«Accuse ingiuste a di Orio confido in un esito favorevole»
L’AQUILA. In merito alla notizia pubblicata dal nostro giornale sul rinvio a giudizio dell'ex rettore Ferdinando di Orio dinanzi al tribunale di Rieti per abuso di ufficio, si registra un intervento...
L’AQUILA. In merito alla notizia pubblicata dal nostro giornale sul rinvio a giudizio dell'ex rettore Ferdinando di Orio dinanzi al tribunale di Rieti per abuso di ufficio, si registra un intervento del suo avvocato Giovanni Marcangeli. «Le accuse», dice il legale, «sono tutte da dimostrare e il rinvio a giudizio, pressoché scontato nelle udienze preliminari, non vuol dire condanna. L'acquisto da parte del di Orio in Antrodoco di un terreno, che da molti anni era in stato di abbandono e non più un campetto di calcio è avvenuto al prezzo di mercato richiesto dal comune e ritenuto congruo dall'Ufficio tecnico comunale. Il terreno in precedenza era stato ricompreso, con delibera consiliare, nell'elenco degli immobili comunali da alienare. Tutto si è svolto alla luce del sole con atti del Consiglio comunale e della Giunta e il professor di Orio, che poi non utilizzò più il terreno, ottenne tutte le necessarie autorizzazioni urbanistiche come è documentalmente comprovato».
«Il reperimento» prosegue, «di sedi universitarie, nelle settimane che seguirono la distruzione dell'Aquila e degli edifici di Univaq fu spasmodica. Tra l'altro gli organi universitari, facoltà di Medicina, Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione ed il Rettore che firmò le convenzioni, presero in considerazione le offerte del Comune di Antrodoco di alloggi per studenti e di Villa Mentuccia per la Fondazione e della società Antrodoco Terme di spazi per attività didattica avendo quest'ultima società dichiarato di avere un accreditamento con la Regione Lazio di Rsa per 20 posti letto indispensabili per il tirocinio degli studenti. Il trasferimento della sola Fondazione fu temporaneo e complessivamente il tutto si risolse con un nulla di fatto ed a costo zero per l'Università. Si continua ad addebitare al Rettore di aver fatto con grande impegno e sacrificio il proprio dovere nel momento più tragico della città e dell'Università, con decisioni necessariamente emergenziali, per assicurare la continuità delle prestazioni didattiche e la sopravvivenza della stessa Università».
«Tutti sanno», prosegue l’avvocato nella sua lunga nota, «che nell'ottobre 2009 il Rettore, il Senato Accademico, le Facoltà il Consiglio di Amministrazione e gli uffici tecnici ed amministrativi, assicurarono la ripresa delle attività universitarie, con soluzioni adeguate e funzionali che consentirono di evitare il crollo delle iscrizioni».
«Se tutto questo è abuso di ufficio» conclude,«e se le vicende e le decisioni drammatiche ed urgenti dell'immediato post terremoto debbono essere giudicate con la logica e con lo sguardo all'attualità, allora alziamo le mani, non senza lasciare però il giudizio ai cittadini ed agli studenti e non a chi ha fatto dell'odio e della persecuzione giudiziaria verso il rettore, un obiettivo fisso. Confido in un esito favorevole del processo».
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