Abuso edilizio, 18 anni per chiudere il caso

11 Ottobre 2018

ALFEDENA. Sono stati diciotto gli anni necessari a un cittadino di Alfedena, Bernardo Di Giampietro, per venire a capo di un contenzioso iniziato per l’innalzamento di un fabbricato vicino al suo che,...

ALFEDENA. Sono stati diciotto gli anni necessari a un cittadino di Alfedena, Bernardo Di Giampietro, per venire a capo di un contenzioso iniziato per l’innalzamento di un fabbricato vicino al suo che, a suo parere, era sorto in aperto contrasto con lo strumento urbanistico vigente e con le norme di ampia tutela nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo. Contro la concessione che consentiva ai proprietari di quell’immobile di costruire in difformità alle norme edilizie, Di Giampietro, per evitare i gravi costi del ricorso al Tar, si rivolse con ricorso straordinario all’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il quale, dopo il parere del Consiglio di Stato accolse il ricorso e annullò la concessione.
Il Comune però, dispose per una “concessione in sanatoria”. Altro ricorso al presidente della Repubblica, ma questa volta il Comune, forse nella speranza che Di Giampietro, difeso nella vicenda giudiziaria dall’avvocato Vincenzo Colaiacovo, lasciasse perdere, trasferì il ricorso (come era nelle sue facoltà) al Tar dell’Abruzzo, che, però, con sentenza del 25 febbraio 2008, annullò ancora l’atto impugnato, condannando il Comune di Alfedena a pagare le spese della causa. Il Comune, però, non si ritenne soddisfatto della decisione dei giudici amministrativi. Da qui il ricorso al Consiglio di Stato, che con sentenza della scorsa settimana ha rigettato l’appello e ha di nuovo condannato il Comune di Alfedena a pagare le spese di giudizio. Dalla vicenda, cominciata per l’appunto 18 anni fa, erano scaturiti anche giudizi penali e alla fine, comunque, il fabbricato dovrà essere ricondotto alle misure previste dalla legge e dal regolamento edilizio. (c.l.)
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