L’ultima resa dei conti in tv, scontro Masci-Costantini sui voti per il ballottaggio

7 Marzo 2026

Clima teso negli studi di Rete8 tra i 4 candidati: nessuno si stringe la mano. Scambio di accuse su rincari delle tasse, parcheggi a pagamento e multe

PESCARA. Nello studio centrale di Rete8, il clima è teso: a telecamere spente, i candidati si salutano appena, neanche a pensarci di stringersi la mano e farsi l’in bocca al lupo per le elezioni di domani e lunedì e dire «vinca il migliore»; a telecamere accese, il confronto è serrato, è un tre contro uno. I tre sono Carlo Costantini, il candidato del centrosinistra che insegue il sogno del ballottaggio, Domenico Pettinari, il civico dal 13,08% che vuole allargare la sua base, e Gianluca Fusilli di Italia Viva che, da una base dell’1,73%, potrebbe ambire, fino a quanto la matematica lo permette, a un posto in consiglio comunale. Uno è il sindaco uscente, Carlo Masci di Forza Italia, il candidato di centrodestra che parte dal 50,95% del 2024, quasi 500 voti in più della soglia del 50% necessaria a vincere al primo turno: «Ci vuole pazienza per fare il sindaco», dice Masci, «e ci vuole tutta la pazienza di Giobbe per fare il candidato sindaco perché ne sento di tutti i colori».

L’ultimo confronto in tv di una campagna elettorale strana, avviata da due sentenze per il caos delle schede, una del Tar di Pescara e l’altra del Consiglio di Stato, sullo sfondo di un’inchiesta della Procura ancora aperta, ci regala una doppia immagine di Pescara: la Pescara dell’opposizione è fatta di «gabbiani e ratti» che mangiano tra i rifiuti, di una stangata sulle tasse senza pari, dalle multe con le telecamere ai semafori fino agli aumenti dei parcheggi a pagamento, di cittadini presi in giro con «gli asfalti elettorali»; e poi c’è la Pescara di Masci, «un’altra città dal 2019 in poi» che inanella record come il titolo di città turistica d’Abruzzo con 743mila presenze nel 2025, 5 volte Bandiera Blu dopo i divieti di balneazione del passato, i cantieri annunciati per decenni e adesso partiti, a partire dall’area di risulta con il parco e il palazzo della Regione Abruzzo.

È la bellezza della politica che si riassume in una frase di Fusilli: «In politica due più due non fa sempre 4, a volte fa 3 e a volte fa 5», dice l’ex parlamentare che si definisce “cittadino speciale”. E i numeri stavolta non sono un dettaglio: si vota in 23 sezioni su 170 con quasi 14mila pescaresi chiamati alle urne e il risultato finale sarà la somma con i dati degli altri 147 seggi ormai acquisiti dal 2024. Costantini, da una base del 34,24%, sogna il ballottaggio che si farebbe il 22 e 23 marzo in occasione del referendum sulla giustizia: «Certo che è possibile», dice, «l’importante è recuperare 466 voti: non capisco perché il candidato Masci debba vivere il ballottaggio con questa disperazione, un sospetto ce l’ho, e allora diciamo che andiamo al ballottaggio e facciamo scegliere alla città di Pescara il sindaco».

La matematica però può essere anche un’opinione: «Per andare al ballottaggio», risponde Masci. «Costantini dovrebbe recuperare 1.089 voti: il vantaggio che abbiamo noi rispetto ai voti di tutti gli altri candidati sindaco messi insieme, è tale per cui loro dovrebbero prendere il 57, 58, 59%. Questi sono i numeri reali». E per Masci è un’ipotesi impossibile: «Mi auguro che tante persone vadano a votare perché i cittadini potranno giudicare quello che è stato fatto in 20 mesi». «Tutto può succedere, si può stravolgere il risultato del 2024 e noi siamo pronti», ricorda Pettinari, «perché, diciamola tutta, adesso i partiti dicono che faranno qualcosa di diverso rispetto a quello che non hanno fatto quando ne avevano la possibilità. Noi siamo indipendenti».

Come andrà a finire dipenderà tutto dall’affluenza: al primo atto del 2024 votarono 6 pescaresi su 10, il 61%. L’ultimo sondaggio del Centro e di Rete8 stima un’affluenza tra il 40 e il 45%. «Mi verrebbe da dire che devo andare a controllare visto che non si sa», dice Masci che prova a scherzare, «una cosa è certa, se qualcun altro farà ricorso non mi candiderò più». E Costantini ribatte: «Allora bisogna dire che hanno fatto le cose non bene». E Masci: «Non riesce neanche a scherzare, non riesce neanche a sorridere. E sorridete qualche volta».

La campagna elettorale era cominciata ancora prima di iniziare per davvero: il primo spiffero era arrivato con il ricorso al Tar sulle schede scomparse e riapparse, i verbali compilati anche a matita e le buste con i voti ritrovate strappate, presentato da due cittadini vicini a Costantini e dall’ex consigliera Stefania Catalano, prima dei non eletti del Pd; già in attesa della sentenza, la politica si era messa in moto seguendo la strada delle accuse incrociate; e in questo piano inclinato, Masci ha dato il colpo di grazia con la denuncia a Costantini per le sue dichiarazioni su quello che accadde nei seggi un anno e 9 mesi fa. E davanti alle telecamere va in scena la resa dei conti: «Il centrodestra, quando incontra elettori che magari non lo votano, gli dice tanto tu non voti, cioè sta ingenerando il dubbio che il cittadino non voti, c’è un’attività di disinformazione seriale perché è evidente che se le persone non vanno a votare si riduce la possibilità che il risultato vada ribaltato».

«Questa è un’affermazione gravissima, ma che non ha nessun riscontro, se non fosse qualche chiacchiera da bar», ribatte Masci, «per quel che mi riguarda le metto da parte, ma qualcuno le porta nel dibattito politico. I candidati del centrodestra stanno facendo una campagna elettorale molto attiva e si vedrà alle elezioni». Masci guida Pescara dal 2019, compresa l’emergenza Covid e l’opportunità dei fondi Pnrr: 7 anni che i candidati leggono con occhi diversi. Masci si autopromuove: «Abbiamo fatto veramente tante opere pubbliche che hanno cambiato il volto della città e i cittadini l’hanno visto. Sette anni fa, quando sono arrivato, avevamo il mare inquinato, il predissesto, zero opere pubbliche, c’era il mercatino etnico al centro della città, avevamo il Ferro di cavallo e i palazzi Clerico, avevamo lo svincolo a trombetta, pochissimi turisti mentre oggi è cambiato tutto».

Pettinari lo boccia: «In questi sette anni ho colto un iperattivismo nel danneggiare interessi generali della collettività con scelte politiche scellerate e dannose per la nostra Pescara. Quest’amministrazione ha aumentato le tariffe dei parcheggi, la Tari, il canone unico patrimoniale, le mense scolastiche. Hanno aumentato tutto ciò che si poteva aumentare e, con i T-Red, hanno fatto migliaia di multe. E poi, con quale faccia, uno può vantarsi della Bandiera Blu quando le politiche scellerate hanno danneggiato la nostra marineria?». Costantini dice: «Mi servirebbero tre ore per descrivere i disastri di questi 7 anni. Forse, hanno lasciato le betonelle: l’amministrazione Masci sarà ricordata come l’amministrazione delle betonelle». Fusilli è diplomatico: «Non c’è stata la bontà di ammettere l’errore e magari di correggerli in corso d’opera. Spero che questa esperienza sia servita e chi avrà questa responsabilità tornerà a costruire un Comune amico dei cittadini».

E poi gli appelli finali. Fusilli: «C’è la necessità di fare un sacrificio in questi giorni, di informarsi sia sui programmi, sia sulle persone in campo, sia sulle idee progettuali, sia sull’esercizio del tuo diritto di voto. Pescara è la città che amiamo tutti, questo è il modo per dimostrarlo e per costruire a Pescara un futuro migliore del presente che viviamo». Costantini: «Pescara ha bisogno che sulla base di regole democratiche e del più rigoroso rispetto di quello che sono i procedimenti elettorali possa scegliersi il proprio sindaco. Andiamo tutti a votare e creiamo le condizioni perché i pescaresi possano decidere tranquillamente e scegliersi il loro sindaco». Pettinari: «Noi abbiamo una visione completamente diversa, da coloro che hanno amministrato questa città negli ultimi trent’anni. Vogliamo e siamo pronti a mettere in campo una rivoluzione gentile che possa cambiare radicalmente la nostra città». Masci: «Questa è una città che in questi anni è esplosa da ogni punto di vista. Fare il sindaco è veramente complicato. Ci sono impegni che devono essere assunti e devono essere portati sopra le spalle. Parlare è facile ma poi fare le cose è molto più difficile».

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