«Tornerò a finire il lavoro e darò fuoco a tutto»: minacce contro Chiara Gallo, la giudice del tribunale per i minorenni

Padre di quattro figli si sfoga in aula durante un procedimento, poi fugge: identificato dai carabinieri. L’Anm: «Piena solidarietà alla collega»
L’AQUILA. Aria sempre più pesante al tribunale per i minorenni dell’Aquila. I malumori verso la giustizia minorile alimentati dal caso della famiglia del bosco ieri si sono condensati contro la giudice onoraria Chiara Gallo. La donna, di professione psicologa, è stata aggredita verbalmente nel corso di un’udienza dal protagonista del procedimento, un 44enne di origine laziale ma residente a Roseto degli Abruzzi. All’uomo era già stata sospesa la responsabilità genitoriale, e ieri era in discussione l’affidamento. «Chi siete? Voi fate come vi pare e strappate i figli alla gente. Tornerò a finire il lavoro e darò fuoco a tutto», avrebbe urlato prima di allontanarsi frettolosamente dall’edificio. Sul posto sono arrivati polizia e carabinieri, che adesso indagano sull’episodio. In particolare, sarebbero al vaglio le registrazioni dell’udienza.
Il fatto di cronaca si inserisce nel più ampio quadro della delicatissima situazione dei Trevallion. Dopo aver deciso, il 20 novembre, di allontanare i tre figli della coppia angloaustraliana e contestualmente sospendere la responsabilità genitoriale, lo scorso venerdì il tribunale per i minorenni ha optato per un ulteriore strappo nei confronti della famiglia, allontanando la madre dalla struttura protetta di Vasto dove aveva vissuto fino ad allora per restare vicina ai suoi piccoli. L’ordinanza prevedeva anche il trasferimento dei bambini in un’altra struttura a causa della «impossibilità di gestire il nucleo familiare» ma, nonostante sia a tutti gli effetti valido, il provvedimento non ha trovato attuazione nella sua parte più importante.
Una situazione sui generis e di difficile comprensione, soprattutto per quanto riguarda le modalità con cui è stata attuata l’ordinanza: di fretta, senza una verifica preventiva sulle sue possibilità effettive di applicazione. Alla fine, il vero risultato è stato soprattutto quello di esacerbare ulteriormente le tensioni nei confronti della magistratura in un periodo, quello della campagna referendaria, già particolarmente difficile per le toghe.
«Questo è il clima che si respira e con il quale siamo costretti a lavorare qui», hanno ammesso alcuni dei magistrati esausti del Palazzo di Giustizia aquilano. E pensare che solo qualche giorno fa è stata rafforzata la vigilanza per la presidente uscente del tribunale per i minorenni del capoluogo, Cecilia Angrisano, per le minacce ricevute via social. Intimidazioni arrivate dopo che la giudice ha messo la sua firma su tutti i provvedimenti adottati nei confronti della famiglia, da quello del 20 novembre al più recente.
Come nel caso dell’Angrisano, anche per la Gallo la magistratura è immediatamente arrivata in soccorso. L’Associazione nazionale magistrati Abruzzo ha voluto esprimere «piena solidarietà alla collega», trovando il sostegno dell’Anm nazionale, che ha dichiarato. «Tutti i magistrati devono poter fare il proprio lavoro in serenità e nell'esclusivo interesse della collettività. Gli attacchi di questi giorni rivolti alla magistratura, anche per la vicenda che riguarda lo stesso tribunale, hanno conseguenze profondamente negative. Per questo è fondamentale che cessino gli attacchi».
Alle parole dell’Anm non sono però corrisposte frasi dello stesso tenore della politica, specialmente da parte della maggioranza. Che invece ha attaccato duramente la magistratura per il caso della famiglia del bosco. Dalla premier Giorgia Meloni al vicepremier Matteo Salvini fino all’altro vicepremier, Antonio Tajani, tutte le figure di vertice del governo hanno criticato apertamente la decisione del tribunale di separare la famiglia una seconda volta. Il voto in arrivo sulla giustizia ha avvelenato i pozzi del dialogo, trasformando il dibattito sulla riforma un derby calcistico. E così, in un referendum dal contenuto estremamente tecnico, sono le notizie di cronaca a dettare i ritmi della discussione pubblica.
Non è un caso che per la vicenda si sia scomodato persino il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha annunciato che i suoi ispettori la settimana prossima – verosimilmente martedì – saranno all’Aquila per condurre approfondimenti sul caso. Il guardasigilli non ha ancora espresso posizione sulla storia dei Trevallion («Aspetto di avere tutte le carte»), ma la sua è una decisione che rivela il clima che si respira in questi giorni. Quello di uno scontro a viso aperto.
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