Voleva fare una strage al liceo: in comunità il 17enne scarcerato

18 Aprile 2026

Il tribunale del Riesame accoglie il ricorso della difesa del pescarese arrestato a Perugia: «Può riprendere a frequentare la scuola, non può usare nessun dispositivo informatico»

PESCARA. Lo studente modello 17enne che sulle chat segrete annunciava una strage al liceo artistico di Pescara e progettava la rivoluzione suprematista lascia il carcere minorile di Firenze e va in comunità. Niente cellulare, tablet o pc, ma sì al ritorno a scuola. Perché è un percorso di rieducazione sociale del minorenne, in Italia sancito da varie normative, il punto di partenza del provvedimento emesso dal tribunale del Riesame nell’accogliere il ricorso presentato dai difensori del giovane pescarese, gli avvocati Italo Colaneri, Angelo Pettinella e Alessandro Mascitelli. Il provvedimento – firmato dalla giudice Cecilia Angrisano (la magistrata del caso della famiglia nel bosco) – sostituisce «la misura della custodia cautelare con la misura del collocamento in comunità educativa con divieto assoluto dell’uso di dispositivi informatici, autorizzando l’indagato a frequentare la scuola e partecipare alle attività organizzate dalla comunità». Il 17enne originario di Pescara e residente in provincia di Perugia era stato arrestato a fine marzo nell’ambito di un’inchiesta del procuratore per i minorenni David Mancini con l'accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa oltre che detenzione di materiale con finalità di terrorismo.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia aveva risposto alle domande ricostruendo la sua presenza nei gruppi e nelle chat in un tempo che risale a quando di anni ne aveva 11. «Mai avuto l’intenzione di fare del male», aveva detto, «è stato solo il frutto di una curiosità e poi ho avuto paura ad uscire perché mi sono sentito minacciato. Mi dissocio da tutto». Per il procuratore Mancini il 17enne era inserito in un network virtuale costituito da persone dimoranti in Italia e all’estero, minorenni ma anche maggiorenni, che, si legge nella richiesta della Procura «utilizzano l’ambiente online quale spazio privilegiato per la condivisione di materiale ideologico di propaganda, indottrinamento e addestramento, di stampo neofascista, neonazista, suprematista e accelerazionista, con evidenti implicazioni di odio razziale e di negazionismo verso la Shoah».

Secondo l’accusa, l’ipotesi di emulazione di uno «Stato bianco» per il gruppo si definiva anche attraverso l’inneggiare stragisti del calibro di Anders Behring Breiviké, autore degli attentati del 22 luglio 2011 a Oslo e Utøya con 77 morti, e Brenton Harris Tarrant autore degli attacchi a moschea e centro islamico in Nuova Zelanda del 15 marzo 2019 con 51 vittime. «Avviene anche tramite la glorificazione degli shooter di massa appartenenti ai suprematisti bianchi definiti santi», si legge a questo proposito nell’ordinanza di custodia cautelare, «divulgando e condividendo immagini, video, documenti, stickers degli stessi e dei loro manifesti programmatici con la finalità di venerare i loro sacrifici, incitando ad emularli e a compiere analoghe azioni delittuose con l’obiettivo di velocizzare l’imminente collasso dell’attuale sistema liberal-democratico, a seguito del quale dovrebbe instaurarsi uno stato nazionalsocialista, con delle nette divisioni razziali e un chiaro rifiuto nei confronti di tutte le forme di modernità, quali il multiculturalismo, il capitalismo, il femminismo e l’aborto».

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