Schianto mortale a 100 all’ora, il papà di Gioia: «Tragedie simili non dovranno ripetersi mai più»

I familiari della studentessa 20enne tornano a parlare dopo la condanna del conducente dell’auto: «Se questa è la giustizia degli uomini, la accettiamo con rispetto»
AVEZZANO. In un tempo in cui il rumore delle parole spesso supera il peso dei fatti, c’è chi si affida al silenzio come forma di rispetto, di dolore e di verità. È la scelta di Gianluca Muliere, padre di Gioia, tornato in queste ore a parlare pubblicamente, con parole misurate e profonde, mentre la sentenza sull’omicidio stradale che ha spezzato la vita della figlia è tornata al centro dell’attenzione mediatica con la condanna a quattro anni con la concessione dei domiciliari di Mario Cordischi, il 25enne che era alla guida dell'auto prima del tragico schianto la notte di Pasqua del 2024. «In queste ore stanno circolando, sui social e su alcune testate giornalistiche, commenti e riflessioni in merito alla sentenza emessa nei mesi scorsi», scrive il padre.
«Siamo a conoscenza di quanto pubblicato, ma scegliamo consapevolmente di non entrare nel dibattito mediatico». Non c’è polemica, non c’è rancore, non c’è alcun attacco. C’è, invece, una presa di distanza lucida e sofferta da una discussione che la famiglia sente di non poter e non voler alimentare. «Io e la mia famiglia viviamo questo momento nel silenzio e nel raccoglimento», prosegue Muliere. «Non intendiamo rilasciare dichiarazioni, né commentare decisioni o giudizi che non spetta a noi esprimere». Parole che restituiscono il senso di una ferita che non si rimargina, di una perdita che non conosce attenuazioni con il passare del tempo.
«L’unica verità che ci accompagna, ogni giorno, è l’assenza di Gioia», scrive ancora, «un’assenza che diventa presenza viva nella memoria e nell’amore. Una figlia, una sorella, un’amica dal sorriso luminoso, che continua a vivere nei nostri cuori e nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di conoscerla». Nel messaggio non c’è spazio per giudizi sulla sentenza, ma c’è il riconoscimento sobrio e doloroso di ciò che è stato deciso. «Solo Dio conosce fino in fondo quanto è accaduto», afferma il padre. «Se questa è la giustizia degli uomini, la accettiamo con rispetto, pur nel dolore che ci attraversa». È una posizione che parla di dignità, di fede e di un senso profondo della giustizia, distinto dal bisogno di rivalsa.
Una giustizia che non può restituire una vita, accolta senza contestazioni, nella consapevolezza dei limiti umani davanti a una tragedia irreversibile. L’unico desiderio che emerge con forza è rivolto al futuro e alla collettività. «Il nostro unico auspicio è che tragedie simili non si ripetano mai più, affinché nessun’altra famiglia sia costretta a vivere una perdita così ingiusta e devastante». È un appello silenzioso, ma intenso, che trasforma il dolore personale in monito civile. Il messaggio si chiude con una scelta chiara e definitiva: «Oggi scegliamo il silenzio. E affidiamo Gioia alla pace e alla luce eterna». Un silenzio che non è vuoto, ma carico di amore, di memoria e di una speranza che va oltre il giudizio degli uomini.
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