A novembre l’altro rogo nel deposito
SULMONA. Forse una vendetta nei confronti dell’azienda. Un atto ritorsivo legato a risentimenti strettamente personali. Questa l’ipotesi spuntata all’indomani dell’attentato incendiario messo in atto...
SULMONA. Forse una vendetta nei confronti dell’azienda. Un atto ritorsivo legato a risentimenti strettamente personali. Questa l’ipotesi spuntata all’indomani dell’attentato incendiario messo in atto la notte del 24 novembre scorso ai danni dei mezzi del Cogesa. Un rogo che aveva completamente distrutto tre mezzi danneggiandone altri due. I carabinieri, subito dopo i fatti avvenuti nel deposito situato in area Pastorino, avevano ascoltato diverse persone nonché i responsabili di alcuni settori dell’azienda che si occupa del ciclo integrato dei rifiuti. Lo stesso amministratore unico del Cogesa, Vincenzo Margiotta, nelle ore immediatamente successive al rogo, aveva invitato, attraverso una lettera, tutti i dipendenti a collaborare attivamente con le forze dell’ordine.
«Il mio invito, chiaramente, è di collaborare al massimo e di dire qualsiasi cosa vi possa essere sembrata strana nei giorni immediatamente precedenti il fatto o quella sera stessa», aveva scritto Margiotta ai dipendenti. «Quanto accaduto impone anche le verifiche sul capannone e sulla sede in generale per il ricovero dei mezzi e per il vostro lavoro». E dai sindacati era arrivata subito la solidarietà all’azienda e la condanna verso un gesto che avevano definito «da vigliacchi».
Ora questo nuovo inquietante episodio ad allertare i vertici dell’azienda e l’intera comunità di Sulmona.
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