Rugby

Ghizzoni, il campione che non teme il tempo

21 Gennaio 2026

Da rugbista pluridecorato a maestro di sci e appassionato pilota di cronoscalate: «Questo sport non si improvvisa, all’inizio servono le lezioni di un professionista»

L’AQUILA. Un campione può attraversare diverse vite sportive e mantenere livelli di eccellenza. Se poi parliamo di Serafino Ghizzoni, 71 anni e non sentirli, la spiegazione si giustifica in pieno. Per questo aquilano nato a Tempera parlano una vita trascorsa dietro la palla ovale (tre scudetti con L’Aquila rugby e un’interminabile numero di presenze in nazionale) e un’esperienza calcistica in prima categoria con il Paganica. Ma a vederlo muoversi sulla neve oggi ci si rende conto della disinvoltura di questo maestro di sci che è anche pilota di cronoscalate e appassionato di sci nautico.

Una vita vissuta sul filo del rischio, tutti sport non proprio sedentari, no?

«Sì, è vero che ho avuto sempre questa idea di fare tante cose contemporaneamente nella vita, già da quando ero ragazzino. Quando sei piccolo acquisisci la destrezza nei movimenti per non andare a sbattere contro i muri, perché nei paesi si giocava nelle piazzette, non c'erano i campi come oggi».

Come conciliavi calcio e rugby?

«Certe domeniche capitava che giocavo la mattina a rugby con le giovanili e nel pomeriggio a calcio con il Paganica. Già all'epoca non mi facevo mancare niente, forse era un eccesso di energia».

Quando è arrivato lo sci nella tua vita?

«Ho cominciato a 15 anni e per molti anni l'ho praticato senza continuità. Poi ho cominciato a sciare un po' più frequentemente perché avevo una fidanzata che sciava e allora mi sono avvicinato molto di più a questo sport. E a un certo punto ho cominciato a pensare di farlo nel modo più corretto. Così ho iniziato anche a fare delle gare e poi ho partecipato alla selezione per diventare maestro».

Quali analogie con il rugby e gli altri sport che hai praticato?

«Il mondo dello sci è un ambiente particolare e anche la montagna è uno sport duro, non è come andare al mare, è formativo. A volte sei costretto a fare delle levatacce, a partire da casa alle 7 per andare a fare lezione sapendo magari che è una giornata brutta, con neve, pioggia, vento, ma conta molto lo spirito di sacrificio».

Lo sci è uno sport senza età, si può iniziare anche molto in là con gli anni. Diamo due consigli da maestro a chi desiderasse approcciarsi a questo sport.

«La regola fondamentale è quella di affidarsi a un maestro, questo passaggio non si può saltare perché si rischia di meno e si accorciano i tempi. Se uno parte con il piede giusto, come si dice, perché serve proprio il piede per sciare, i tempi per potersi divertire sono relativamente brevi e soprattutto bisogna evitare di farsi fare lezioni dagli amici».

Secondo consiglio?

«L'attrezzatura deve essere quella giusta, perché nello sci, fin quando uno non scia bene, non riesce a capire la differenza fra un attrezzo e l'altro. Invece, la preparazione degli sci è fondamentale, perché a volte è capitato, purtroppo in alcuni noleggi non professionali, che gli sci non fossero a puntino».

In che misura lo sci e il turismo invernale possono incidere anche economicamente su una regione come l’Abruzzo?

«Io penso che dopo le Alpi e le Dolomiti, l’Abruzzo sia la regione più importante, più attrezzata e dove c'è maggiore frequenza di sciatori. D'altronde, si vede anche dal numero dei tesserati, dalla quantità di sciatori che arrivano sulle nostre montagne. Soprattutto Roccaraso, ma anche Ovindoli Magnola e Campo Felice, sono le stazioni più attrezzate».

Parliamo di cronoscalate.

«La mia famiglia si è sempre occupata di trasporti (oggi è titolare di un’azienda di noleggio auto con conducente ndr) e io sono praticamente nato dentro un’auto. Vivendo in montagna mi è venuto facile ed avevo proprio l'ispirazione per fare questa specialità. La pista l'ho provata, ma non mi piace perché è ripetitiva, invece la montagna è una botta secca, è come una gara di sci, la stessa cosa. Devi fare il tempo giusto subito».

Quante gare hai disputato?

«Facevo almeno 15-18 gare l'anno perché il campionato italiano è il più importante in Europa, ho avuto sempre ottimi risultati e sono stato due volte vice campione d’Italia».

Chiudiamo con lo sci nautico?

«Lo facevamo nel lago del Salto, ora è vietato. E ho provato l'emozione di sciare a piedi nudi, che io penso sia una delle cose più belle che si possano fare». 

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