Il patto d’amore di Masci: «La politica torni umana»

foto di Giampiero Lattanzio
Il sindaco per la prima volta in aula con la moglie: «Le parole possono fare male»
PESCARA. «Se la prima volta vinci per una combinazione di eventi e la seconda per la fiducia dei cittadini, la terza volta vinci perché c’è un atto d’amore. È difficilissimo vincere tornando al voto dopo meno di due anni, quando ancora non hai avuto il tempo di attuare totalmente il programma. Ma i cittadini sanno che io, insieme ai miei assessori e consiglieri, porto avanti gli impegni con passione e cuore». Dopo due proclamazioni, la prima era stata nel 2019, il sindaco Carlo Masci inizia il terzo mandato scegliendo di rompere il diaframma tra politica e vita privata: entra nella sala consiliare insieme alla moglie Antonella in carrozzina, che sorridente cattura con gli occhi lucidi quella scena che da anni non vedeva.
Accanto a Masci si stringe tutta la famiglia, a cominciare dai primi sostenitori, i figli Angela e Fabio. E questa volta c’è anche il piccolo Carlo, una gioia arrivata in casa Masci proprio nel bel mezzo della campagna elettorale mentre piovevano polemiche e attacchi incrociati. Ma Masci, ora per la terza volta con la fascia da sindaco, velatamente le respinge al mittente così: «Per la prima volta ho portato mia moglie in carrozzina per far capire a tutti che dietro le persone ci sono famiglie, sentimenti, dolori. E allora, certe volte, quando si fanno e si dicono le cose in politica bisogna stare molto attenti».
LA PROCLAMAZIONE. Il giorno della proclamazione ufficiale di sindaco e consiglieri eletti è per Masci anche l’epilogo di un’odissea burocratica. Così in 20 minuti serrati, senza appunti da leggere, parla diretto alla sua città: mette a nudo i suoi sentimenti, mostra i suoi affetti che ha sempre tenuto al riparo dalla politica, ripercorre i giorni duri del Comune a partire da quando ha letto per la prima volta la sentenza del Consiglio di Stato. «Ricordo ancora dove ero fisicamente quando mi arrivò quel messaggio: sono quei momenti che restano impressi nella vita. La prima cosa che ho pensato è stata: ma sono ancora sindaco? Poi ho rielaborato tutto e ho detto: affronteremo anche questo, con la solita determinazione e con la solita fede. Perché io penso sempre che da una difficoltà possa nascere un’opportunità per tutti. E che cosa è successo? La cosa più bella che mi potesse capitare: vincere per la terza volta al primo turno nella mia città». Tra il pubblico in ascolto, ci sono amici, familiari, politici e sostenitori: a loro Masci confida paure e gioie. «La prima cosa che ho fatto questa mattina è andare in chiesa a Sant’Antonio a prendere la comunione e a ringraziare Dio, perché da una difficoltà è nata una grande opportunità».
I PILASTRI DEL MASCI TRIS. Il primo grazie Masci lo dice a loro: «I miei figli, che mi sono stati vicini nel momento più difficile della mia vita», rivolge il pensiero ad Angela e Fabio che stringono la mano della mamma. «Se non avessi avuto accanto la mia famiglia, i miei amici, probabilmente non sarei riuscito ad affrontare tutto questo». Si prova a nascondere tra il pubblico la sorella Giovanna. «La vedo aggirarsi anche oggi, lei è sempre presente al mio fianco, ma si nasconde». Masci delinea i cardini della Pescara che verrà: «La solidarietà, la cultura, intesa come cultura sociale per arrivare anche ai quartieri più difficili, il verde, la sostenibilità ambientale e le infrastrutture. È questo l’impegno che vogliamo assumere di fronte alla città, di fronte ai giovani». E come a siglare un patto col destino, le promesse del sindaco vengono interrotte dal pianto del nipotino nella culletta. «Ecco, mio nipote lo capisce ancora meglio. È per quelli come lui che vogliamo lavorare affinché gli possiamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato».
«UNA CROCE PER DUE ANNI». Masci snocciola passato e presente dell’amministrazione e trasforma un atto d’ufficio in un momento di liberazione. Mentre parla al microfono, arriva il dirigente comunale Roberto Torricella che porta la cartellina con la lista dei presidenti di seggio da nominare per il referendum perché quelli scelti dalla Corte d’Appello hanno rifiutato l’incarico. «Se ora non firmassi, commetterei una omissione di atti d’ufficio», dice firmando le carte sotto i riflettori, così da scacciare le ombre che lo hanno inseguito per mesi. «Firmo i nomi individuati dall’ufficio elettorale sulla base delle disponibilità dei cittadini: sono persone che nemmeno conosco. Per atti dovuti come questi, sono stato accusato ingiustamente di essere disonesto e di nominare persone di fiducia nei seggi. Ho portato questa croce sulle spalle per quasi due anni ed è una cosa che non auguro a nessuno». Masci rincara la dose e legge davanti a tutti i nomi dei presidenti di seggio. Uno per uno. «La politica non può essere lacrime e sangue. È condivisione. Non possiamo mettere in dubbio le azioni degli altri», continua Masci, «ora dobbiamo tornare alla politica vera e seria».
IL PUBBLICO. Sotto le luci della sala, Masci squarcia il velo della formalità davanti alla platea: in prima fila la famiglia, poi i politici affezionati, i leader del centrodestra, a partire dal presidente del Consiglio regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri, il coordinatore regionale di Forza Italia Nazario Pagano, il deputato di Fratelli d’Italia Guerino Testa e il coordinatore regionale della Lega Vincenzo D’Incecco. Tutti in tiro, ci sono i consiglieri di maggioranza e quelli dell’opposizione, che in silenzio incassano gli attacchi velati. Presente anche il consigliere civico Domenico Pettinari, l’altro candidato sindaco, che però prima della fine esce dall’aula, insieme ai consiglieri del gruppo Massimiliano Di Pillo e Giovanni D’Andrea, e non partecipa alla foto di rito. Grande assente della cerimonia il consigliere Carlo Costantini, il primo avversario politico di Masci, tra gli architetti del ricorso elettorale che ha riportato al voto i pescaresi di 23 sezioni per le troppe anomalie. Masci, però, non guarda indietro. Chiude il capitolo delle polemiche e va avanti. «Adesso rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo. Perché con il lavoro arrivano i risultati. Avanti con la stessa passione, con lo stesso cuore».
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