3G, esodi incentivati per evitare il ricorso ai 102 licenziamenti

26 Settembre 2015

L’azienda si dice pronta a rivedere il piano degli esuberi se la metà del personale in mobilità accetterà la proposta

SULMONA. La 3G conferma i 102 esuberi nel call center sulmonese e apre agli incentivi all’esodo volontario solo dopo una lunga trattativa avviata a Roma, nella sede del ministero dello Lavoro. In pratica, se almeno la metà dei lavoratori in mobilità dal primo agosto e prossimi al licenziamento accetteranno la proposta, l’azienda sarà disponibile a rivedere il piano di licenziamenti annunciato mesi fa. Alla base della crisi resta un buco di bilancio di un milione e 300mila euro, oltre a una sofferenza generale dell’intero comparto e del gruppo in particolare, reduce da quattro anni di ammortizzatori sociali, fra cassa integrazione e contratti di solidarietà. A pesare sui conti dell’azienda sarebbe soprattutto il costo del lavoro, ormai superiore ai ricavi. I rappresentanti sindacali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Ugl-Telecomunicazioni e le rispettive Rsu dei siti di Sulmona e Campobasso hanno allora proposto una mobilità volontaria, cioè i licenziamenti spontanei da parte dei lavoratori. Dopo una lunga trattativa, le parti sociali sono riuscite a strappare un incentivo all’esodo di sei mensilità nette, 24 mesi di naspi (indennità di disoccupazione) e il tfr, pari a circa 28mila euro per un contratto di lavoro part-time. «In apertura di confronto l’azienda ha illustrato i motivi che hanno portato ad aprire la procedura di mobilità», interviene il segretario regionale Fistel Cisl Antonio De Simone, «dopo circa 4 anni di ammortizzatori sociali la 3G Spa presenta un buco di bilancio di circa 1,3 milioni di euro, pertanto non vi sono alternative rispetto alla riduzione dell’organico. Il problema non riguarda tanto i volumi, quanto il costo del lavoro superiore rispetto a ciò che l’azienda ricava. Entro il 30 settembre è necessario capire quante persone potrebbero aderire attraverso un modulo di preadesione; soltanto dopo si capirà se il numero di lavoratori da porre in mobilità potrà essere ridotto». Nelle assemblee in programma in queste ore, quindi, si tasterà il polso degli operatori del call center di viale del Lavoro, la seconda azienda del territorio coi suoi 400 dipendenti. Anche se dalle prime indiscrezioni sembra che la proposta non sia destinata ad essere accolta nel migliore dei modi dai lavoratori.

«La Fistel-Cisl, preso atto della crisi aziendale, è cosciente della situazione negativa che affligge il settore dei call center», aggiunge il sindacalista, «anche se in quest’ottica non aiuta la recente sentenza della consulta rispetto alla commessa Acea, dove viene detto che i lavoratori dei call center svolgono attività ripetitive, a basso contenuto tecnologico e con scarsa professionalità, tali da giustificare la delocalizzazione fuori dall’Europa e il massimo ribasso delle commesse». Visto il percorso di stabilizzazione avviato dal call center sulmonese negli anni scorsi, si sperava in un futuro più roseo per i lavoratori, nonostante i contratti di solidarietà scaduti il 31 luglio scorso e avviati per scongiurare i 79 esuberi dichiarati in passato. Regime che prevede la diminuzione delle ore di lavoro e di conseguenza l’abbassamento dei costi degli stipendi per la società, mantenendo salvi contributi e tfr.

Federica Pantano

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