati del ministero, Avezzano è tra le città medie meno problematiche d'Abruzzo. Stiamo comunque potenziando l'organico con 12 nuovi agenti di Polizia locale e contiamo su oltre 200 telecamere intelligenti. Auspico che anche lo Stato aumenti i presidi di polizia e carabinieri per tornare a un territorio pienamente sicuro».
State sostenendo il commercio cittadino?
«Lavoriamo in sintonia con le associazioni di categoria per aumentare l’attrattività della città. Sebbene alcune attività si siano spostate in periferia, stiamo intervenendo per sostenere i diversi settori merceologici e creare nuove opportunità».
E le critiche sui dati delle aperture e chiusure?
«I numeri non possono essere interpretati, soprattutto se sono atti pubblici come quelli del Suap».
Il lavoro in città è altalenante?
«Nel nucleo industriale ci sono aziende in crescita, nuovi arrivi e poi situazioni come quella di LFoundry che mi preoccupa molto. Si tratta di un problema legato al settore della microelettronica che seguiamo con massima attenzione. Ci mettiamo a disposizione delle aziende per quello che ci compete, siamo al fianco dei sindacati e dei lavoratori nelle loro vertenze, non li lasciamo soli».
Cosa manca al nucleo industriale di Avezzano per attirare nuove aziende?
«Mancano attività commerciali di supporto e aziende per la trasformazione dei prodotti del Fucino. Stiamo lavorando con l'Arap per garantire piene agevolazioni fiscali e strutturali a chi deciderà di investire.
E il cinema? C’è una foto con Ridley Scott sulla sua scrivania.
«Un grande regista che ha scelto Avezzano per il suo film: ne siamo entusiasti. Tra l’altro lo scenario ha colpito così tanto che altre produzioni ci hanno già contattato per girare qui da noi. È un valore aggiunto importante per la nostra immagine».
Nuovi progetti?
«Il ponte pedonale per collegare la zona nord e sud della città e la ristrutturazione del complesso Fermi-Corradini, che diventerà un polo con ricettività, spazi espositivi, ristorazione a chilometro zero, università e co-working. Abbiamo presentato un progetto da 25 milioni di euro alla presidenza del Consiglio».
Ha parlato più volte ai giovani, c'è un momento che l'ha toccata?
«Mi emoziono sempre durante gli open day. I ragazzi mi cercano per foto e autografi; sento un affetto puro e spontaneo. Credo che colgano la mia autenticità».
E un progetto che vorrebbe realizzare per loro?
«Un campus sportivo integrato, a disposizione di tutti i giovani della Marsica che possa contare su impianti rigenerati: stadio, piscina e un nuovo velodromo finanziato con fondi Fsc, dotato di campi da basket e pallavolo riconosciuti dal Coni».
Le polemiche sui tempi dei progetti e sulle alleanze: cosa ne pensa?
«Sono una persona leale, faccio tutto alla luce del sole e nella massima trasparenza. La polemica non mi appartiene, sono per il rispetto delle regole».
Sullo staff?
«Forse queste polemiche nascono dal fatto che non ci sono altri argomenti, dovrebbero guardare in casa loro».
Siamo alla vigilia del voto, cosa si aspetta da queste elezioni?
«Che i cittadini mi permettano di completare il lavoro avviato. Essendo stato fermato ingiustamente per un anno e mezzo, ho bisogno di portare a termine i cantieri e i progetti culturali e sportivi in corso».
E i suoi avversari?
«Non mi aspetto nulla. Mi auguro solo una campagna elettorale leale, come quella che ho sempre condotto io. Spero per la città che non sia una campagna di veleni».
Sul presunto inciucio Lega-Pd?
«Il problema è che tanti vogliono stare con noi o che tanti non vogliono stare con gli altri?».
Cosa farà tra un anno?
«Sarò qui, a fare il sindaco».
E tra 5 anni?
«Aiuterò le nuove generazioni ad amministrare bene la nostra città».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

