Accord Phoenix: primi passi verso la riapertura
L’AQUILA. Si riunirà venerdì 19 maggio la conferenza dei servizi che deve dare il via libera all’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale della Regione, necessaria per ottenere il dissequestro...
L’AQUILA. Si riunirà venerdì 19 maggio la conferenza dei servizi che deve dare il via libera all’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale della Regione, necessaria per ottenere il dissequestro totale dello stabilimento Accord Phoenix. Da ieri mattina una squadra di 5 operai ha iniziato i lavori di bonifica del sito, sotto la supervisione degli uomini della Finanza. Il tribunale, come anticipato dal Centro, ha infatti autorizzato il piano di risanamento presentato dall’azienda, dopo che lo scorso dicembre le Fiamme Gialle avevano apposto i sigilli all’area produttiva, contestando reati di natura ambientale. I 5 operai sono i primi a rientrare in fabbrica, tra i 20 assunti, per i quali dal primo febbraio è scattata la cassa integrazione.
«La concessione del dissequestro parziale», afferma Clara Ciuca della Uilm, «e ora la convocazione della conferenza dei servizi sono finalmente atti concreti. Dopo mesi di stallo e di buio, per i lavoratori che attendono di essere ricollocati, si intravedono spiragli. Il prossimo passo sarà conoscere, da parte dell’azienda che ha riconosciuto le proprie responsabilità, il nuovo assetto manageriale. Continueremo a monitorare la situazione, sperando che questa sia la volta buona, per far partire l’attività produttiva e completare la pianta organica».
Sono ormai cinque mesi che la fabbrica è chiusa e sono passati oltre quattro anni dalla presentazione del progetto dell’imprenditore anglo-indiano Ravi Shankar: realizzare un innovativo sito per lo smaltimento dei rifiuti elettronici, con un investimento che si aggira sui 50 milioni, di cui 10,7 finanziati da Invitalia. Sono 129 i posti di lavoro annunciati, dando la priorità agli ex dipendenti del polo elettronico: 80 operai per la prima linea di produzione, di cui 60 riassorbiti dagli ex Finmek, Fida, Intercompel e P&A Service. Poi, il raddoppio del sito. Ma l’intera operazione è stata bloccata da due colpi di scena: una prima sospensione, decisa a novembre in seguito a un accertamento dell’Asl, che aveva riscontrato alcune anomalie nel cantiere per l’installazione dei macchinari. E poi il blitz della Finanza di dicembre, con il rinvenimento di circa 105mila kg di materiale non idoneo. Tre gli indagati in uno dei due filoni d’inchiesta. (r.s.)
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