Polipo non asportato in clinica, risarcimento da 940mila euro

Per il giudice i sanitari della Ini di Canistro omisero rimozione, analisi e il follow-up successivo. Il quadro avrebbe portato in seguito al tumore che causò la morte di un paziente 62enne
AVEZZANO. Un caso di presunta malasanità si conclude con una condanna pesante per la Clinica Ini di Canistro. Il Tribunale di Avezzano, con sentenza pronunciata dal giudice Giuseppe Perri, ha riconosciuto la responsabilità professionale dei sanitari dell’Istituto Neurotraumatologico Italiano (Ini) per la morte del paziente di 62 anni, avvenuta nel 2016, accogliendo il ricorso dei familiari. Al centro della vicenda, un intervento eseguito nel marzo 2011 nella divisione di Canistro, durante il quale – secondo quanto accertato in giudizio – i medici avrebbero omesso di asportare un polipo rettale individuato nel corso di una colonscopia, senza sottoporlo ad analisi né informare adeguatamente il paziente. Proprio quella lesione, secondo le conclusioni dei consulenti tecnici d’ufficio, sarebbe con “ragionevole certezza” all’origine del tumore al retto-sigma diagnosticato nel 2015 e poi evoluto fino al decesso. Un nesso causale non assoluto, ma ritenuto sufficientemente probabile secondo il criterio del “più probabile che non”, adottato dal giudice.
La sentenza ricostruisce in modo dettagliato il decorso clinico: dopo l’intervento del 2011, il polipo non venne rimosso né monitorato; quattro anni dopo emerse una neoplasia già avanzata, con metastasi epatiche e polmonari. Nonostante cicli di chemioterapia, la malattia progredì fino alla morte, avvenuta l’8 agosto 2016. Secondo il tribunale di Avezzano, la condotta dei sanitari è stata caratterizzata da «gravissimi elementi di censurabilità», per l’omessa asportazione del polipo e la mancata attivazione di un adeguato percorso diagnostico e di follow-up, in contrasto con le linee guida oncologiche già allora consolidate. Respinte le eccezioni di prescrizione sollevate dalla difesa, il giudice ha quindi riconosciuto il diritto al risarcimento in favore dei familiari, sia per i danni subiti direttamente sia per quelli ereditati dal defunto. Alla moglie sono stati riconosciuti 259.105 euro, alla figlia 272.565 euro e al figlio 279.295 euro.
A queste somme si aggiungono ulteriori 130.451 euro complessivi per i danni sofferti dal paziente prima della morte, da suddividere tra gli eredi. La struttura sanitaria è stata condannata al pagamento delle somme, mentre la compagnia assicurativa Generali Italia dovrà tenerla indenne nei limiti della polizza. Restano invece a carico dell’Ini le spese legali, per la mancata condivisione della gestione della lite con l’assicurazione. La vicenda ha avuto origine dal ricorso presentato dagli eredi, che avevano denunciato una serie di omissioni mediche, tra cui la mancata rimozione e caratterizzazione del polipo rilevato nel 2011, ritenute determinanti nell’evoluzione della malattia. I familiari della vittima sono stati assistiti dall’avvocato Berardino Terra. Il consulente di parte era l'anatomopatologo Mauro Arcangeli dell'Università dell'Aquila.
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