Accord Phoenix, slitta l’apertura dell’azienda

Il consigliere delegato Baldarelli: «Siamo in attesa delle verifiche di Invitalia l’ennesimo stop dovuto alla richiesta di altri documenti subito presentati»
L’AQUILA. «Adesso Invitalia ha in mano tutta la documentazione richiesta. Mi auguro che facciano verifiche accurate e rigorose e che il nostro progetto venga validato. Questo probabilmente significherà allungare i tempi dell’insediamento all’Aquila, ma ora guardiamo al risultato finale».
Il consigliere delegato dell’Accord Phoenix, Francesco Baldarelli, è consapevole delle aspettative che ruotano intorno all’apertura della nuova fabbrica, che dovrebbe ricollocare cassintegrati e lavoratori in mobilità, ma vuole partire con il piede giusto, «anche per mettere a tacere chiacchiere e polemiche». Il placet dell’agenzia ministeriale su un sito innovativo, difficile da inquadrare nelle classificazioni delle attività produttive, è uno step fondamentale, che comporta l’erogazione di 12 milioni di fondi pubblici e che tarda ad arrivare. È da un anno e mezzo che Invitalia sta esaminando la pratica e quando ormai sembrava fatta, alla fine di giugno, la doccia fredda di un ennesimo stop, con la richiesta all’azienda di fornire ulteriore documentazione. Una notizia che ha gelato le aspettative di circa 200 ex lavoratori del polo elettronico, con la cassa integrazione e la mobilità ormai agli sgoccioli. E l’attesa si prolunga: «Abbiamo consegnato a Invitalia i chiarimenti richiesti», spiega Baldarelli, «compreso uno studio affidato a un advisoring esterno di un grande gruppo industriale e tutta la documentazione finanziaria. C’è stato anche un meeting con i funzionari dell’agenzia. C’è fiducia, ma il progetto va validato, essendo un nuovo brevetto, e mi auguro che le verifiche siamo accurate e rigorose, anche per mettere fine alla tante chiacchiere circolate. Non dimentichiamo, poi, che finora i soldi sono stati spesi solo dall’azienda e che i fondi pubblici saranno erogati quando i macchinari del nuovo sito verranno collaudati». Baldarelli è realista: «Parlare di tempi e annunciare cronoprogrammi, sarebbe ora poco rispettoso anche nei confronti delle aspettative dei lavoratori e di una città che sta attraversando un periodo molto critico. Il presidente dell’Accord Phoenix, Ravi Shankar, continua a credere fortemente in questo progetto, anche se è stato duro, per un cittadino britannico, scontarsi con la complessità e i tempi della burocrazia italiana. Ad esempio, Invitalia ci chiede garanzie sulla solidità di chi ci finanzia, cioè la Deutsche Bank, che chiede a sua volta garanzie sui fondi di Invitalia. Tra l’altro, c’è anche chi rema contro», conclude Baldarelli, «visto che con il sito aquilano andremo a scompaginare il comparto della raccolta dei rifiuti elettronici». E ciò non sembra un particolare secondario.
Romana Scopano
©RIPRODUZIONE RISERVATA

