Accord Phoenix, progetto fermo

I sindacati allarmati dai ritardi convocano un’assemblea e chiedono alle istituzioni di fare chiarezza
L’AQUILA. Il 2014 si è chiuso senza nessuna buona notizia per i 200 ex lavoratori del polo elettronico che attendono di essere ricollocati.
Ad aprile, per la metà di loro, scade la mobilità. E dopo due anni e tre mesi di trattative e annunci, resta al palo il progetto dell’Accord Phoenix, che intende realizzare all’Aquila un sito per lo smaltimento dei rifiuti elettronici, riassorbendo 120 persone. Per avere risposte dalle istituzioni locali, i sindacati hanno convocato per domani, alle 10.30, nella sede della Uil in via Saragat, un’assemblea di tutto il personale, alla quale sono stati invitati il sindaco Massimo Cialente, il vicepresidente della giunta regionale Giovanni Lolli e la senatrice Stefania Pezzopane.
Sono stati Cialente e Lolli a sostenere l’intera operazione, che secondo il sindaco sarebbe ormai alle battute finali, con le ultime procedure da concludere a Roma, nella sede di Invitalia: è l’agenzia del ministero dell’Economia che deve dare il parere finale al progetto e soprattutto concedere il contributo pubblico di 12 milioni di euro richiesto dall’imprenditore anglo-indiano Ravi Shankar, a fronte di un investimento complessivo di 35 milioni. Ma secondo i lavoratori e i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm, la vicenda, che viene definita annosa, si starebbe trascinando da troppo tempo. E i contorni appaiono sempre meno chiari.
«È dal mese di giugno», spiega Clara Ciuca della Uilm, «che veniamo rassicurati sulla conclusione positiva di questo progetto. In realtà, proprio a giugno c’è stato il primo stop clamoroso da parte di Invitalia, che lo aveva esaminato per oltre un anno e mezzo. E di rinvii in rinvii, siamo arrivati al mese di dicembre, quando ci è stato comunicato dall’azienda che entro Natale si sarebbe risolto tutto. Invece nulla. Da voci informali sembra che ci siano ancora problemi riguardo all’assetto societario dell’azienda, perché Invitalia vuole che venga certificato l’ingresso della Deutsche Bank e l’uscita del socio di minoranza Adelmo Luigi Pezzoni, le cui quote sarebbero state rilevate dal presidente Ravi Shankar. Passaggi, questi, che ci erano stati dati per certi e già avvenuti a dicembre. A questo punto, vorremmo capire dove sta l’inghippo, magari chiedendo alla stessa Invitalia come stanno realmente le cose. E ci attendiamo risposte anche dagli amministratori locali».
Il sindaco, a fine dicembre, ha parlato di ritardi legati all’inquadramento del sito all’interno delle varie tipologie produttive: ma anche questi problemi sembravano risolti da tempo.
OTEFAL. Ci sono anche i 170 lavoratori dell’ex Otefal di Bazzano che attendono per il 2015 novità sul loro futuro: lo scorso 26 novembre, durante la quarta asta per la vendita dello stabilimento, è stato rilevato solo un lotto dell’immobile, quello riservato alla cosiddetta «stiratura» dell’alluminio. Una linea produttiva che garantirebbe lavoro solo ad una ventina di persone. Il timore è che il sito venga smembrato e magari delocalizzato, senza nessuna tutela per il personale in mobilità.
I sindacati hanno chiesto prima di Natale la convocazione di un secondo tavolo in prefettura.
EDIMO. Prossima alla scadenza, a marzo, la cassa integrazione straordinaria per 150 dipendenti del gruppo Edimo: anche in questa vertenza non pare rientrata la crisi congiunturale che ha portato alla richiesta dell’ammortizzatore sociale.
Romana Scopano
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