«Mitragliatrici contro i violenti», tolte le deleghe all’assessore

Verrocchia lascia la giunta ma rimane in consiglio comunale. Paga la mancata rimozione della frase choc Zauri: «È venuto meno il rapporto fiduciario e collaborativo». Resta la frattura nel centrodestra
PESCINA. Revoca di tutte le deleghe all’assessore del Comune di Pescina, Guido Verrocchia, a dieci giorni dal post su Facebook dove invocava l’utilizzo di mitragliatrici (e non di idranti) contro i manifestanti violenti. La tempesta innescata dalla frase ha scatenato una vera resa dei conti politica nel Comune abruzzese che ha dato i natali allo scrittore Ignazio Silone, portando il sindaco Mirko Zauri (Fratelli d’Italia), a togliere le deleghe a Verrocchia, delegato alla Sicurezza, al Patrimonio e alla frazione di Venere. Un atto annunciato che rischia ora di innescare un effetto boomerang all’interno della maggioranza. Perché altri scossoni potrebbero arrivare.
IL POST
Tutto è iniziato il 9 febbraio scorso quando Verrocchia ha affidato ai social un commento. In un clima di forti tensioni per le sommosse anti-Olimpiadi di Milano, pochi giorni dopo le proteste di Torino – nel corso di un corteo in difesa del centro sociale di Askatasuna, dove sono rimasti feriti anche due poliziotti abruzzesi – l’ex assessore ha pubblicato un post dal contenuto inequivocabile: «Non tav, no ponte, no nucleare, pro Pal, centri asociali, pro tutto e tutti fuorché Italia e italiani, addirittura adesso anche cortei antagonisti disordinati anti Olimpiadi. Belle figure agli occhi del mondo. Unica soluzione, giunti a questo punto, sostituire gli idranti dei mezzi anti sommossa con mitragliatrici a nastro». Da qui il polverone. Successivamente alimentato da Andrea Scanzi. Il giornalista, con un intervento social diventato virale in poche ore (14mila like e 6mila commenti), ha usato toni sarcastici: «Questo fine intellettuale si chiama Guido Verrocchia, assessore comunale di Pescina, eletto in quota Lega. Ha commentato su Facebook – con grazia ed equilibrio – i cortei di protesta anti-Olimpiadi dei giorni scorsi. E stranamente anche questo luminare è di destra. Daje!». Quindi le reazioni, con gli immancabili attestati di solidarietà a Verrocchia. Tanti rappresentanti istituzionali lo hanno difeso o hanno messo un like di apprezzamento. Il coordinatore marsicano della Lega, l’imprenditore Andrea Longo di Gioia dei Marsi – partito al quale apparteneva precedentemente l’ex assessore – ha condannato senza mezze misure le frasi di Verrocchia.
L’ULTIMATUM
Lo stesso sindaco Zauri, percependo la gravità della situazione e non condividendo i contenuti pubblicati, ha chiesto immediatamente a Verrocchia la rimozione delle dichiarazioni e la pubblicazione di scuse ufficiali. L’assessore, tuttavia, non ha dato seguito alla richiesta, rimanendo fermo sulla sua posizione. Il post è rimasto online fino a quando non è intervenuto direttamente il sistema di moderazione di Facebook, che ha rimosso il contenuto per violazione degli standard della community relativi ai messaggi di odio e violenza. Visto che in modo informale non era stato ottenuto alcun risultato, Zauri, mercoledì 11 febbraio, ha convocato un vertice di maggioranza che si è tenuto sabato 14. Una vera e propria “riunione fiume” durata ore, nel corso della quale il primo cittadino ha parlato con estrema chiarezza all’assessore: o rimuovi con scuse pubbliche il post o verranno revocate le deleghe. Nonostante i tentativi di trovare una sintesi politica, l’incontro ha fatto emergere una frattura insanabile in maggioranza. Certificata dal sostegno del vicesindaco Luigi Soricone e del presidente del Consiglio comunale Vincenzo Parisse a Verrocchia. Il sindaco si è preso del tempo per riflettere e ha annunciato di valutare la possibilità delle dimissioni. Perché l’obiettivo dichiarato è sempre stato quello di «tutelare il buon nome di Pescina». Alla fine Zauri non ha avuto alcun riscontro e ha deciso di procedere con la revoca.
LA DIFESA
Qualche giorno prima che l’atto di revoca divenisse ufficiale, però, Verrocchia ha cercato di spiegare la propria posizione. «Il linguaggio usato è stato inopportuno e me ne assumo la piena responsabilità, come già abbondantemente ribadito», ha precisato sui social, «chi ricopre un ruolo pubblico deve prestare massima attenzione alle parole; su questo non mi sono mai tirato indietro e non intendo farlo ora». Verrocchia, facendo il pieno di like, ha rivendicato la natura del suo intervento, rispedendo al mittente le accuse di istigazione. «Non ho mai sostenuto», ha proseguito, «né giustificato la violenza, ma inneggiato alla legittima difesa e alla vicinanza nei confronti delle forze dell’ordine, due antipodi. Poi, il travisamento della libera o condizionata interpretazione è altra cosa per cui non posso sentirmi il responsabile». Ma è rimasta la spaccatura. Sulla quale pesa e peserà l’appuntamento elettorale con le Comunali previste per il 24 e 25 maggio. Da una parte si è consolidata la squadra pro Zauri che sta lavorando per la sua ricandidatura, dall’altra si è rafforzata una frangia parallela all’attuale sindaco che già guarda alle urne in modo autonomo (sempre in quota centrodestra).
IL DECRETO
L’atto ufficiale di revoca delle deleghe a Verrocchia porta la data del 19 febbraio (giovedì scorso). E recita in questo modo: «Viste le recenti dichiarazioni pubblicate dall’assessore Verrocchia sul proprio profilo Facebook che hanno generato un ampio dibattito mediatico e finito per esporre la città di Pescina in modo non coerente con il percorso istituzionale e culturale che l’amministrazione comunale ha sempre perseguito, dato che il sindaco non ha condiviso da subito i contenuti del post sopra richiamato e ha richiesto immediatamente all’assessore Verrocchia la rimozione delle dichiarazioni pubblicate sul proprio profilo e contestuale pubblicazione di scuse in virtù della carica istituzionale rivestita dall’assessore; a seguito di tale richiesta Verrocchia non ha provveduto a rimuovere il post; dato atto che è stata convocata una riunione di maggioranza, durante la riunione si è cercato di trovare una sintesi politica e istituzionale ma è emerso che è oggettivamente venuto meno il rapporto fiduciario e collaborativo con l’assessore Verrocchia; sono venute meno le condizioni per la permanenza dello stesso nella carica e nelle sue funzioni». Alla luce di tutto ciò, Zauri ha ritenuto «di procedere alla revoca della nomina ad assessore conferita a Verrocchia specificando che il venir meno del rapporto fiduciario con la stesso non è da intendersi riferito a qualità personali o professionali dell’assessore e che la revoca è finalizzata a salvaguardare la serena prosecuzione del mandato amministrativo, nell’attuale momento storico-politico della città di Pescina, nonché per ragioni afferenti ai rapporti e agli equilibri politici all’interno della maggioranza e sul rapporto fiduciario esistente tra il sindaco, quale capo dell’amministrazione comunale e il singolo assessore». Verrocchia, quindi, non siederà più in giunta ma rimarrà in consiglio comunale dove è stato eletto. La maggioranza, per il momento, si è arroccata nel silenzio. Entro il 30 aprile dovrà approvare il rendiconto di bilancio e a Zauri serviranno i numeri. Da qui anche l’ipotesi di un possibile rimpasto di deleghe. Ben più ampio.

