Accesso al credito Goti: ci faremo garanti con le banche

L’assessore annuncia nuovi contatti con gli istituti di credito per l’erogazione di prestiti e mutui agli imprenditori
SULMONA. L’allarme lanciato dalla Confesercenti sulla crisi delle imprese, con 8 su 10 a rischio chiusura, non è passato inosservato. L’assessore alle Politiche dello sviluppo economico Stefano Goti, infatti, annuncia di aver riattivato i contatti con le banche per favorire l’accesso al credito soprattutto da parte delle piccole e medie imprese. Fra eccessiva pressione fiscale, elevato costo del lavoro e mancato accesso al credito, sono ben 8 su 10 le imprese in difficoltà in Centro Abruzzo, dove la ripresa tanto annunciata fatica a mostrare i suoi effetti benefici in una zona da anni penalizzata da una mancata strategia comune e che patisce ora gli effetti di una crisi globale. «Stiamo riattivando i contatti con le banche locali per agevolare l’accesso al credito», fa sapere l’assessore Goti, «del resto uno dei problemi principali lamentati da piccoli imprenditori e commercianti è proprio legato alla difficoltà di aver accesso a prestiti e mutui dalle banche. Una situazione non facile, che spesso si traduce in arretrati coi fornitori e le tasse e in pagamenti a singhiozzo degli stipendi ai dipendenti». Oltre 8 imprenditori su 10, l’82%, a giugno dichiarano di non aver intercettato l’inversione di tendenza; il 51%, non rileva miglioramenti rispetto al 2014, mentre il 31% sostiene di avere subìto un nuovo calo.
«Vista la stretta creditizia abbiamo pensato di studiare un modo per farci da garanti in caso di richieste di prestiti o mutui», aggiunge Goti, «purtroppo con 700mila euro di tagli dai trasferimenti statali, il nostro bilancio comunale non può permettersi di erogare contributi con facilità. Quindi, l’unico sistema può essere quello di farci da garanti. Del resto, anche il bando per le piccole e medie imprese prevede una somma totale che va dai 10mila ai 20mila euro, secondo la disponibilità delle casse comunali. Ci rendiamo conto che si tratta di somme irrisorie, soprattutto quando si deve avviare un’attività».
Il perdurare dello stato di difficoltà si ripercuote sulla capacità di investimento delle imprese: solo il 18% ha assunto a tempo indeterminato nuovo personale e la metà ha potuto farlo solo grazie ai nuovi sgravi contributivi. Ma l’80% segnala di non avere ancora l’esigenza o la forza per prendere nuovo personale. «Sappiamo delle enormi difficoltà di tutti, soprattutto dei commercianti», chiude Goti, «ma vogliamo fare il possibile per invertire la rotta».
La riprova della crisi del commercio la si rintraccia non solo nelle ultime chiusure, ma soprattutto nelle domande di nuove attività ormai in caduta libera. Le richieste, sono passate dalle 61 del 2013 alle 44 dell’anno scorso. Ben 17 in meno, che sommate alle 37 chiusure del 2014, contro le 29 del 2013, fotografano la crisi di quella che era l’ultima frontiera dell’economia sulmonese. Un calo che segna un nuovo livello della recessione in città, dove il commercio negli ultimi anni aveva rappresentato l’ultimo baluardo dell’occupazione. Ora, invece, la crisi ha inferto il colpo finale anche al terziario. Sulle imprese hanno pesato molto anche le problematiche connesse alla burocrazia (43%), al caro affitti (38%) e ai problemi di sosta ed accessibilità dei centri storici (26%).
Federica Pantano
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