A 93 anni il notaio Di Giovanni s’iscrive al Pd

La scommessa sul partito avezzanese: «Arginare il pericolo delle forze sovraniste, Renzi presuntuoso»
AVEZZANO. Alla veneranda età di 93 anni, compiuti a settembre, il notaio Arturo Di Giovanni, un pezzo di storia della città, scommette sul Pd per «fermare i sovranisti, con in testa l’ex ministro degli Interni, Matteo Salvini». «Per il Paese, Salvini e la Lega sono un vero e proprio pericolo», afferma Di Giovanni, in pensione dopo 45 anni di attività iniziata all’intendenza di Finanza di Teramo, fino all’ingresso nelle fila dei notai nel ‘56, a Capistrello, poi ad Avezzano, nel ‘66.
Notaio Di Giovanni, perché si è iscritto al Pd?
«Penso che in questa fase politica, il rafforzamento del Pd sia necessario per arginare il pericolo delle forze sovraniste».
Uno dei cavalli di battaglia di Salvini e di Giorgia Meloni (Fd’I) è certamente la questione immigrazione. Cosa ne pensa?
«Per contrastare quel fenomeno, che va controllato e governato, tocca in primis all’Europa fare la propria parte, adottando una politica di finanziamento e di sostegno verso le nazioni più povere del pianeta, mirata a creare economia e lavoro per quelle popolazioni in fuga da miseria e guerre».
Porti chiusi, quindi?
«No, gli accessi vanno regolamentati, altrimenti per interi settori del Paese, penso al sistema agricolo del Fucino, si troverebbero senza manodopera. Però vanno messi in regola per evitare lo sfruttamento, un fenomeno diffuso in Italia, dando ossigeno al sistema pensionistico».
Sulla scena politica nazionale imperversano i due Matteo. Entrambi, però, sono caduti nella polvere dopo un periodo di gloria. Quali sono stati gli errori di valutazione di Renzi e Salvini?
«Entrambi hanno peccato di presunzione. Renzi ha sbagliato clamorosamente nel personalizzare il referendum, anche perché ama circondarsi di adepti che pendono dalle sue labbra e non hanno colto il rischio di quella scelta di campo. Salvini, che aveva il Paese in mano ed è molto abile nel fare campagna elettorale permanente, ma produce poco, sull’onda dei sondaggi e del voto alle Europee, non ha considerato che l’Italia è una Repubblica parlamentare, quindi, è nata la maggioranza di governo giallorossa, legittima come il governo gialloverde».
Come vede l’ennesimo strappo nel Pd che ha dato vita a Italia viva dell’ex segretario Dem?
«Questo è un problema della sinistra, da sempre».
A proposito dei grillini, come vede la nuova alleanza con i Dem?
«Il M5S, che ha una cultura politica di basso livello, ha intercettato e utilizzato i consensi figli della crisi che ha alimentato la protesta dei ceti popolari un tempo vicini al centrosinistra. È un’alleanza che va plasmata e portata avanti anche come argine ai sovranisti».
Fra qualche mese ad Avezzano c’è il voto per le amministrative. Pensa che potrebbe essere un nuovo terreno di test per l’alleanza giallorossa?
«È un tentativo da fare». (m.s.)
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