«Accord Phoenix è il futuro della città»

6 Febbraio 2018

I proprietari dell’azienda: è il più grande sito d’Europa che produce rame, alluminio, vetro e plastica dai rifiuti elettronici

L’AQUILA. Risorge dalle ceneri, come la Fenice (post fata resurgo, dopo la morte mi rialzo). Non a caso il suo nome è Accord Phoenix.
Un auspicio per la fabbrica che già produce rame, alluminio, ferro, plastica, vetro, ma anche per la città, che deve risorgere dalle ceneri del terremoto del 2009. «È un sogno che diventa realtà», hanno detto i protagonisti di questa rinascita, che è come un grande rapace, una grande aquila, come la raffiguravano i greci, sorta nel complesso del Tecnopolo d’Abruzzo dell’Aquila, diretto da Roberto Romanelli, che si sta sviluppando richiamando aziende da tutto il mondo.
Ieri mattina era gremitissima la sala convegni dell’Accord Phoenix, per la presentazione ufficiale della nuova fabbrica, con tanto di benedizione dell’arcivescovo e nunzio apostolico monsignor Orlando Antonini, coadiuvato dal cancelliere della Curia, monsignor Sergio Maggioni.
«È un sogno realizzato perché all’inizio nessuno ci credeva», ha sottolineato Giuseppe Carrella, presidente della Accord Phoenix. «Nel 2013, quando si è cominciato a parlare del progetto, erano tutti increduli. Ma ora è una realtà: abbiamo già iniziato il ciclo produttivo, con 40 dipendenti, 11 dei quali amministrativi e gli altri alla lavorazione. Ci conferiscono rifiuti elettronici (schede di computer, monitor), dai quali facciamo risorgere materiali nuovi di zecca, come rame di primissima qualità, alluminio, vetro, plastica».
L’investimento per aprire la fabbrica, che rinasce dal vecchio Polo elettronico, è di 45 milioni di euro: in parte provenienti da Invitalia e dal 4% dei fondi per il terremoto, e il grosso da un Fondo internazionale, ieri rappresentato da Andrew Weber, ripartito per Londra subito dopo l’inaugurazione, e Henry Chan.
«È un grande esempio della green economy, il futuro per questa città», ha sottolineato Ravi Shankar, che è l’ideatore e il promotore della nuova fabbrica. «Hanno dovuto convincere prima me, perché non provengo dal mondo della fabbrica, ma dalla finanza», ha ironizzato Shankar, che si è però convinto del progetto e ha messo sottosopra mari e monti fino ad arrivare Olivier Inhoff, tedesco, che ha progettato tutti i macchinari per poter realizzare “il sogno”. «Ravi è venuto in Germania e mi ha illustrato il progetto. Questi macchinari dell’Aquila, per dimensioni, sono unici al mondo», ha sottolineato Inhoff. «Funzionano senza combustione, è tutto meccanico».
«È una fabbrica sulla quale sono stati investiti 45 milioni di euro, ma con un fatturato previsto tra i 18 e i 25 milioni di euro all’anno», ha sostenuto Michele Polini, consigliere di amministrazione e direttore finanziario di Accord Phoenix.
«Noi siamo “rigattieri” e non a caso il nostro sito è “rigattieri 2.0”. Le nostre materie prime possono essere riutilizzate per tutto: abbiamo una commessa grande di rame da Udine da un’azienda che costruisce trombe. Il rame sul mercato costa 5.400 euro la tonnellata, l’alluminio 1.400», ha rivelato Carrella. Che ha svelato anche un altro progetto: «Vogliamo coinvolgere le scuole. Infatt, abbiamo dato alle macchine nomi di personaggi dei cartoni animati».
«Ma le istituzioni devono starci vicino. Il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, ad esempio, sta chiedendo altri aiuti al governo. Il nostro è il primo progetto al mondo con questa idea ed è stato molto difficile far recepire alla burocrazia cosa c’era in ballo», ha rimarcato Ravi Shankar. Ha parlato in inglese e si aperto un simpatico siparietto con Carrella, che presentandolo, ha detto: «Lui parla inglese, per una questione di globalizzazione... voi se non capite fate finta di capire, fate ogni tanto sì con la testa e alla fine applaudite...». Grasse risate, ma poi non c’è stato bisogno della pantomima perché Carrella ha tradotto parola per parola. Questo dimostra che all’interno della fabbrica si respira un’atmosfera di ottimismo ed entusiasmo e i rapporti sono più che cordiali. La Fenice risorge sotto i migliori auspici e in un Tecnopolo che si candida ad avere un ruolo trainante per la rinascita della città.
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