Acqua per il Fucino, la svolta è più vicina

29 Luglio 2021

Otto società ingegneristiche hanno risposto al bando, la commissione esaminatrice affiderà il progetto entro Ferragosto

CELANO. Il tanto sospirato impianto di irrigazione, che libererebbe gli agricoltori del Fucino dall’incubo della siccità estiva, potrebbe finalmente diventare realtà. La commissione, costituita da tre docenti universitari, che l’estate scorsa ricevette dall’Arap e dal Consorzio di bonifica Ovest l’incarico di scegliere, tra le otto società ingegneristiche che hanno partecipato al bando, quella cui affidare la redazione del progetto esecutivo dell’impianto, ha già completato il suo lavoro. L’affidamento dell’incarico dovrebbe avvenire a breve.
«Entro Ferragosto», assicura l’avvocato Antonio Morgante, direttore generale dell’Arap (Agenzia regionale per le attività produttive), «alla società scelta verrà affidata la progettazione. La consegna del progetto definitivo dovrà avvenire entro 90 giorni dalla stipula del contratto e di quello esecutivo entro 30 giorni. Successivamente indiremo la gara d’appalto per l’affidamento dei lavori, che, se non vi saranno intoppi burocratici, potrebbero partire già dall’inizio del 2022».
Una vicenda, quella dell’impianto irriguo del Fucino, lunga e tormentata. Nel gennaio 2018 l’Autorità di distretto Appennino meridionale, in collaborazione con Arap e Consorzio di bonifica, aveva fatto redigere un progetto di fattibilità tecnico-economico, che prevedeva, oltre all’impianto irriguo, anche una vasca di laminazione, lungo il fiume Giovenco, per far defluire in maniera programmata le acque di piena e un bacino di accumulo in quota delle acque sempre del Giovenco, oltre a una serie di infrastrutture per ridare impulso all’attività agricola. La spesa complessiva dell’intervento si aggirava sui 200 milioni. Aspettare di disporre di una simile somma prima di partire con i lavori, avrebbe significato rinviare alle calende greche la soluzione del problema dell’irrigazione nel Fucino. Disponibili c’erano solo i 50 milioni del Masterplan.
La Regione, per sbloccare la situazione, nel luglio 2019, decise di stralciare dal progetto l’impianto irriguo. Per non perdere il finanziamento, però, i lavori avrebbero dovuto essere appaltati entro il 2021. Rischio scongiurato, dato che a causa del Covid-19 la scadenza è stata prorogata di un anno. Il nuovo progetto dell’impianto, però, si differenzia da quello di fattibilità. Questo prevedeva un impianto di sollevamento, composto da sei pompe, dell’acqua del collettore centrale, a Borgo Ottomila. Impianto dal quale fuoriusciva una condotta che si diramava in due direttrici: una a servizio dei terreni all’interno del Bacinetto e l’altra a servizio dei terreni posti a nord del canale collettore e ad ovest di Borgo Ottomila. Complessivamente, la superficie servita dall’impianto si aggirava sugli 8.000 ettari. Particolari accorgimenti consentivano di individuare rapidamente eventuali perdite o malfunzionamenti e di intervenire tempestivamente.
«Col nuovo progetto», rivela il direttore generale Morgante, «l’impianto di sollevamento verrà accantonato e l’acqua, che attraverso una rete di distribuzione arriverà nei campi, verrà captata dalla sorgente di Venere, da una vasca di accumulo a monte di Pescina e dal Giovenco, qualora la portata del fiume lo consenta. La superficie servita si aggirerà sui 6.000 ettari».
Con tale impianto, non solo si risolverebbe i problema dell’irrigazione nel Fucino, ma si abbatterebbero anche i costi energetici e si sprecherebbe meno acqua.
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