Accord Phoenix, le accuse dei sindacati

6 Ottobre 2016

Fim, Fiom e Uilm: siamo in presenza di soggetti che poco hanno a che fare con l’imprenditoria

L’AQUILA. «Gli ex lavoratori del polo elettronico restano a casa e in azienda circolano una miriade di consulenti e vengono elargiti stipendi da favola». E’ un attacco duro, quello sferrato da Fim, Fiom e Uilm nei confronti dell’Accord Phoenix, i cui vertici sono accusati di improvvisazione. I sindacati hanno l’impressione «che si stia prestando più attenzione a spendere i soldi che a fare impresa» e chiedono la convocazione di un tavolo di verifica con Regione, Comune, Invitalia ed ex Finmek. Il progetto da 48 milioni di euro del nuovo sito per lo smaltimento di rifiuti elettronici, di cui 10,7 pubblici, non parte sotto i migliori auspici. «É ormai evidente» affermano Fim, Fiom e Uilm «che siamo in presenza di soggetti che poco hanno a che fare con l'imprenditoria. Molta improvvisazione e poca sostanza. Nei pochi incontri svolti, sul piano industriale sono state fornite informazioni contraddittorie, sia sui fornitori, sia sui clienti finali. All'inizio più che un'impresa sembrava un'opera pia, preoccupati più all'aspetto sociale che a quello industriale: successivamente si sono rivelati più intenti ad assumere responsabili che lavoratori. Oggi, su 24 persone assunte, solo 9 sono impegnate direttamente in attività produttive, le altre vagano per lo stabilimento, impartendo ordini spesso contraddittori». Le assunzioni non starebbero tenendo conto delle priorità che la politica e la stessa azienda avevano garantito: «Sulle ipotetiche 128 assunzioni» aggiungono i sindacati «ci era stato spiegato che per professionalità particolari avrebbero dovuto pescare fuori dal bacino individuato, per un massimo di dieci persone. Oggi sono stati assunti personaggi non facenti parte dell'ex polo elettronico, che non spiccano per qualifiche particolari, senza un percorso trasparente. Mentre molte decine di lavoratori sono ormai senza alcun sostegno, nell'azienda circolano una miriade di consulenti, vengono elargiti stipendi da favola ai non operativi e vengono assunti lavoratori che già avevano un lavoro a tempo indeterminato, con specializzazioni che potevano essere individuate tra chi ancora aspetta». Ha destato perplessità, ad esempio, la volontà di assumere "ragnisti" fuori dal bacino, invece di programmare corsi di formazione. «In questa confusione» concludono i sindacati «arrivano pochi camion con monitor antidiluviani misti a immondizia, di cui vorremmo conoscere la provenienza, che rendono sempre più difficoltoso il lavoro degli unici 9 addetti».