Acqua nei polmoni, il 51enne è annegato

19 Ottobre 2019

D’Orazio caduto nel Giovenco o spinto da qualcuno, attesi gli ultimi risultati del Ris. Gli investigatori lamentano omertà

SAN BENEDETTO DEI MARSI. C’era dell’acqua all’interno dei polmoni. Segno che la morte è sopraggiunta per annegamento. È quanto emerge dalla relazione medico-legale riguardo all’autopsia eseguita sul corpo di Collinzio D’Orazio, il 51enne di San Benedetto dei Marsi trovato morto in circostanze misteriose nel fiume Giovenco, dopo un mese di ricerche. L’uomo era scomparso il primo febbraio.
Un nuovo, importante particolare si aggiunge alle indagini dei carabinieri di Avezzano e San Benedetto dei Marsi mirate a fare luce sulla fine dell’uomo. Un particolare che apre diversi scenari sul giallo del Fucino, sul quale indaga per omicidio la Procura di Avezzano (a settembre il pm Lara Seccacini ha prorogato le indagini di sei mesi in attesa degli ultimi referti in mano ai carabinieri del Ris di Roma).
Le ipotesi che emergono sono quindi diverse. Il 51enne potrebbe essere caduto accidentalmente nel fiume. Ma in quel caso non è chiaro come e perché si fosse allontanato così tanto dal centro abitato. Oppure potrebbe trattarsi di un gesto volontario, ipotesi categoricamente esclusa dai familiari e da coloro che lo conoscevano. Infine, ed è l’ipotesi a cui stanno lavorando gli inquirenti, potrebbe essere stato spinto da qualcuno proprio nel corso d’acqua che scorre alla periferia di San Benedetto dei Marsi, nel Fucino.
Sono stati eseguiti anche accertamenti scientifici sull’auto incidentata (un’Audi A3) e sui cellulari di due giovani del posto, gli unici indagati fino a oggi, per recuperare messaggi cancellati. Gli accertamenti riguardano infatti i telefonini sequestrati dai carabinieri a Fabio Sante Mostacci e Mirko Caniglia, i due 27enni di San Benedetto, gli ultimi ad avere visto Collinzio D’Orazio prima della scomparsa e ora accusati di abbandono di persona incapace.
L’esame medico legale ha fatto emergere anche la presenza di lesioni sul corpo dell’uomo. Non è chiaro però se siano precedenti alla morte o se dovute alla permanenza nel fiume per diversi giorni. Gli avvocati Antonio Milo, Mario Flammini e Franco Colucci, difensori dei due giovani indagati, che continuano a dichiararsi totalmente estranei alla vicenda, hanno nominato un consulente di parte, Giuseppe Calvisi, che ha assistito all’autopsia e che ha prodotto una relazione. Sul caso, il consulente della Procura, Cristian D’Ovidio, ha consegnato i risultati alla magistratura.
La famiglia del 61enne è assistita dall’avvocato Berardino Terra.
Sulla vicenda viene mantenuto il massimo riserbo, ma a più riprese gli investigatori hanno lamentato di essersi trovati di fronte a un muro di omertà. Perché c’è il sospetto che più di una persona sa e non parla. Come testimonierebbero alcune lettere anonime circolate nelle settimane successive al ritrovamento.
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