Silvi

Disabile gettato nel cassonetto, il 17enne racconta in Procura

16 Febbraio 2026

Il papà: «Mio figlio sentito per tre ore, ha avuto il coraggio di parlare ed è stato un fiume in piena». Accertamenti sui sistemi di videosorveglianza della zona in cui è avvenuta l’aggressione

SILVI. Ha tirato fuori risorse inaspettate, dimostrando che esiste la giusta distanza da tutto. Anche dalla paura di stare ancora male dopo che quelli pensavi fossero tuoi amici ti hanno preso a bastonate e buttato in un cassonetto. Come si fa con i rifiuti. Per tre ore in Procura ha raccontato quello che è successo davanti a inquirenti e psicologi (così come previsto sempre quando si sente un minorenne), mettendo insieme particolari vecchi e nuovi. «Quando è uscito mi hanno detto che è stato un fiume in piena, un ragazzo coraggioso» racconta R.L., il papà che nelle ultime 48 ore ha dato voce al figlio, il disabile 17enne che alcuni coetanei hanno picchiato e buttato in un cassonetto della spazzatura a Silvi.

L’inchiesta della Procura per i minorenni, coordinata dal procuratore David Mancini, va avanti con i primi due indagati e l’audizione di persone informate sui fatti che in questi giorni i carabinieri, delegati dall’autorità giudiziaria, stanno sentendo. Tra gli accertamenti tecnici anche quelli su alcuni sistemi di videosorveglianza della zona le cui telecamere potrebbero aver ripreso i momenti dell’aggressione. Testimoniata dalla donna che ha dato l’allarme e da alcune persone che si trovavano nella zona. E proprio nell’ambito delle attività che ogni indagine richiede, la parte offesa è stata sentita direttamente dagli inquirenti.

«Mio figlio», racconta il papà, «pur con un trauma come quello che ha vissuto e pur con la sua realtà è riuscito a raccontare l’incubo che ha vissuto. Ora la giustizia farà il suo corso e io mi auguro vivamente, come già detto, che questa vicenda possa servire anche agli aggressori per essere aiutati a capire che quello che hanno fatto non può e non deve essere liquidata come una ragazzata». Il fatto è avvenuto dieci giorni fa nella centrale piazza Iris. A denunciarlo pubblicamente sui social è stato il papà.

Il ragazzo, che frequenta un istituto scolastico superiore, sarebbe stato oggetto di atti di bullismo da settimane dal gruppo di coetanei pronti a insultarlo e spintonarlo ogni volta che lo vedevano in giro per la cittadina. Il genitore, nel denunciare l’accaduto, ha spiegato di aver acquistato da poco un telefono cellulare al figlio proprio per favorirne l’autonomia e permettergli di vivere momenti di socialità. Il 17enne, che conosce i suoi aggressori, è stato avvicinato da alcuni di loro che, tra risate e schiamazzi, lo hanno dapprima privato del cellulare, poi sollevato di peso per gettarlo all’interno di un cassonetto dei rifiuti posizionato sul lato mare della piazza.

Una prima volta il ragazzo è uscito da solo, ma gli altri lo hanno nuovamente buttato all’interno del bidone colpendolo con un bastone. Dopo i soccorsi è stato trasportato all’ospedale di Atri da dove è stato dimesso con una prognosi di dieci giorni. Negli ultimi due giorni la famiglia ha ricevuto decine di messaggi di solidarietà e di vicinanza, a cominciare da varie società sportive che hanno invitato il ragazzo a partecipare alle attività. «Voglio ringraziare tutti», dice il papà, «ora io e la mia famiglia ci sentiamo meno soli».

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