Maltrattamenti a moglie e figlia, in carcere un medico di Avezzano

14 Marzo 2026

Confermati un anno e 9 mesi di reclusione per il professionista della Asl. Si chiude la vicenda dopo un lungo iter processuale. La difesa valuterà il ricorso a misure alternative

AVEZZANO. È stato condannato per maltrattamenti alla moglie e alla figlia. Si tratta di un medico di Avezzano, in servizio nella Asl, e per il quale è stata emessa la condanna definitiva. Per lui la pena stabilita dai giudici è di un anno e nove mesi di reclusione. La vicenda giudiziaria si è conclusa dopo il passaggio in Corte d’appello dell'Aquila, che ha confermato la sentenza in primo grado del tribunale di Avezzano. Con la pronuncia di secondo grado la condanna è diventata definitiva e nelle scorse ore è stato emesso il provvedimento che dispone l’esecuzione della pena in carcere. Il medico, professionista molto conosciuto nel territorio marsicano per la sua attività nella sanità pubblica, era stato denunciato dalla moglie e dalla figlia, che avevano raccontato agli investigatori una lunga serie di comportamenti vessatori e maltrattamenti avvenuti tra le mura domestiche.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini e successivamente nel dibattimento, le condotte contestate si sarebbero protratte nel tempo, creando un clima familiare pesante e caratterizzato da continui episodi di tensione. Le accuse mosse dalle due donne hanno dato origine all’inchiesta che ha portato al processo davanti al tribunale di Avezzano. Al termine del giudizio di primo grado il medico era stato ritenuto responsabile del reato di maltrattamenti in famiglia e condannato alla pena di un anno e nove mesi di reclusione. La difesa aveva quindi presentato ricorso in appello, chiedendo la revisione della sentenza. La Corte d’appello, tuttavia, ha confermato integralmente la decisione del tribunale, rendendo la condanna definitiva. Proprio in seguito a questo passaggio è stato emesso il provvedimento di esecuzione della pena.

Nel caso specifico si tratta di un reato rientrante tra quelli definiti ostativi, circostanza che ha comportato l’avvio della procedura per la detenzione in carcere. Non è escluso, tuttavia, che il medico possa presentare nei prossimi mesi istanza per ottenere misure alternative alla detenzione, come previsto dalla normativa sull’esecuzione penale, qualora sussistano i presupposti stabiliti dalla legge. La vicenda ha avuto particolare eco nella comunità locale proprio per la notorietà dell’imputato e per il ruolo professionale ricoperto all’interno della sanità pubblica della Marsica. Il procedimento giudiziario si è basato sulle denunce presentate dalle due familiari e sugli elementi raccolti nel corso delle indagini, che hanno portato i giudici a ritenere provata la responsabilità dell’uomo per i maltrattamenti contestati. Con la conferma della sentenza in appello si chiude dunque il percorso processuale, mentre resta ora aperta la fase dell’esecuzione della pena.

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