A Onna l’ultimo saluto all’imprenditrice Carmen Silvestri

L’AQUILA. Numerosissimi, nella giornata di ieri, i messaggi di cordoglio e i ricordi per la scomparsa di Antonietta Centofanti. Parole piene di dolore e passione, testimonianza di come la donna fosse...
L’AQUILA. Numerosissimi, nella giornata di ieri, i messaggi di cordoglio e i ricordi per la scomparsa di Antonietta Centofanti.
Parole piene di dolore e passione, testimonianza di come la donna fosse un punto di riferimento per l’intera città, il simbolo della lotta, del coraggio e sopratutto della memoria di quanto accaduto dodici anni fa. Una memoria che, d’ora in poi, senza il suo possente baluardo, sarà ancor più difficile custodire. Agnese Porto la ricorda come «nel 2009 in macchina procedevo pianissimo tra la polvere e i calcinacci mentre un enorme braccio meccanico, sospeso, prendeva materiali vari dai resti della Casa dello Studente, crollata, e li poggiava al bordo della strada. Al lato sinistro della strada c’era una donna, che rimestava tra i resti e divideva i vestiti dai peluche, le scarpe da materiali non chiari. Antonietta, con quei gesti calmi pieni di dignità mi insegnava cos’è l’amore».
Appassionato anche il ricordo di Federico Vittorini, che nella notte del 6 aprile 2009 ha perso la madre e la sorellina. Sulla sua pagina Facebook posta una foto: «L’abbiamo scattata mentre andavamo a Longarone, per inseguire il nostro ideale di lotta, lontano da ogni sporcizia politica, per tenere vivo il ricordo, e di esso farne un punto di forza, e di nascita e di conquista. La nostra voce è sempre stata un sussurro davanti al potere becero dei palazzi, ma insieme, quel sussurro diventava un urlo, un urlo in grado di dare fastidio».
«Di tutte le persone, le voci, le interviste che si ascoltano da anni il 6 aprile, la voce di Antonietta Centofanti era quella nella quale si sentiva tutto il dolore e il peso di ciò che è accaduto» sottolinea Francesco Paolucci: «L’Aquila ha perso questa voce discreta del dolore e della memoria. Simbolo di resistenza pacifica».
Pieno di sentimento il ricordo dell’amica Marzia Foglietta: «Ti avevo promesso che sarei venuta all’Aquila presto, per stare insieme al Parco della Memoria. Te ne sei andata dopo che l’unica cosa che potevi fare per le vittime del sisma è stata realizzata. Abbraccerai Davide e tutte le 309 anime per cui da 12 anni hai lottato». (m.c.)

