La storia di Matteo, dal buio alla speranza: «Aiutatemi a tornare a vivere»

19 Febbraio 2026

Lo studente, vittima della depressione, aveva tentato il suicidio da un ponte restando paralizzato. Oggi combatte per rinascere e lancia una raccolta fondi per sottoporsi a un intervento innovativo

TERAMO. «Ho paura per il mio futuro, ma voglio andare avanti e combattere. Un innovativo e complesso intervento chirurgico per la rigenerazione del midollo spinale a San Marino potrebbe aiutarmi a recuperare un po’ di autonomia ritrovando la mobilità alle mani. Ma non è coperto dal sistema sanitario nazionale, occorrono 65mila euro, per questo ho lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma internet Gofundme: ogni vostro aiuto rappresenta per me un passo per tornare a vivere». Lo sguardo tenero, le parole che arrivano al cuore e l’appello pieno di speranza e di coraggio di un ragazzo di vent’anni che non vuole arrendersi alla tetraplegia alle braccia e alle gambe che lo ha costretto in carrozzina.

È radicalmente cambiata in una sera di inizio primavera, il 21 marzo scorso, la vita del teramano Matteo Fulgenzi che, sopraffatto da una forte depressione che lo attanagliava da mesi, ha tentato il suicidio buttandosi dal ponte San Ferdinando. Il gesto estremo di un giovane dalla spiccata sensibilità che ha visto spegnersi, giorno dopo giorno, la sua vita piena di sogni e progetti, per lasciare il posto alla sofferenza e alle tenebre. La caduta gli ha provocato la frattura delle vertebre cervicali C5-C6, delle scapole, di due costole e il distaccamento dei polmoni con il necessario innesto della tracheostomia. Quaranta giorni di rianimazione, diversi interventi chirurgici, ora è in pieno percorso riabilitativo.

«Non ero a conoscenza di questa forma di paralisi che colpisce la parte motoria e sensoriale dei 4 arti oltre alla perdita del controllo del busto prima che diventasse parte di me», racconta, «È difficile spiegare cosa si provi a vivere in una condizione di perdita completa di autonomia e indipendenza e, seppur sia passato quasi un anno, è qualcosa che non riesco ancora ad accettare del tutto». Matteo è sempre stato un ragazzo attivo; studente di economia gestionale, praticava calcio e palestra fino a quando la depressione gli ha tolto la voglia di vivere. «Ho passato un bruttissimo periodo e al culmine della mia disperazione ho chiesto aiuto ai miei genitori», prosegue. «Ci siamo rivolti a degli specialisti, ma nessuno ha compreso il dramma interiore che stavo vivendo. E così il 21 marzo sono scappato di casa e mi sono diretto sul ponte, ho scavallato il parapetto e appena ho visto i miei amici che avrebbero potuto salvarmi, ho fatto il conto alla rovescia e mi sono buttato. Poi ricordo il risveglio dal coma con mamma e papà accanto: sono scoppiato a piangere e ho chiesto loro scusa».

La sua famiglia gli è sempre vicina. La quotidianità è cambiata perché non può stare solo, ma i genitori Alessia e Luca si alternano grazie anche alla disponibilità dei loro datori e colleghi di lavoro. «Ringrazio Dio che Matteo è vivo», confida Alessia, «Da solo non riesce a prendere nemmeno un bicchiere d’acqua e l’intervento è per noi una grande speranza per migliorare la sua condizione e recuperare autonomia. Dobbiamo provarci, ogni progresso è un passo importante, non ci fermiamo e proveremo tutto ciò che è possibile». La storia di Matteo è arrivata al cuore di tanti: la raccolta fondi (https://gofund.me/21a08c6d7) è stata aperta da cinque giorni e nella serata di ieri era arrivata già a 21.310 euro. Matteo e la sua famiglia ringraziano «per la generosità di chi ci sostiene», ma il giovane vuole lasciare un messaggio ai suoi coetanei e a chi sta lottando contro la depressione: «Tante volte la vita cerca di metterci i bastoni tra le ruote, ci mette in difficoltà, ma non dobbiamo arrenderci, dobbiamo lottare e soprattutto chiedere aiuto perché la vita è bella».

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