Accesso al credito: fondi per 10 milioni ancora fermi

Caso Restart, la denuncia di Mari Fiamma (Apindustria): «Fira e Regione devono chiarire i motivi del blocco»
L’AQUILA. Sono ancora fermi i 10 milioni di euro dei fondi Restart che, con una delibera Cipe (la 25 del 2018), erano stati destinati a garanzia per l’accesso al credito delle piccole e medie imprese del cratere sismico 2009.
A denunciarlo sono le associazioni di categoria Casartigiani, Claai, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e dai Confidi di riferimento (per l’Aquilano, quelli di Ance, Apindustria e Coperfidi) che tornano a lanciare l’allarme dopo il monito rivolto alla Regione lo scorso ottobre per lo stallo in cui si trovava il procedimento. «Dopo 5 mesi nulla è cambiato», afferma il presidente di Apindustria, Luciano Mari Fiamma. «Nonostante diverse prese di posizione istituzionali, i fondi sono ancora al palo. Da tempo chiediamo un chiarimento con l’assessore Liris, il presidente di Fira (la Finanziaria della Regione Abruzzo, ndc) Alessandro Felizzi e il sindaco Pierluigi Biondi senza ottenere risposta. A pagare le conseguenze di questa situazione sono esclusivamente le imprese, alle prese con una situazione a dir poco drammatica sul fronte del credito, come si evince nelle ultime statistiche locali che riportano migliaia di chiusure di partite Iva».
Dei 10 milioni stanziati, 8 milioni e 900mila euro sono stati già liquidati e sono disponibili, in cassa, da un anno. Si tratta di risorse molto importanti per le imprese, indispensabili a finanziare programmi di investimento in beni materiali e immateriali, aumentare il capitale sociale, consolidare le passività bancarie, rinegoziare i prestiti e anticipare le fatture. Stando ai dati forniti dalle associazioni, a beneficiare della misura potrebbero essere circa 3mila aziende, con un prestito medio garantito di circa 40mila euro. I destinatari dei fondi, infatti, sono proprio i Confidi. Il meccanismo è il seguente: le somme richieste vengono accantonate in banca come fondo di garanzia. Per ogni euro, viene garantita l’erogazione di 4-5 euro, come prestito da parte degli istituti di credito. Le somme passano, per la loro attivazione, attraverso garanzie prestate dai Confidi al sistema bancario con un doppio valore: facilitare l’accesso al credito ed evitare che la banca debba accantonare, come fondo rischi, l’8% di quanto erogato a titolo di prestito. Proprio in virtù di questo schema, hanno ricordato le associazioni di categoria, «questi fondi svilupperebbero un monte di garanzia di circa 120 milioni di euro». Per velocizzare i tempi, la passata giunta regionale era riuscita a evitare il passaggio sulla piattaforma nazionale, ottenendo, di fatto, una gestione diretta dei fondi tramite la Fira. Con due deliberazioni di giunta – la 43 e la 128 del 2019 – si era dato il via all'attuazione della procedura. Ma ad oggi, malgrado i soldi siano pronti per essere impiegati, è ancora tutto fermo.

