Roseto degli Abruzzi

Spedizioni contro gli immigrati, la chat con 40 persone: «Gli dobbiamo sparare»

12 Marzo 2026

Sui cellulari dei giovani sotto accusa c’era il gruppo “Roseto youth” per scambiare materiale nazifascista inneggiante a Hitler e Mussolini: «Mi piace delinquere»

ROSETO DEGLI ABRUZZI. Messaggi scritti e messaggi vocali scambiati sia sulla chat di gruppo “Roseto youth” che in chat private, tra singoli presunti appartenenti alla cellula neofascista. Quelle parole sono state carpite, analizzate e trascritte dagli inquirenti che hanno così ricostruito un puzzle che consegna un quadro inquietante di violenza e disprezzo per le persone. Stando a quanto emerso dall’inchiesta, e inserito nell’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali firmata dal gip Lorenzo Prudenzano, la chat di gruppo contava circa 40 membri e veniva utilizzata soprattutto per scambiare materiale di stampo fascista e nazista, immagini e canzoni che rimandavano alla figure di Mussolini e Hitler.

Ma le chat erano anche il luogo per pianificare gli agguati ai migranti ospiti del residence Felicioni di Roseto o per vantarsi delle aggressioni ai mezzi dei carabinieri all’esterno del palazzetto dello sport. E le frasi estrapolate dalle conversazioni appaiono indicative: come quelle scritte a corredo del video dell’assalto ai carabinieri al palazzetto. “Quanto mi piace delinquere, mi mette adrenalina proprio”: così scrive uno degli indagati, mostrando soddisfazione per l’aggressione ai mezzi delle forze dell’ordine alla quale sostiene di aver partecipato. E sempre sull’episodio, uno dei membri del gruppo si vanta così: “Comunque un’azione del genere a Roseto non si è mai vista, complimenti. Ci rispetta la gente”.

Molto sarebbe poi il materiale inserito nella chat di gruppo a sfondo razzista: dalle svastiche alle bandiere di Salò fino agli insulti verso persone straniere, ebrei, comunità rom, socialisti, omosessuali, comunisti. La chat sarebbe stata usata anche come mezzo di scambio di informazioni sui luoghi frequentati dai migranti a Roseto, per poter così eventualmente tendere loro agguati. Commentando alcuni fatti di cronaca avvenuti nella cittadina, con protagonista un ragazzo africano, nella chat vengono scambiati messaggi di questo tenore: “Gli devi menare, a questa gente la devi menare, li devi sparare davanti alle ginocchia, li devi accoltellare...questi dalla giungla vengono”.

La chat di gruppo “Roseto youth” sarebbe stata creata un anno e mezzo fa e secondo gli inquirenti non era “solo” uno spazio virtuale dove parlare “apertamente” di razzismo, fasciscmo e violenza, ma era un mezzo che aveva una sua funzione concreta poiché alcune condotte lì enunciate sono state poi effettivamente messe in atto da alcuni dei partecipanti.

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